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venerdì 18 giugno 2021
 
50 ANNI DALLA MORTE DI GUARESCHI
 

Caro don Camillo, quant’è grande “Mondo Piccolo”!

02/05/2018  Per gli appassionati di Giovannino Guareschi, il 2018 è un anno importante per la combinazione degli anniversari: 50 anni dalla morte (22 luglio 1968), 110 dalla nascita (1° maggio 1918) e 70 dalla pubblicazione della prima raccolta di racconti della fortunatissima serie "Mondo Piccolo - Don Camillo". Nel giorno del cinquantesimo anniversario dalla sua scomparsa, vi segnaliamo un'intervista a Davide Barzi, curatore dell’edizione a fumetti di “Mondo Piccolo - Don Camillo".

La copertina del n. 15, “Alla fiera di Milano”, dove i due protagonisti si avventurano per la prima volta nella grande città tanto cara a Guareschi (vi ambientò il suo primo romanzo, La scoperta di Milano, 1941)
La copertina del n. 15, “Alla fiera di Milano”, dove i due protagonisti si avventurano per la prima volta nella grande città tanto cara a Guareschi (vi ambientò il suo primo romanzo, La scoperta di Milano, 1941)

Può fare sorridere che proprio il cantore del “mondo piccolo” della Bassa continui a essere lo scrittore italiano più tradotto nel grande mondo globalizzato. E ora i suoi scritti risultano ancora più accessibile, grazie all’edizione completa a fumetti varata dall’editore ReNoir Comics. Un progetto originalissimo e di ampio respiro, giunto già al quindicesimo volume, coronato lo scorso anno con il Premio Fede a Strisce, e tradotto in Francia, Germania e Corea del Sud. Facile immaginare che allo scrittore emiliano, illustratore e vignettista a sua volta, l’impresa piacerebbe parecchio. Ogni volume è inoltre arricchito da introduzioni qualificate e dossier di approfondimento, che li rendono un’autentica “enciclopedia guareschiana”. Ne parliamo con Davide Barzi, sceneggiatore e curatore del progetto.

Cosa hai scoperto di Guareschi che non conoscevi?

«La percezione di Guareschi è spesso incrostata da una serie di opinioni e pareri che gli si sono attaccati addosso negli anni... conoscendo a fondo i suoi figli e il mondo dei lettori guareschiani, anch’io ho scardinato un bel po’ di pregiudizi e luoghi comuni. Ho scoperto un grandissimo scrittore che, pur facendo dei dialoghi una delle sue armi più importanti, possedeva una capacità visiva potentissima, che ben si prestava all’adattamento a fumetti».

Tutti i racconti di Don Camillo e Peppone, a fumetti. Com’è nato questo progetto così ambizioso?

«L’idea è di Giovanni Ferrario, art director di ReNoir Comics, con la quale avevo collaborato nel 2009 realizzando G&G, romanzo a fumetti dedicato a Giorgio Gaber che andò piuttosto bene. L’anno seguente Ferrario mi propose un adattamento completo e in ordine cronologico delle storie di Mondo Piccolo, diversificandosi così dai film, che non hanno sempre scelto gli episodi più rappresentativi. Gli eredi di Guareschi hanno apprezzato questa volontà di essere fedeli al testo originale e siamo partiti. Il progetto iniziale era una miniserie di 4 volumi, ma la risposta di vendite è stata talmente buona che siamo al quindicesimo volume. E si continua...».

Queste storie, a vederle illustrate, fanno percepire non solo i toni leggeri a cui ci hanno abituati le trasposizioni cinematografiche, ma pure un carico di dramma e di violenza.

«La narrazione di Guareschi era spesso modulata dalla cronaca locale o internazionale, e alcuni episodi contingenti diventavano ora un articolo per la rivista Candido, ora un episodio di Don Camillo. Per questa abbiamo voluto apporre prima di ogni racconto una nota che ne spiega il contesto, spesso necessaria per comprendere lo sfondo su cui Guareschi si muoveva. Inoltre abbiamo illustrato anche i nove racconti di Mondo Piccolo che non hanno per protagonisti Don Camillo e Peppone, vicende talvolta crude, ma che presentano temi cruciali della poetica guareschiana».

È difficile immaginarsi Don Camillo e Peppone con volti diversi da quelli di Fernandel e Gino Cervi, ma voi l’avete fatto. Un’altra scelta coraggiosa.

