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sabato 25 maggio 2024
 
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Carcere, quella città nascosta che quasi mai rieduca

17/04/2016  Attualmente sono 52.846 i detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 49.504 posti in 195 carceri nazionali. L’isolamento praticamente totale del detenuto dalla vita pubblica non ha avuto effetti positivi ai fini del buon recupero della persona. Occorre mettere chi è "dentro" in condizione di non scontare una doppia pena: quella della condanna legale e quella, una volta libero, del rifiuto sociale. Perché quest’ultimo è terreno fertile per i tanti casi di recidività.

«Il carcere è una città nascosta, molto spesso, al centro delle nostre città. Una città nascosta che non si guarda con piacere. Un luogo costruito per non avere rapporti con l’esterno». Luisa Prodi (vice presidente del Centro Nazionale del Volontariato) parla al Festival del Volontariato di Lucca di un tema tra i più scottanti nella rassegna di incontri in programma. Non potrebbe essere diversamente, considerata la situazione drammatica delle carceri italiane. l sovraffollamento carcerario degli ultimi decenni sembra si stia attenuando anche grazie agli interventi recenti del ministro della Giustizia Andrea Orlando e dall’intervento dalla suprema Corte costituzionale che ha cassato una legge restrittiva come la Fini-Giovanardi. 

Luisa Prodi, vice presidente del Centro Nazionale del Volontariato.
Luisa Prodi, vice presidente del Centro Nazionale del Volontariato.

Attualmente sono 52.846 i detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 49.504 posti a disposizione nei 195 carceri nazionali. Altro dato non trascurabile è la percentuale di stranieri facenti parte della popolazione carceraria circa 32% delle presenze totali. In Europa l’incidenza straniera si ferma al 14%. Capitolo particolarmente delicato e drammatico è quello riguardante i minori. I detenuti presenti negli Istituti penali per minorenni, prendendo i dati del 2015, sono 407, di cui 168 (il 41%) stranieri. Tra i detenuti presenti, sono 175 quelli in attesa di giudizio, vale a dire circa il 43% del totale. Altro settore particolarmente problematico è quello relativo alle mamme detenute bambini che scontano la pena insieme alle loro madri. 

«L’isolamento praticamente totale,- continua Luisa Prodi- , del detenuto dalla vita pubblica, dalle persone esterne, ha avuto effetti positivi, utili, ai fini del buon recupero della persona e del suo reinserimento nella società ? A detta degli esperti in materia, sembra di no. L’efficacia sembra molto bassa. La legge, che chiede nello stesso tempo di punire e riinserire il detenuto, non ha funzionato con questo modello». Le statistiche ci trasmettono un’ alta percentuale di recidivi tra coloro che escono dagli istituti di pena. Il carcere molto spesso cronicizza e/o peggiora la situazione culturale di un detenuto. Un cambiamento nel modello detentivo e di recupero sembra ormai assolutamente necessario. E’ già iniziato il percorso tra chi opera a stretto contatto con il mondo delle carceri, per ripensare la forma, il modo, il come scontare una pena, per poter far rientrare una persona nella società con strumenti nuovi. 

«La misura penale,- aggiunge la Prodi -, deve essere affiancata da misure rieducative e riassociative che includano l’aumento dell’inclusione sociale. Occorre un cambio di prospettiva culturale che permetta di investire più risorse verso percorsi formativi che incentivino misure di vario tipo su percorsi con esecuzione penale esterna». Serve una nuova concezione dell’esecuzione della pena, orientata al rispetto della dignità umana, migliorando la condizione di vita dei detenuti senza metterli in condizione di scontare una doppia pena: quella data dalla sua condanna legale e quella, una volta libero, del rifiuto sociale. Quest’ultimo è terreno fertile per i tanti casi di recidività.

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