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Carlo Casini, la lezione di laicità in nome della vita

07/02/2024  Ritratto della figlia Marina del magistrato che dedicò tutta la sua esistenza alla difesa dei più fragili tra i fragili. Un volume ripercorre il suo pensiero ripubblicando tutti i suoi scritti apparsi sul periodico "Studi cattolici. Papa Francesco in udienza lo salutò così: «Gli auguro che quando il Signore lo chiamerà siano i bambini ad aprirgli la porta lassù»

Il volume che ripropone gli scritti di Carlo Casini.
Il volume che ripropone gli scritti di Carlo Casini.

Pubblichiamo ampi stralci dell'introduzione che Marina Casini, attuale presidente del Movimento per la vita, ha scritto sul padre Carlo, scomparso a 85 anni il 23 marzo 2020 nel volume edito dalla Ares La cultura della vita. Il libro ripropone tutti gli  articoli e i saggi pubblicati dal 1981 al 2018 nella rivista Studi cattolici.

 

di Marina Casini

Può essere utile richiamare brevemente, in primo luogo, le tappe fondamentali della vita di Carlo Casini. Egli nasce a Firenze il 4 marzo 1935, ottavo di nove figli; la madre è casalinga, il padre manovale delle ferrovie. La famiglia è unita e profondamente religiosa. L’infanzia e l’adolescenza sono segnate da dolorose prove: la morte del padre per un incidente sul lavoro, quando Carlo ha tre anni e mezzo; quelle, in tenera età, di un fratellino e di una sorellina; la guerra; la miseria con la quale la famiglia si trova a lottare dopo la morte del padre; una forma di nefrite acuta che colpisce Carlo, che tuttavia miracolosamente guarisce. Le difficoltà rafforzano la sua fede nella Provvidenza: «Il nome di Dio che la mia famiglia mi ha fatto conoscere», dirà più tardi in un’intervista, «è Provvidenza. Colui che provvede, per cui non ci si deve preoccupare del futuro». In effetti, i fratelli Casini studiano e si laureano brillantemente, le sorelle trovano un impiego. 

Fin dall’adolescenza, Carlo s’impegna come educatore, catechista, animatore di iniziative per ragazzi nella parrocchia della Madonna della Divina Provvidenza (la “Chiesina”) guidata dai padri Barnabiti e nell’Azione cattolica, di cui dal 1958 al 1964 è presidente diocesano e consigliere nazionale della Giac (Gioventù italiana di Azione cattolica).

All’Università di Firenze è allievo di Giorgio La Pira – con cui ha condiviso successivamente gli inizi della “battaglia per la vita” e a cui farà costante riferimento nel suo impegno pubblico –, si laurea in Giurisprudenza con una tesi dal titolo “La crisi del diritto nel sistema filosofico giuridico italiano”; relatore il professor Pietro Piovani, allievo di Giuseppe Capograssi.

Nel 1961, a ventisei anni, entra in magistratura. Nel 1964 sposa Maria Nitti; nascono quattro figli (Marina, Francesco, Donatella, Marco), a cui ben presto si aggiungono due nipoti (Benedetta e Donato) accolti come figli. Nel 1974 gli viene conferita dal ministero della Giustizia la medaglia d’argento al merito della redenzione sociale per l’assistenza ai detenuti e alle loro famiglie. Esercita la professione di magistrato con grande senso della giustizia, sempre accompagnata dalla misericordia e da una profonda attenzione alle persone e alle famiglie più svantaggiate.

