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venerdì 21 febbraio 2020
 
 

Carcere, solidarietà "alla moda"

02/07/2010  San Vittore lancia una linea d'abbigliamento casual. Il progetto è finalizzato al recupero dei giovani detenuti attraverso un'esperienza lavorativa durante e dopo lo sconto della pena.

Il giovane detenuto che ha vinto il concorso per il miglior logo della nuova linea di moda all'interno del carcere di San Vittore.
Il giovane detenuto che ha vinto il concorso per il miglior logo della nuova linea di moda all'interno del carcere di San Vittore.

     “Vestiti, usciamo!”: un invito alla voglia di vivere,  alla spensieratezza. Ma da oggi anche un buon progetto, un’opportunità di lavoro per i giovani detenuti ed ex detenuti del carcere di San Vittore che a partire dal 2011 realizzeranno una linea d’abbigliamento casual, ispirata alla vita carceraria e al desiderio di libertà. E parte del ricavato delle vendite sarà destinato a sostenere progetti di recupero per i carcerati.


     L’iniziativa, nata da un’idea della cooperativa sociale Angelservice, della società di comunicazione ContattoC e dell'agenzia pubblicitaria Lowe Pirella Fronzoni, è patrocinata dall’assessorato alle Aree cittadine e consigli di zona e da quello alla Famiglia, scuola e politiche sociali.

     Pantaloni, magliette e gadget hanno già un marchio, “Unkode" e un logo, una stella a 6 punte che riproduce la struttura a raggiera di San Vittore. L’ha realizzata un detenuto di 19 anni, vincitore del concorso (e del premio di 500 euro) che ha coinvolto i giovani del carcere milanese tra i 18 e i 21 anni in attesa del processo di primo grado.

     «È un’iniziativa importante perché collega il dentro e il fuori, creando un ponte tra i detenuti giovanissimi», ha dichiarato la direttrice di San Vittore Gloria Manzelli. «Soltanto nel 2009, su circa 8.000 persone entrate in questo carcere, 1.840 sono ragazzi tra i 18 e i 25 anni che hanno commesso un errore. Il progetto offre loro l’opportunità di un reinserimento lavorativo e sociale una volta scontata la pena». 

     È dello stesso parere don Gino Rigoldi, cappellano del carcere minorile Beccaria. «Chi esce dal carcere, se privo di casa e di lavoro, può ricadere nel mondo della deliquenza. A Milano c'è una società civile e vivace disponibile ad aiutarci: abbiamo bisogno di un progressivo reinserimento di questi ragazzi, attraverso passaggi che siano formativi e orientati a trovare lavoro. Quando riusciamo a offrire loro questa possibilità, la recidiva crolla».

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