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sabato 24 ottobre 2020
 
Lettere a Francesco
 

«Caro Papa, ti scrivo...». E loro leggono

02/01/2016  Preti, suore ma anche mamme. Aprono la corrispondenza, la dividono e rispondono alle lettere, una per una. Perché lui ha voluto così: «Lo si fa con tutti, è vero?»

I sacchi arrivano su al mattino presto, terza loggia del Palazzo apostolico, uffici della Segreteria di Stato. Ci sono una porta e una scala che scende l’ammezzato, piano intermedio. Erano uffici sonnacchiosi, queste stanze dove ogni giorno si apre la posta indirizzata al Papa. Ma solo fino all’elezione di Jorge Mario Bergoglio, fino a quando il mondo intero ha scoperto la straordinaria empatia di papa Francesco, cioè la sua capacità di comprendere lo stato d’animo degli altri, che si tratti di gioia o di dolore, di immedesimarsi in esso, quasi che il Papa sentisse dentro di sé le emozioni di ogni persona.

Così l’ufficio postale di papa Francesco si è ingolfato a dismisura, prima ha raddoppiato e poi ancora di più, fino a che adesso le lettere che arrivano sono dieci o addirittura 15 volte superiori al passato. Al Papa scrivono tutti. Ma non solo chiedono, anzi spesso danno consigli su come guidare la barca di Pietro. E lui vuole che a tutti si risponda. Ma gestire un migliaio di lettere alla settimana, in tutte le lingue, anche se lo spagnolo sta al primo posto e l’italiano al secondo, scritte quasi sempre a mano con evidenti difficoltà di lettura, da gente diversissima, dai bambini ai nonni, dalle mamme in attesa ai detenuti di tutte le carceri del mondo, è un’impresa ardua e complessa, oltre che delicatissima.

Eppure sono queste stanze il “front office” della Chiesa di Francesco, “l’ufficio davanti”, il più importante per lui tra tutti quelli della Curia romana. Lui ha fatto la rivoluzione quando un giorno, poco dopo essere stato eletto, uno dei dirigenti dell’Ufficio corrispondenza ha visto aprirsi una porta e ha notato una mano e una manica bianca che si affacciavano sull’uscio. Il rinnovamento è passato per lo scompiglio semantico. Non più Sommo Pontefice, ma papa Francesco, basta con la terminologia barocca e altisonante sul Santo Padre che ringrazia e benedice.

Bergoglio è diventato l’amico di penna. Al mattino si aprono le lettere che vengono divise per lingua e poi per argomento e poi per categoria degli scriventi. Sono i bambini che scrivono di più e mandano disegni, collage, pupazzi di pezza. C’è una squadra di mamme che si occupa delle lettere, ci sono suore e sacerdoti, volontariato al servizio della penna del Papa, perché lui da solo non ce la farebbe.

C’è uno staff che ragiona su quelle più difficili, sui consigli da dare, sulle persone da mettere in moto nelle diocesi e nelle parrocchie dalle quali provengono, perché Bergoglio ha voluto così. Un giorno si è presentato per rassicurarsi: «Si risponde a tutti, è vero?». E ogni settimana qualche lettera finisce sulla sua scrivania a Santa Marta. Sono quelle più intime, quelle alle quali il Papa risponde personalmente. A volte decide di telefonare a chi gli scrive, oppure rimanda indietro con indicazioni precise. La gente scrive al Papa perché si fida di lui, e anche perché non si fida degli altri. Racconta il proprio dramma di indigenza, lavoro perso, affitto da pagare, figli da crescere. Dal Vaticano contattano parroci e Caritas e la gente capisce la cifra dell’empatia del Papa. Gli scrivono perché è simpatico e dalla risposta si capisce che c’è qualcosa che ha a che fare con la condivisione della vita di ognuno.

Le lettere dei bambini sono una miniera di affetto. Alessandra Buzzetti, giornalista del Tg5, ne ha raccolte alcune nel libro Letterine a Papa Francesco (Gallucci Editore). Mancano le risposte, ma padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica, rimedierà quando in primavera verrà pubblicato negli Stati Uniti un libro che contiene le risposte autografe del Papa ai suoi amici di penna. Passare una mattina nelle stanze del “front office” di Bergoglio è come affacciarsi sulla vita intima, affidata alla carta, a matite, a francobolli, strumenti desueti, praticamente dismessi.

I bambini sono incredibili. Lo invitano a fare merenda con pane e Nutella, ad andare a trovarli in parrocchia, a fermarsi a casa loro: «Potresti dormire nella casa del parroco se ti va, altrimenti c’è posto a casa mia».

Nel libro la più bella è la lettera di una bimba che racconta del catechismo: «Facciamo le Messe spesso e tu saresti perfetto come sacerdote». Ci sono il dolore che commuove fino alle lacrime e l’allegria che spinge alla risata. Un bambino lo consiglia di vestirsi come san Francesco e per essere più chiaro gli manda un pupazzo con il saio e la croce di legno. Nulla viene perso, tutto viene archiviato, compresi i biglietti che la gente getta nella papamobile. Se c’è un indirizzo arriverà una risposta.

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