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martedì 28 giugno 2022
 
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"Carta di Milano, un'occasione persa"

16/10/2015  La Caritas boccia il documento di intenti per sconfiggere la fame del mondo consegnata a Ban Ki-moon. Sferzante il giudizio del presidente di Caritas Internationalis Michel Roy "E' una carta scritta dai ricchi per i ricchi".

(In queste foto: alcuni momenti della manifestazione Cibo dello Spirito a Expo Milano 2015 dell'uno settembre scorso, quando i rappresentanti delle maggiori religioni mondiali hanno firmato la carta di Milano)

Un’occasione persa. Nel giorno in cui Expo festeggia i 20 milioni di biglietti venduti, arriva la bocciatura di Caritas per la Carta di Milano, che raccoglie le riflessioni scaturite dal tema alla base dell’Esposizione
universale, “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. Presentato al Palazzo di Vetro di New York a settembre, firmato ieri da 113 sindaci di tutto il mondo (New York, Mosca, Parigi, Londra, Barcellona), il documento viene consegnato oggi al segretario dell’Onu Ban Ki-moon nel capoluogo lombardo. A chi lo sottoscrive chiede di assumersi le proprie responsabilità nel garantire l’accesso al cibo per le generazioni del futuro. «È una Carta – dice Michel Roy, segretario generale di Caritas Internationalis – scritta dai ricchi per i ricchi, quindi un testo parziale, per i destinatari e i contenuti. Non si sente la voce dei poveri del mondo, né di quelli del Nord, né di quelli che vivono nel Sud del pianeta». 

«Manca di mordente e offre un approccio limitato». Perché indica un problema – la fame nel mondo – tutto sommato noto, ma non mette a fuoco le cause e quindi le soluzioni. Contiene una nobile e giusta esortazione a evitare gli sprechi, ma dove si parla di «speculazione finanziaria, accaparramento delle terre, diffusione degli ogm, perdita della biodiversità»? Da nessuna parte, così come «sono trascurati clima, Borse e speculazioni finanziarie sul cibo, acqua, desertificazione e biocombustibili».  Caritas è stata coinvolta nella redazione della Carta: «Siamo stati chiamati a partecipare alla sua stesura – spiega Luciano Gualzetti, vicedirettore di Caritas Ambrosiana e vicecommissario del padiglione della Santa Sede – ma dobbiamo constatare che il risultato non ha tenuto conto dei nostri suggerimenti, probabilmente per salvaguardare certi equilibri». Prova a salvarne «l’utilità a sensibilizzare i cittadini sul tema, un punto di partenza», ma il giudizio rimane «insufficiente».

Eppure, nei mesi di Expo, la Chiesa cattolica ha offerto alla riflessione mondiale un documento proprio sul tema del cibo e del Pianeta, l’enciclica di Papa Francesco. In suo confronto, Roy vede tutti i limiti della sbiadita Carta di Milano: «La Laudato si’ – dice – mette in luce l’impatto del grande business, degli ogm, dello spreco e del consumismo sulla fame, richiamando ogni persona sul pianeta a prendersi cura della Terra e ad assicurarsi che i suoi frutti siano destinati a tutti. Gli sforzi per risolvere il problema della fame nel mondo devono basarsi sulla volontà di aggiustare strutture economiche e sociali ingiuste». Insomma, tutto ciò che manca nel documento “eredità” di Expo: «L’enciclica di Papa Francesco ci invita a cambiare il modello; la Carta di Milano no perché non sembra affrontare il ruolo fondamentale che la mancanza di giustizia svolge nel mantenere viva in molti paesi la fame. Riflette le vedute di paesi ricchi piuttosto che rappresentare i poveri del mondo».   Dal canto suo, Caritas ha cercato di portare all’Esposizione universale i temi veri di chi “non viene nutrito”, di un mondo di 7 miliardi di persone e che produce cibo per 12 miliardi, ma dove 805 milioni soffrono la fame. L’opera di divulgazione nel Padiglione della Santa Sede e nell’Edicola Caritas, i convegni, le iniziative speciali dal Refettorio Ambrosiano e la Mensa dei Popoli.

«Alla gente venuta all’Expo per divertirsi e fare festa – dice Roy – noi abbiamo posto domande e proposto riflessioni». Il 17 ottobre, ad esempio, sarà presentato il rapporto sulla povertà alimentare a Milano, in Italia e in Europa. Nello stand espositivo di Caritas (l’Edicola), l’ingiustizia sociale è denunciata da una scultura fatta da monete da 1 e 5 centesimi (240.000 per un valore 4.000 euro), metà delle quali compongono una torre: l’1% della popolazione mondiale ha infatti il 50% della ricchezza; gli spiccioli sparsi intorno (6%) rappresentano quelli in possesso dell’80% degli abitanti del pianeta. Secondo un rapporto di Caritas presentato all’Expo, sono tre le cause principali dell’insicurezza alimentare: la mancanza di risorse come la terra, i semi, i prestiti, l’accesso ai mercati per i piccoli agricoltori, una bassa produttività agricola e l’impatto del cambiamento climatico. «Il miglior modo per sconfiggere la fame – dice l’associazione – è aiutare i piccoli agricoltori, soprattutto nel tentativo di adattarsi al cambiamento climatico». Numerosi progetti sono stati attuati dalle Caritas locali per favorire l’accesso degli agricoltori a sementi, utensili, terre adeguate e mercati. Nella contea di Nithi in Kenya, Mugendi, un contadino, è stato testimone di cambiamenti nel clima della regione per molti anni.

«Piove meno, il clima è più caldo del solito, i cambiamenti atmosferici non sono più prevedibili», racconta. Queste trasformazioni lo hanno obbligato ad abbandonare la propria azienda agricola diversi anni fa e a cercare un lavoro altrove. Tuttavia, nel 2013 è riuscito a tornare alla sua terra dopo aver partecipato al programma della Caritas di Meru che aiuta i contadini ad adattare l’approvvigionamento alimentare al cambiamento climatico. Infine, Caritas Internationalis ricorda la campagna “Una Sola Famiglia, Cibo per Tutti” per mettere fine alla fame nel mondo entro il 2015 e affermare il diritto all’alimentazione oggi riconosciuto solo in 56 paesi (l’Italia dovrebbe aggiungersi a breve). «La campagna – dice Martina Liebsch – terminerà il 10 dicembre con una veglia mondiale, un modo per mantenere la solidarietà con i fratelli e le sorelle che lottano per avere abbastanza da mangiare. Invitiamo le comunità locali di tutto il mondo a unirsi a noi in preghiera per mettere fine a sovrastrutture ingiuste e per mettere fine allo scandalo della fame».  

 
 
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