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martedì 21 settembre 2021
 
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«Carlo Acutis insegna che Dio è gioia e non ci vuole fotocopie»

10/10/2020  «La parola santità spaventa tutti, in particolare le nuove generazioni», spiega don Armando Matteo, docente di Teologia fondamentale alla Pontifica Università Urbaniana ed esperto di pastorale giovanile. «E se la giovinezza è il tempo in cui ciascuno è chiamato a capire su quale dono originale di sé investire, la santità va a promuovere l'esistenza, la rende ancora più viva. Tutto all'opposto di tristezza e musi lunghi»

Don Armando Matteo, 50 anni.
Don Armando Matteo, 50 anni.

«La parola santità spaventa tutti, in particolare i giovani». Non ha peli sulla lingua don Armando Matteo, docente di Teologia fondamentale alla Pontifica Università Urbaniana e per molti anni assistente nazionale dela Fuci, nell’affrontare il tema della santità giovanile contemporanea nell’approssimarsi della beatificazione del quindicenne Carlo Acutis, in programma sabato 10 ottobre ad Assisi. «Lui ripeteva che tutti siamo nati originali ma molti muoiono fotocopie: bisogna evitare di diventarlo. E se la giovinezza è il tempo in cui ciascuno è chiamato a capire su quale dono di sé investire, la santità va a promuovere la nostra esistenza, ci rende ancora più vivi e gioiosi, contrariamente alle idee diffuse nell’immaginario collettivo di santi tristi», sottolinea il teologo cinquantenne, profondo conoscitore delle nuove generazioni a cui ha dedicato numerosi saggi (fra i quali La prima generazione incredula, Tutti muoiono troppo giovani, La fuga delle quarantenni, L’adulto che ci manca, Tutti giovani, nessun giovane, Il postmoderno spiegato ai cattolici e ai loro parroci, Pastorale 4.0).

Nell’esortazione apostolica sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, Gaudete et exsultate (2018), Papa Francesco ha parlato dei «santi della porta accanto», proprio come Carlo Acutis, che nella semplicità della sua vita fra scuola, studio, sport, preghiera, amore a Dio e ai poveri, ha detto sì ogni giorno alla chiamata del Signore, fino ad accogliere anche quella leucemia fulminante che lo ha portato a spegnersi il 12 ottobre 2006. «L’appello alla santità è per tutti, come ribadisce nella sua normalità di ragazzo quindicenne, che amando Gesù ha accettato di donarsi completamente e così di essere una benedizione per gli altri», evidenzia il teologo. Lo hanno preceduto Pier Giorgio Frassati e tanti altri santi giovani in questo cammino.

Lo scorso anno il pontefice argentino, nell’esortazione apostolica post-sinodale ai giovani e a tutto il popolo di Dio Christus vivit, aveva indicato Acutis come esempio: «(…) è vero che il mondo digitale può esporti al rischio di chiuderti in te stesso, dell’isolamento o del piacere vuoto. Ma non dimenticare che ci sono giovani che anche in questi ambiti sono creativi e a volte geniali. È il caso del giovane Carlo Acutis. Egli sapeva molto bene che questi meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati, dipendenti dal consumo e dalle novità che possiamo comprare, ossessionati dal tempo libero, chiusi nella negatività. Lui però ha saputo usare le nuove tecniche di comunicazione per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza».

Proprio su «questa visione che Carlo aveva del digitale prezioso per l’evangelizzazione» don Armando Matteo individua «il legame straordinario fra il mondo della Chiesa e quello dei giovani. In un passato anche recente alcuni credenti e sacerdoti hanno guardato con sospetto e diffidenza a questi mezzi informatici, ma la pandemia ci ha “costretto” a utilizzarli in maniera più diffusa, scoprendo quanto possano favorire la comunione ecclesiale, lo stare insieme e anche il sintonizzarsi con le nuove generazioni». Del resto, insiste il teologo, «anche papa Francesco ha aperto il profilo Twitter, non ha paura dei selfie. I nativi digitali non sono stupidi, anzi vedono in maniera profetica cose che gli adulti non riescono a vedere. Carlo lo ha fatto già all’inizio di questo secondo millennio, quando il digitale era abbastanza inesplorato in ambito ecclesiale, mettendo a punto un aspetto del Vangelo che le comunità avevano messo nelle retrovie. Dobbiamo ribaltare la prospettiva anche come Chiesa non più adultocentrica – lo aveva intuito san Giovanni Paolo II istituendo le Gmg –, mettendo al primo posto i bambini, i ragazzi, che altrimenti rischiano di restare una minoranza scartata. Perché solo una società e una Chiesa che hanno cura dei giovani avranno un futuro».

Un’altra perla viene consegnata da Acutis ai coetanei: la bellezza della preghiera. «La Messa, l’adorazione eucaristica, la preghiera del rosario possono risultare realtà appannate in un contesto scristianizzato. Invece Carlo le vive come mezzi per mantenere il legame con Dio, amore che si esprime nella normalità del quotidiano e si declina nella cura, nella donazione di sé sulla scia di Gesù». Allora la logica della relazione ha la meglio «sul desiderio di affermarsi, di conquistare soldi e potere. Perché nel dare la propria esistenza si trova la vera felicità».

 

Eucaristia. La mia autostrada per il cielo. Biografia di Carlo Acutis

vota, segnala o condividi Carlo Acutis (1991-2006) era un adolescente del nostro tempo, simile a molti altri. Impegnato nella scuola, tra gli amici, grande appassionato di personal computers. Allo stesso tempo era un grande amico di Gesù Cristo, partecipava ogni giorno all'Eucaristia e si affidava alla Vergine Maria.

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