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mercoledì 25 maggio 2022
 
Iniziative
 

«Grazie all'Italia nascono i Caschi blu della cultura»

17/02/2016  Intervista a Irina Bokova, direttore generale dell'Unesco, in occasione della costituzione del primo nucleo di quella che sarà una task force che interviene a difesa dei beni culturali nelle zone di conflitto, con il nostro Paese che fornisce i primi 60 esperti. «Moschee, chiese, sinagoghe, musei, biblioteche e monumenti sono luoghi che testimoniano la nostra capacità di vivere rispettandoci gli uni con gli altri: per questo sono bersaglio dei fanatici».

L'Italia va in prima linea nella difesa del patrimonio culturale mondiale messo in pericolo da catastrofi naturali, conflitti e terrorismo. Lo fa mettendo a disposizione dell'Unesco (l'agenzia delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura) l'esperienza e la competenza dei suoi Carabinieri e dei suoi esperti.

Nasce così una forza operativa d'urgenza pronta a intervenire, su richiesta dell'Unesco, per tutelare il patrimonio artistico in aree di crisi. La forza è formata da 30 militari e 30 civili, che però non interverranno durante i conflitti, ma solo in seguito. Questa “task force” può essere il primo nucleo di quei Caschi Blu della cultura proposti dall'Italia all'Unesco nel novembre del 2015.

E' anche prevista la creazione a Torino di un centro di formazione per l'economia della cultura, sotto gli auspici dell'Unesco. La firma degli accordi fra il Governo italiano, il Comune di Torino e l'Unesco si è svolta a Roma, nella splendida cornice dei saloni delle Terme di Diocleziano, alla presenza di quattro ministri (Gentiloni, Pinotti, Franceschini e Giannini). Irina Bokova, Direttore generale dell'Unesco, ha salutato con “entusiasmo ed emozione” l'iniziativa dell'Italia che, a suo parere, “apre una nuova fase nella protezione dei beni culturali messi in pericolo dai conflitti e dal terrorismo”.

Bokova, 63 anni, bulgara, dirige l'Unesco dal 2009. In precedenza è stata parlamentare, ambasciatore a Parigi e ministro degli esteri. Il suo nome è nella lista dei possibili successori del segretario generale dell'Onu Ban ki-moon.

Signora Bokova, perché terroristi ed estremisti, in varie parti del mondo, si accaniscono non soltanto contro la popolazione civile ma anche contro monumenti, chiese e siti archeologici?
“Perché moschee, chiese, sinagoghe, musei, biblioteche e monumenti sono luoghi che testimoniano la nostra diversità culturale, la nostra capacità di vivere rispettandoci gli uni con gli altri, in un parola, la nostra tolleranza. Questi valori contrastano con la visione settaria del fanatismo estremista, che porta a perseguitare le minoranza etniche e religiose. Perciò gli attacchi a cui stiamo assistendo non sono casuali o danni collaterali dei conflitti in corso, si tratta invece di attacchi deliberati nei confronti del patrimonio culturale di tutta l'umanità”.

Dove ci sono state le devastazioni del patrimonio culturale riuscite a ricostruire?
 “Sì, lo facciamo dove possibile perché anche la ricostruzione di un monumento è una risposta agli estremisti. Non si tratta solo di ricostruire un bel monumento, ma è in gioco la tutela della nostra storia e dei nostri simboli. Dopo la guerra in Bosnia abbiamo ricostruito il ponte di Mostar e, nel 2015, abbiamo restaurato i mausolei distrutti a Timbuktu, in Mali, nel 2012. La ricostruzione di quegli antichi mausolei patrimonio dell'umanità è la prova concreta che il fanatismo non può avere l'ultima parola. Lo abbiamo fatto in Mali e siamo pronti a rifarlo altrove”.

La devastazione dei beni culturali va considerata come un crimine perseguibile dalla comunità internazionale?
“Sì, lo prevede l'articolo 8 dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale e l'impunità per i crimini di guerra contro il patrimonio culturale deve finire. Perciò mi sono complimentata con le autorità del Mali e del Niger che hanno trasferito alla Corte Penale Internazionale una persona sospettata della distruzione dei mausolei di Timbuktu. E' il primo caso del genere, perciò lo seguiamo con particolare attenzione. Questi criminali devono essere portati davanti alla giustizia. Rendere giustizia al Mali, alla sua identità e alla storia delle sue popolazioni equivale a farlo per tutte le donne e gli uomini del mondo”.

Come giudica l'impegno dell'Italia nella tutela dei beni culturali dell'umanità?
“Gli italiani sono dei campioni nella protezione del patrimonio culturale. Ricordo che il vostro Paese ha ben 51 siti considerati patrimonio mondiale e avete migliaia di esperti in missione in varie parti del mondo. In pratica, in quasi tutte le mie missioni all'estero, dovunque mi trovassi, ho incontrato almeno un archeologo o un restauratore italiano. L'Italia fa un lavoro straordinario e non posso dimenticare ciò che fanno i Carabinieri nel contrasto del traffico illecito di opere d'arte. Quello dei Carabinieri è un lavoro importantissimo, non solo perché ci restituisce tesori sottratti all'umanità, ma perché il traffico dei beni culturali serve per alimentare le finanze dei gruppi terroristici”.

 
 
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