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martedì 16 agosto 2022
 
 

Cardinale Scola: allarme ateismo

09/09/2013  L'arcivescovo di Milano presenta la sua nuova lettera pastorale: Il campo è il mondo. Anche tra i cristiani ambrosiani, il cardinale vede “il rischio di una sorta di ateismo anonimo, cioè di vivere di fatto come se Dio non ci fosse”, non per scelta ideologica ma per pigrizia intellettuale e pragmatico nichilismo.

«Non dobbiamo costruirci dei recinti separati in cui essere cristiani. È Cristo stesso a porre la sua Chiesa ed i figli del Regno nel campo reale delle circostanze comuni a tutti gli uomini e a tutte le donne». Con queste parole il cardinal Angelo Scola apre l’anno pastorale della Diocesi di Milano nel giorno della Natività della Beata Vergine, patrona del Duomo, e del rito di ammissione dei candidati al diaconato e al presbiterato. «Non più bastioni da difendere, ma strade da percorrere incontro all’umano». È una Chiesa missionaria, che non sia vinta dalla «tentazione di ritirarci di fronte all’ampiezza e alla complessità», quella che è delineata nella tradizionale Lettera di inizio anno presentata oggi in Duomo. Eloquente fin dal titolo: “Il campo è il mondo”.

Arrivano alcune indicazioni alla diocesi: una Chiesa «che assomigli a una famiglia più che a un’azienda”, che eviti di annunciare un Vangelo «astratto, lontano dal quotidiano», che «valorizzi la vita ordinaria delle parrocchie, movimenti e associazioni secondo la pluriformità nell’unità». Secondo il cardinale Scola, il cattolicesimo popolare è vivo nella città ambrosiana (gli oratori che hanno accolto 330mila ragazzini quest’estate, il Fondo Famiglia e Lavoro, l’afflusso alla tomba di Martini), ma è chiamato a rinnovarsi, “a compiere tutto il tragitto che porta dalla convenzione alla convinzione, curando soprattutto la trasmissione del vitale patrimonio cristiano alle nuove generazioni”. L’invito alle parrocchie e alle realtà diocesane è a “non accontentarsi della ricchezza della propria comunità”, ma a confrontarsi con l’umanità di Gesù: «Dio ha voluto entrare nella storia come uno di noi e cambiare la vita degli uomini attraverso una trama di relazioni nata dall’incontro con Lui. Dopo l’incontro con Gesù di Nazaret, nulla fu più come prima nella vita dei discepoli».

In dialogo con tutti, come ha insegnato il cardinal Martini, “che ha osato confrontarsi con temi scottanti e interlocutori credenti e non credenti”. In quest’ottica, il mondo è “il campo di Dio, il luogo in cui Dio si manifesta gratuitamente agli uomini”, dove ciascun credente, lasciando perdere “i sentieri della condanna, del lamento e del risentimento”, è chiamato personalmente a “rimettere mano alla costruzione della città”. Non si può separare la fede dalla vita, “il mondo” è costituito dagli ambiti dell’esistenza quotidiana: famiglie, quartieri, scuole, università, lavoro in tutte le sue forme, modalità di riposo e della festa, luoghi di sofferenza, di fragilità, di emarginazione, luoghi di condivisione, ambiti di edificazione culturale, economica e politica, le “periferie esistenziali” richiamate da papa Francesco. In questi ambiti, “chi vuole essere l’uomo del terzo millennio?”

Anche tra i cristiani ambrosiani, il cardinale vede “il rischio di una sorta di ateismo anonimo, cioè di vivere di fatto come se Dio non ci fosse”, non per scelta ideologica ma per pragmatismo. La risposta che da Milano deve arrivare è quella di “un nuovo umanesimo, attraverso l’annuncio esplicito della bellezza, della bontà e della verità di Gesù Cristo”. Da qui deve partire la vocazione europea della città. Spiega il cardinale: «Se Milano saprà generare questo nuovo spirito, sarà in grado di affermarsi veramente come una metropoli europea. Milano come l’Europa patisce la modernità, viviamo scheggiati, come tante schegge che non trovano la meta. Edificare una civiltà con una cifra comune, questo è il compito del nuovo umanesimo».    

 
 
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