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martedì 28 giugno 2022
 
 

Carlin Petrini: «Per il Papa non c'è vera ecologia senza giustizia sociale»

15/12/2016  Il messaggio della Laudato si’ non è solo un invito a un corretto rapporto con il creato. Sull’esempio del poverello di Assisi, Francesco si batte per un nuovo umanesimo che ponga al centro natura e poveri. La tutela dell’ambiente e la difesa del clima non possono prescindere dalla difesa dei diritti di tutti

A un anno e mezzo dall’uscita della Laudato si’ di papa Francesco, alcune riflessioni sull’importanza di questo documento sono d’obbligo sia per l’impatto che esso ha avuto sul mondo cattolico sia per quello che, a livello internazionale, ha rappresentato e rappresenta per l’universo laico e non cristiano. Per prima cosa penso che la portata storica di questo testo non sia ancora completamente emersa, che il mondo ne vedrà gli effetti pratici e l’impatto culturale ancora per lungo tempo e il suo lascito non si esaurirà nel breve periodo. Questo principalmente per tre motivi.

Il primo è legato alla sostanza e al contenuto del lavoro di papa Francesco, che non si limita a un generico richiamo alla necessità di intervenire per invertire le derive di un modello di sviluppo turbocapitalista che distrugge ambiente e socialità, ma al contrario introduce nel pensiero cattolico quello che è un concetto dirompente e radicalmente nuovo, quello di ecologia integrale. Le problematiche dell’annunciato disastro ambientale sono strettamente interconnesse con la vita di milioni di persone e in particolare dei più poveri, di coloro che sono e saranno soggetti a pagare il dazio più grave di questo insensato modo di gestire il nostro rapporto con la natura.

L’approccio dell’ecologia integrale ci dice che tutto si lega, che non ci si può occupare della situazione delle risorse naturali, della sostenibilità dei sistemi produttivi, della gestione della relazione dell’uomo con l’ambiente senza al tempo stesso occuparsi di giustizia sociale, di diritti, di costruzione di comunità umane armoniche ed eque. E proprio perché tutto è connesso, il messaggio della Laudato si’ rappresenta un tassello di quello che è un percorso fatto di altre grandi opzioni messe in atto da questo Pontificato: la posizione chiara e inequivocabile sul tema dei flussi migratori, l’istituzione dell’Anno della misericordia, la centralità politica dei poveri, la creazione della rete dei movimenti popolari. C’è una continuità e una linea tracciata.

In secondo luogo, la forza e la novità dell’ultima enciclica ruotano intorno a due cambi di visione: per i cattolici c’è un netto e forte superamento dell’antropocentrismo. L’uomo non può considerarsi al di fuori della natura, non c’è una dicotomia ontologica di fondo, parlare dell’uno signiƒca parlare dell’altro, l’uomo è innanzitutto natura. Per il mondo ambientalista e laico, invece, viene proprio rimesso al centro l’uomo, troppo spesso dimenticato: non esistono politiche ambientali senza giustizia sociale per tutti gli uomini, non c’è sostenibilità senza diritti realmente universali. Queste due chiavi di lettura, solo apparentemente in discordanza, rappresentano a mio modo di vedere la grande lungimiranza del messaggio di Francesco, la sua capacità di parlare a tutti e di toccare corde apparentemente differenti ma quanto mai consonanti.

Infiƒne il terzo punto. La forza della Laudato si’ è quella di saper richiamare a un tempo i governanti del mondo a prendere provvedimenti urgenti e a darsi strumenti di azione prima che sia troppo tardi (tanto è vero che si può onestamente riconoscere un primo risultato positivo negli accordi scaturiti dalla Cop21 di Parigi, tenutasi sei mesi dopo l’uscita dell’enciclica) e contemporaneamente a valorizzare elementi comportamentali e buone pratiche individuali, riconoscendo a essi una valenza politica generale.

Si tratta di un elemento di grande portata politica e di mobilitazione delle coscienze, che è quello che in qualche misura manca oggi alla politica “classica”. La capacità di avere una visione e di scendere nella vita quotidiana delle persone, la capacità di avere obiettivi alti da condividere partendo da buone pratiche diffuse e quotidiane di moltitudini di persone. Da questo punto di vista la valenza politico-spirituale è travolgente anche per un laico perché chiama le coscienze di tutti a confrontarsi sul bene comune.

Del resto sono convinto che questo sia alla base della visione del pontifiƒcato di Francesco sin dall’inizio, e lo dico ricordando la lettera che mi indirizzò il primo ottobre 2013, a soli 6 mesi dall’elezione.

Ancora nessuno immaginava l’uscita di un’enciclica come la Laudato si’, eppure citando le sue parole non si possono non cogliere elementi di anticipazione: «C’è tanto bisogno di persone e associazioni che favoriscono la coltivazione e la custodia del Creato», «occorre promuovere metodi di produzione alimentare in armonia con la natura» e, ancora, bisogna «far crescere il mondo con responsabilità, trasformarlo perché sia un luogo abitabile per tutti».

Questo mi porta a dire che questa visione è stato l’elemento distintivo di questo pontificato fiƒn dalla scelta del nome, Francesco, come il poverello di Assisi. Egli rappresentava infatti sette secoli fa una sorta di ecologia integrale ante litteram, nella visione del rapporto tra il creato e la dimensione di nuovo umanesimo che ponesse al centro i poveri e la natura. Fin dall’inizio probabilmente per Bergoglio era chiaro.

 
 
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