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mercoledì 15 luglio 2020
 
INTERVISTA
 

Caro Renzi, se colpisci le Fondazioni colpisci i deboli

20/11/2014  Suor Giuliana Galli,consigliera della Fondazione San Paolo: "Aumentare le tasse sui nostri enti significa penalizzare chi ha gestito al meglio il patrimonio della comunità e tagliare i fondi per chi ha bisogno"

Giuliana Galli, 79 anni, è una religiosa delle Suore di San G.B. Cottolengo, che alterna il lavoro con la onlus Mamre di sostegno etnoclinico ai migranti e rifugiati a quello come consigliera della Fondazione Compagnia San Paolo di Torino. In questa veste, definisce «grave e ispirata da motivazioni ridicole» la clausola della Legge di Stabilità che aumenta le tasse sulle 88 fondazioni bancarie italiane. «Ci ripensi», chiede rivolgendosi a Renzi, «altrimenti a rimetterci saranno i cittadini più deboli, la cultura italiana e i progetti di solidarietà in Africa e nei paesi poveri». Vediamo perché.  
Qual è il ruolo delle fondazioni bancarie?
"Sgombriamo subito il terreno da un equivoco: le fondazioni sono dette di origine bancaria da quando, nata negli anni Novanta, Ciampi e Amato separarono le rispettive funzioni di banche e fondazioni. I due istituti, banca e fondazione, si differenziano per il loro ruolo: creditizio il primo, erogazione di contributi in senso stretto e finanziamento di progetti sociali il secondo".
Da dove le fondazioni prendono i soldi?
"Dalle banche, alle quali hanno conferito parte del patrimonio, e da investimenti oculati e attenti a non rischiare il denaro della collettività. Tramite le fondazioni bancarie, l’economia sociale non profit può contare su un robusto polmone, fondamentale per lo sviluppo del terzo settore e come sostegno alle fasce deboli".  
Nel concreto, di quali progetti parliamo?
"Politiche sociali, cultura, cooperazione, ricerca e istruzione, sostegno agli atenei. La Fondazione Compagnia di San Paolo ha un ruolo decisivo nel sostenere il welfare locale; per il 2014, nonostante la depressione economica, abbiamo stanziato 150 milioni di euro per la collettività. Vuol dire finanziamento di progetti d’aiuto alle famiglie in difficoltà, ai migranti, ai carcerati, ai bambini, all’housing sociale, a chi vorrebbe avviare attività ed ha bisogno di un microcredito. Progetti piccoli e grandi, dal corso per patente da camionista che ha appena permesso ad un ragazzo torinese di trovare lavoro, alla solidarietà internazionale; dal restauro delle Residenze Sabaude al sostegno a compagnie teatrali di giovani. Tutto ad una condizione: non soldi a pioggia, ma solo a progetti selezionati da persone competenti, in modo che il denaro sia speso al posto e al momento giusto e produca sviluppo".  Quali sono le novità ipotizzate per la Legge di Stabilità?
"I dividendi non tassati delle fondazioni scenderanno dall’attuale 95% al 22,26% sia per l’anno in corso che per i futuri. A livello nazionale, se si tiene conto anche della crescita dell’aliquota sui rendimenti finanziari di altro tipo, la stima dell’imposizione sulle fondazioni sale a 360 milioni di euro nel 2015, contro 170 nel 2013. Centonovanta milioni in meno per le erogazioni sociali. Paradossale è che questo aumento di imposte riguarda istituzioni senza fini di lucro che per legge e per statuto sono a sostegno della collettività. Lo “scout al Governo”, che diceva che il non profit dovrebbe essere chiamato Primo e non più Terzo settore, si rende conto di chi ci rimetterà?"  
A suo avviso, qual è la ragione di questa scelta?
"
I nostri vecchi dicevano che quando il formaggio è spesso, si grattugia più facilmente. Servono soldi e si prendono dove è più comodo. È troppo difficile, per esempio, recuperarli dall’evasione fiscale? Nella storia della Compagnia di San Paolo, iniziata nel 1563, tante volte i potenti di turno hanno attinto a questo patrimonio. Si castiga chi fa bene la sua parte: evidentemente non importa sapere che patrimonio della comunità, gestito bene – meglio di tanto pubblico puro – e con ricavi che ritornano interamente alla collettività. Con questa scelta, il Governo porta siccità dove servirebbe la pioggia".
Lei è una suora, come vive la sua vocazione in questo ambiente?
"Vocazione o non vocazione la gestione del denaro è di tutti da quando il baratto è fuori corso. Gesù, nella Parabola dei Talenti, chiede di investire il denaro che affida ai suoi servi. Io non mi sento fuori posto in quest’ambiente quando vedo che il nostro lavoro, onesto e oculato, serve ad aiutare altri".  

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