In quegli anni, nell’esercizio della sua professione di magistrato, avviene il suo incontro con il dramma dell’aborto. Uomo di profonda spiritualità, vi scorge una “chiamata”: dall’attenzione per l’uomo ferito incontrato nelle aule di giustizia e nelle carceri, la sua sensibilità lo porta a rivolgere l’attenzione all’uomo minacciato, “invisibile” ma presente, nel grembo della madre. Da qui la decisione di entrare in politica, nel 1979, per difendere e promuovere il diritto alla vita di ogni essere umano, specie il più fragile; da qui il suo totale e generosissimo impegno nel Movimento per la vita, che contribuisce a fondare, di cui diviene da subito riferimento di spicco, e che poi ha guidato come presidente per ventiquattro anni, dal 1991 al 2015, con saggezza, coerenza, dedizione piena, nel quotidiano sforzo di contribuire alla costruzione della civiltà della verità e dell’amore. È parlamentare italiano per la Democrazia cristiana alla Camera dei Deputati dal 1979 al 1994 e parlamentare europeo dal 1984 al 2014 (eccettuato il quadriennio 1999-2003, nel quale torna alla sua professione di magistrato). Dal 2015 al 2020, anno della nascita al Cielo, è presidente onorario del Movimento per la vita.

La sua attività politica in Italia e in Europa è guidata da una duplice ferma convinzione: la questione della vita non è “una” delle molte questioni, ma “la” questione fondamentale e “questione sociale”, “epocale e planetaria”, che esige il coraggio di dare voce a chi non ha voce, e da cui derivano soluzioni e proposte per affrontare tutte le altre questioni; ed è, nonostante le apparenze, terreno di unità.

Contribuisce a fondare e diviene poi membro del direttivo di “Scienza & Vita”, del Forum delle associazioni familiari e del Forum delle associazioni e movimenti di ispirazione cristiana operanti nel campo socio-sanitario; è componente del Comitato nazionale di Bioetica e dello “European Group on Ethics”, e membro della Pontificia Accademia per la vita.

Dall’anno accademico 2002-2003 all’anno accademico 2016-2017 è docente presso l’Ateneo pontificio “Regina Apostolorum”.

Tra le iniziative che negli ultimi anni lo vedono convinto e determinato promotore vi è anche la grande mobilitazione popolare europea “Uno di noi”, in seguito alla quale nasce a Bruxelles il 4 settembre 2014 la Federazione europea per la vita e la dignità dell’uomo “Uno di noi”, da lui fortemente voluta e ancora oggi attiva e operante. Carlo ne è stato presidente onorario.

La luce del Vangelo e del Magistero della Chiesa illuminano costantemente il suo cammino. È vicino a tutti i Papi, che conosce personalmente, e a molti altri pastori della Chiesa italiana e mondiale. Tra le figure che più da presso lo accompagnano e sostengono la sua vocazione per la vita ci sono san Giovanni Paolo II, santa Madre Teresa di Calcutta, Chiara Lubich, Jérôme Lejeune. «Nelle iniziative nate dalla sua intuizione un vasto popolo di ogni provenienza sociale e di ogni età ha trovato una via di dedizione al prossimo»4.

Il 6 aprile 2014 papa Francesco, in apertura dell’udienza al Movimento per la vita italiano, lo saluta così:

Saluto l’onorevole Carlo Casini e lo ringrazio per le sue parole, ma soprattutto gli esprimo riconoscenza per tutto il lavoro che ha fatto in tanti anni nel Movimento per la vita. Gli auguro che quando il Signore lo chiamerà siano i bambini ad aprirgli la porta lassù!

 

Nell’ultimo tratto della sua esistenza affronta, assistito amorevolmente dalla moglie e dalla famiglia, la dura prova di una difficile malattia – la Sla diagnosticata nel 2017 – con la sofferenza che ne consegue, accolta sempre cristianamente e offerta per la Chiesa e per la causa della vita, come ha ripetuto finché la malattia gli ha lasciato voce. Nasce al Cielo a Roma il 23 marzo 2020.

(…) 

L’affermazione del diritto alla vita dei figli non ancora nati è, infatti, collocata in una prospettiva di progresso e avanzamento.