«Sì, fin da principio, abbiamo lavorato alla “distruzione” dell’immaginario cinematografico che – volenti o nolenti – abbiamo tutti in testa, e a una “ricostruzione” più fedele al testo guareschiano. I personaggi sono stati tutti ripensati, in base alle scarne ma efficaci descrizioni dell’autore, come pure grazie ad alcuni episodi e dichiarazioni. Sappiamo per esempio che Guareschi fece il provino cinematografico per interpretare Peppone, e questo ci ha autorizzati a ridisegnarlo con il suo stesso volto. Inoltre, poiché Guareschi diceva che don Camillo e Peppone erano due aspetti della sua stessa anima, abbiamo deciso che pure don Camillo dovesse somigliargli: è una sua versione più giovane e senza baffi, ma... sono entrambi Guareschi».

Anche l’ambientazione è diversa rispetto ai film. Non ci troviamo più a Brescello...

«...perché i racconti non sono ambientati lì, ma nel Borgo, una creazione guareschiana. Grazie alla collaborazione di Alberto e Carlotta Guareschi, nonché di alcuni soci del Club dei Ventitrè, abbiamo svolto un “viaggio sentimentale” andando a conoscere di persona, fotografando, abbozzando e ricostruendo quel patchwork di memorie che è il Borgo. Non si tratta di un singolo paese, ma di un insieme di suggestioni: la Rocca di Sissa, la chiesa di Fontanelle di Roccabianca, il Crocifisso della Colleggiata... Grazie al talento grafico di Werner Maresta abbiamo ricostruito una mappa ideale del Borgo, che abbiamo pubblicato nel primo volume».

Tante novità, ma anche una nota “classica”: la suddivisione delle vignette.

«Sì, la pagina è suddivisa in quattro strisce. Abbiamo voluto mantenere il sapore di una narrazione pulita e lineare, usando i toni di grigio – invece che il bianco e nero – per richiamare comunque il “sapore” della pellicola. Così piace anche ai lettori di Guareschi e agli appassionati dei film, che magari non hanno troppa confidenza con il mondo del fumetto. Devo dire che il ritorno è ottimo, abbiamo lettori di tutti i tipi e di tutte le età».

Un’altra caratteristica è la pluralità di disegnatori coinvolti.

«Nell’aprile 2011 eravamo quattro: Ennio Bufi, a oggi il nostro copertinista, Sergio Gerasi, Werner Maresta ed Elena Pianta. Trattandosi di un progetto così ampio serviva un turn-over, dunque continuiamo a fare scouting, miscelando in ogni volume giovani disegnatori e grandi come Claudio Villa o Giampiero Casertano, uno dei disegnatori più famosi di Dylan Dog».

Nel 2015 papa Francesco citò don Camillo come modello di parroco per la sua vicinanza alla gente e schiettezza nella preghiera. Tu come la vedi?

«Sono cresciuto da bimbetto con il parroco dell’oratorio che era un uomo da battaglia, stava con i bambini, costruiva, disboscava intorno all’oratorio... nel mio immaginario, il prete è quello lì. Anima e corpo dentro l’azione. È quello che si sporca le mani, uno dei pochi modi possibili per poter essere d’esempio. Attraverso questa modalità don Camillo, pur nei suoi eccessi, è un punto di riferimento per tutto il paese e non solo per i fedeli della parrocchia. Com’è possibile che, dopo 70 anni dal primo racconto, Guareschi lo avesse previsto tanto bene...?».

Oltre ai racconti di Mondo Piccolo, negli ultimi volumi avete cominciato a illustrare un altro capolavoro guareschiano: il Corrierino delle Famiglie.

«Dopo il nono volume, terminate le storie di Mondo Piccolo senza Camillo e Peppone che avevamo aggiunto a modo di appendice, ci siamo interrogati su come chiudere gli albi. Poi c’è stato un evento tragico, la morte di Carlotta Guareschi, in seguito alla quale Alberto mi inviò il racconto “Io vi salverò” che era stato letto al funerale della sorella. Ne fui commosso e proponemmo di adattarlo a fumetti, come omaggio a Carlotta. Da lì si è proseguiti, caratterizzando ogni episodio del Corrierino con delle tonalità a colori che mutano a seconda dell’atmosfera. Nel quindicesimo volume, poi, sono presenti i racconti del Gazzettino di Roccapezza. Insomma, diamo la possibilità di immergersi sempre più a fondo nel mondo di Guareschi».

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