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lunedì 13 luglio 2020
 
Canna libera
 

Canna libera, ecco l'inciucio

14/01/2014  La Lega, i grillini, Sel, il Pd. Si allarga e diventa trasversale che si batte per la legalizzazione delle droghe leggere.

“I tempi sono maturi” dice Pina Picierno, deputata del Pd e membro della segreteria di Renzi. Maturi per che cosa? Per un piano di investimento sul lavoro? Per una nuova legge elettorale? Per un progetto di alleggerimento del fisco? Macché: i tempi sono maturi per la legalizzazione della cannabis. Con lei Nichi Vendola, presidente di Sinistra-Ecologia e Libertà, numerosi deputati del Pd e persino l’assessore leghista lombardo Gianni Fava e il vice capogruppo alla Camera del Carroccio Gianluca Pini, che evidentemente hanno scambiato il Sole delle Alpi per una foglia di marijuana.
Da oggi anche la “regal Torino” fa parte del gruppo. Il consiglio comunale ha approvato un documento sulla legalizzazione delle droghe leggere con 15 voti a favore (Sel, mezzo Pd, Idv e 5 Stelle) e un astenuto, il sindaco Piero Fassino. Torino fa da apripista ed è possibile che altri Comuni escano allo scoperto per imitazione, come in un effetto domino. Tutti a osannare la strada luminosa del governo dell’Uruguay, che recentemente ha legalizzato la produzione e il commercio della Cannabis.

In Italia l’Urugay è diventato un faro di civiltà per tutto l’Occidente. Todos tupamaros della canna libera, anche nel nostro Paese. O aspiranti cittadini del Colorado, dove da quando è passato il referendum per la vendita di marijuana anche a scopo ricreativo, il numero di coffee shop ha doppiato i punti vendita Starbucks e i ristoranti di Mc Donald’s.
In questo clima di euforia antiproibizionista nessuno parla degli effetti deleteri della legalizzazione. Tutti a far finta di non sapere che la marijuana crea dipendenza e fa da ascensore per le droghe pesanti (il 96 per cento dei cocainomani abituali hanno iniziato con le droghe leggere), raddoppia il rischio di malattie psicotiche, crea lesioni permanenti al cervello, aumenta il rischio di incidenti stradali. Tutti a insinuare surrettiziamente la questione spacciandola per esigenze terapeutiche mediche (molto discutibili nella comunità scientifica e comunque che nulla hanno a che fare con le canne fumate da giovani e ragazzi). Oppure con la legge Giovanardi.
  Ad ammonire i politici sulle conguenze nefaste della legalizzazione sono scese in campo con un documento drammatico le comunità terapeutiche, da don Picchi a don Mazzi alla Comunità di San Patrignano (tutta gente che di droga, e soprattutto delle conseguenze della droga, se ne intende). O davvero qualcuno crede, come sostiene lo scrittore Roberto Saviano e altri tupamaros della canna libera, che legalizzando le droghe leggere si mettano in ginocchio le organizzazioni criminali che la spacciano e la diffondono, come nella Chicago degli anni ’20? Semmai, semplicemente, le mafie legalizzeranno i loro traffici sporchi, mantenendone il monopolio, come già fanno per mille altre attività legali.

Secondo il documento firmato dalle comunità terapeutiche la questione delle droghe leggere è affrontata con una “leggerezza, pressapochismo e mancanza di competenza” tali che da far pensare alla strumentalizzazione. Un sospetto da cui non riusciamo a liberarci, in un Paese che si trova in campagna elettorale perenne. Perché un conto è agire contro una legge liberticida e restrittiva che tiene imprigionati migliaia di ragazzi, cercando percorsi alternativi di recupero, reinserimento, cura e riabilitazione, e un altro è legalizzare tutto per tutti, con una scelta che procurerà solo qualche voto in più, ma soprattutto tanto dolore nelle famiglie.

 
 
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