Proprio per questo, la presente pubblicazione non è pensata solo per chi ha partecipato in un modo o nell’altro alle vicende qui evocate e desidera ravvivarne la memoria, ma anche e soprattutto per i più giovani, che forse solo superficialmente o mai hanno sentito parlare delle grandi “battaglie per la vita”; che sono nati nel vigore della legge sull’aborto e non ne conoscono le origini, la reale portata, le implicazioni; che vivono quest’epoca complessa e travagliata cercando punti di riferimento e strumenti per smascherare bugie e contraddizioni; che vogliono comprendere il significato autentico dei diritti dell’uomo e arrivare all’essenza del principio di uguaglianza; che non vogliono rinunciare alla nobiltà della politica; che sperano ancora in un’Unione Europea fedele alla sua anima; che vogliono comprendere il significato della sessualità e della famiglia, del generare e dell’essere generati; che vogliono raccogliere le sfide lanciate sul terreno della bioetica e del biodiritto avendo tra le mani la bussola per orientarsi; che vogliono capire l’identità e la funzione del “Movimento per la vita italiano” e della Federazione europea “One of us”; che, insomma, vogliono vivere non solo per sé stessi, ma – come ha fatto Carlo Casini – soprattutto per un ideale alto capace di concretizzarsi nella realtà presente costruendo il futuro.

Carlo Casini (…) è convinto della necessità di costruire un concetto vero e nobile di laicità inteso come atteggiamento che cerca ciò che accomuna ogni uomo indipendentemente dal “credo” personale: ciò che definisce la laicità è il perseguire come obiettivo un valore comune (in questo senso laico) facendo ricorso come strumento di lavoro alla ragione (elemento comune, quindi laico). È dunque laico l’obiettivo primario di rispettare l’inerente e uguale dignità di ogni essere umano (principio base della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo) utilizzando la ragione come metodo comune di lavoro.

Questo concetto di laicità trova nella fede non un ostacolo, ma una risorsa aggiuntiva di energia e di chiarezza, perché l’intervento dei credenti riguarda direttamente ciò che accomuna tutti gli uomini. Estraniare la questione del diritto alla vita dalla politica è dunque un attentato alla laicità dello Stato, perché l’aborto, prima che un peccato, è un’ingiustizia, una lesione grave della società come tale, nella quale il precetto del non uccidere e il riconoscimento dell’eguaglianza di tutti gli esseri umani, la solidarietà verso le madri e la condivisione delle loro difficoltà, dovrebbero essere la base del bene comune.

Se un tempo era la fede che domandava protezione al potere politico, scrive Casini, oggi la dimensione religiosa offre sostegno e forza alla costruzione della società civile in nome dell’uomo e del bene comune. Ricordo una sua frase:

A chi contrasta i cristiani dicendo che essi pretendono di imporre la loro fede con la forza della società civile, bisogna rispondere che sta accadendo proprio il contrario: è giunto il tempo in cui la società civile ha un bisogno estremo della forza della fede cristiana per ritrovare sé stessa, per essere, semplicemente, una società civile.

(…) Il primo passo è rendere visibili i non nati – invisibili per il nascondimento nel grembo materno e per l’assenza nelle primissime fasi, di forme esteriori umane – anche attraverso la parola, collocandoli nelle categorie visibili dei bambini, dei poveri, dei fragili, degli indifesi. L’identità umana del concepito colloca l’istanza della sua difesa nello spazio della laicità e acquista la forza attualissima del principio di uguaglianza: l’impegno per la vita dei non nati si inserisce nel moto storico che nel corso dei secoli ha liberato dalla soggezione intere categorie di esseri umani in nome dell’uguale dignità umana. In questo cammino di liberazione dei non nati dalla “cultura dello scarto” è indispensabile l’apporto della popolazione femminile: occorrono operazioni culturali che, invocando il diritto di non discriminazione sia per la donna sia per il bambino, facciano emergere l’alleanza tra la donna e il figlio che porta in grembo. La particolarissima e speciale condizione della gravidanza implica che nella concretezza di un rischio di aborto si punti al massimo sulla collaborazione della madre, e non è detto che la sanzione penale sia l’unico modo per ottenere un’efficace collaborazione nella direzione della prosecuzione della gravidanza: vanno individuati strumenti per la protezione del non nato che in maniera chiara e inequivocabile suscitino la collaborazione della madre e del contesto in cui essa vive.

 

 

 
 
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