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martedì 22 settembre 2020
 
Famiglia, risorsa d'emergenza
 

Cari mamma e papà: da solo non ce la faccio, torno a casa da voi

28/01/2017  Secondo i dati Eurispes, il 14% dei giovani adulti usciti di casa è tornato indietro. Per molti è un senso di sconfitta, per altri la possibilità di ricaricare le pile per provarci un’altra volta. Il rapporto è la conferma che la famiglia c’è, è solida, e rimane capace di accogliere anche i fallimenti dei propri figli. Oltre a essere la denuncia di un meccanismo sociale ormai pervertito, che rende sempre più difficile, per un giovane, costruirsi un progetto di vita e di futuro.

Nella letteratura internazionale si chiamano “boomerang families”. Sono le famiglie in cui i figli giovani, dopo aver vissuto fuori casa per diversi anni, magari lavorando, magari anche da sposati, tornano nella propria famiglia di origine, dai propri genitori. Ed è uno dei dati più rilevanti del Rapporto EURISPES 2017 presentato ieri (26 gennaio) a Roma: il 14% dei giovani usciti di casa è tornato indietro. Nessuna sorpresa, per chi vive la vita quotidiana del nostro Paese, per chi prende il tram, l’autobus, la metropolitana. Per chi frequenta i supermercati (e più spesso i discount). Tutti conosciamo personalmente famiglie in cui un figlio o una figlia adulti sono rientrati a casa, per i più svariati motivi: perché la convivenza o il matrimonio non sono andati bene, perché il lavoro temporaneo o “a progetto” su cui si faceva affidamento si è rivelato solo un lavoro precario, perché i costi della casa e del vivere autonomi si sono rivelati più impegnativi del previsto, perché quel lavoro mirabolante promesso all’estero si è rivelato una fregatura, né più né meno di quanto non succeda anche nelle nostre città.

 

I dati Eurispes non danno informazioni sul perché questi ragazzi tornano a casa, né si possono immaginare i sentimenti che sperimentano. Per molti sarà un senso di sconfitta, per altri sarà la possibilità di ricaricare le pile per provarci un’altra volta, per altri ancora sarà la conferma che “per noi giovani non c’è rimasto più niente, là fuori”… E come reagiranno i genitori? Quanti saranno in difficoltà economica, per questo rientro di un figlio? Quanti cederanno alla tentazione di considerare questo rientro come la conferma che “il mio bambino avrà sempre bisogno di me?” Quanti diranno: “Te l’avevo detto che non ce l’avresti fatta, con quello lì, o con quel progetto di lavoro”?

 

Però i dati Eurispes confermano che la famiglia c’è, solida, come risorsa d’emergenza, e che rimane capace di accogliere nuovamente anche i fallimenti dei propri figli. Il che dice anche della pressoché totale assenza di “reti di protezione” pubbliche, per i giovani, per chi ci prova, per i nuovi progetti familiari e imprenditoriali dei giovani. Se non ce la faccio, dove sbatto la testa? Chi mi darà una nuova possibilità? Non certo le banche (“prova a chiedere un mutuo a 25 anni!”): non certo la politica (quanto si parla di pensioni e quanto di giovani?); non certo le imprese (che al massimo mi offriranno uno stage non retribuito). E allora torno da mamma e papà. E mamma e papà accolgono comunque questo figlio-boomerang che rientra, pur sapendo che non è giusto che la vita vada così, e che invece un figlio deve poter volar via, come “le frecce dall’arco” di quella famosa poesia di Gibran.

 

Quindi il dato EURISPES è la denuncia di un meccanismo sociale ormai pervertito, che rende sempre più difficile, per un giovane, costruirsi un progetto di vita e di futuro. Ma in tal modo è la società stessa che non trova più le risorse per rinnovarsi, per l’innovazione, per la costruzione del futuro dell’Italia. E, al di là di interventi estemporanei e di bonus più o meno azzeccati, la domanda rimane: che posto ha il futuro dei nostri figli nell’agenda politica del Paese?

 

Francesco Belletti, direttore Cisf (Centro Internazionale Studi Famiglia)

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