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martedì 06 dicembre 2022
 
Musica
 

Carmen Consoli: "Quando mio nonno dal Veneto andò in Sicilia in cerca di fortuna"

25/07/2022  La cantautrice è stata premiata a “Voci per la libertà – Una canzone per Amnesty”, lo storico festival che unisce musica e diritti umani che si è svolto a Rosolina Mare (Rovigo) con la canzone "L'uomo nero". Ecco cosa ci ha raccontato L’artista siciliana ha ricevuto il Premio Amnesty International Italia 2022 nella sezione Big, grazie al brano “L’uomo nero”. È la sua seconda vittoria, che coincide con la ventesima edizione del Premio e con la venticinquesima del festival che lo ospita

Sola con la sua chitarra, Carmen Consoli ha infiammato il palco di Rosolina Mare dove si è esibita in quanto vincitrice del Premio Amnesty International Italia, la storica manifestazione che coniuga musica e diritti umani e a cui ha partecipato in giuria anche Famiglia Cristiana, con il brano “L’uomo nero”. Prima del concerto, Carmen ha parlato con passione al pubblico e agli addetti ai lavori venuti ad ascoltarla di questa “canzoncina nata ai piedi dell’Etna” che con sarcasmo si scaglia contro le dittature, partendo dalla sua infanzia, «da mio nonno che si chiamava Toffolo e che dal Veneto è andato fino in Sicilia per cercare fortuna, una terra dove fin dai tempi di Federico II ha sempre cercato di riunire i popoli che arrivavano da altre parte e dove lui infatti si trovò benissimo. Ora a me viene in mente una frase di Francesco Bacone: “Il dominio dell'uomo consiste solo nella conoscenza: l'uomo tanto può quanto sa”. Un popolo che non fa della conoscenza il nutrimento dell’anima è destinato alla dittatura di cui parlo nella mia canzone, all’uomo nero che con fare da piacione promette di risolvere tutti i problemi».

Da parte sua, il portavoce di Amnesty International Riccardo Noury ha detto: “Siamo arrivati all’uomo nero dopo anni di narrazioni tossiche che hanno diviso questo paese, slogan faciloni come “prima gli italiani”, teorie come quelle che i diritti ad un certo punto finiscono, l’idea folle che i diritti si meritano comportandosi ‘bene’. Queste narrazioni dovrebbero produrre un senso di allarme, invece hanno prodotto l’idea che gruppi di persone sono considerate una minaccia da altri. I campanelli d’allarme servono e questo brano lo è. Ogni volta che lo si ascolta dovremmo pensare a che società vogliamo, una società basata sui diritti, favorita da una politica di coraggio. Perché una società basata sull’odio, sull’esclusione non ha futuro, ha solo passato e il passato è l’uomo nero”.

Due gli appelli di Amnesty International che accompagneranno i prossimi appuntamenti: quello di libertà per lo studente egiziano Patrick Zaki e la richiesta di proteggere i civili e fermare l’aggressione contro l’Ucraina. Il festival sostiene inoltre KidActions, un progetto, cofinanziato dalla Commissione europea, della durata di due anni che mira a diffondere consapevolezza su bullismo e cyberbullismo tra gli adolescenti attraverso metodi di educazione interattiva basati su dinamiche di gioco, all’interno di contesti di

Lorenzo Lepore, che ha vinto nella categoria “Emergenti”, con la canzone “Finalmente a casa”, sul dramma dei senzatettto, ha dichiarato: “Non sempre la gente ha voglia di ascoltare le storie, specialmente quando non sono propriamente allegre e spensierate. Il pubblico di Amnesty invece è entrato profondamente in questo brano facendosi travolgere da ogni sua sfumatura. Così che la storia di un senzatetto è diventata la storia di tutti. Dalla disillusione ironica di un "buongiorno" al gelo di una notte perfida.Mi auguro davvero che questa canzone possa diventare l'inno di un progetto che ho in mente da tempo. Un'organizzazione che restituisca la dignità a tutte quelle persone che non possiedono una casa. È un diritto inalienabile di tutti, spesso e volentieri dimenticato dalle istituzioni”.

 
 
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