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lunedì 15 agosto 2022
 
L'impegno della Chiesa
 

Case e parrocchie: Torino ospiterà oltre 400 profughi

18/09/2015  L'arcivescovo, monsignor Cesare Nosiglia, ha spiegato come verranno impiegate le offerte (1,2 milioni di euro) raccolte durante l'ostensione della Sindone, donate al Papa e resituite alla diocesi da Francesco. Ci saranno interventi anche a favore di famiglie italiane sfrattate e giovani che non trovano un lavoro.

Famiglie disagiate e giovani senza lavoro: a loro la Diocesi di Torino ha scelto di destinare il “regalo del Papa”, cioè quei fondi (1.200.000 euro in tutto) raccolti la scorsa primavera durante l'Ostensione della Sindone. La somma, esito delle offerte lasciate in Duomo dai pellegrini e di altre donazioni, era stata consegnata al Santo Padre in occasione della sua visita nel capoluogo piemontese (21, 22 giugno), ma Francesco aveva preferito affidarla alla Chiesa locale perché venisse spesa in opere di carità. Ed ecco che di quelle opere inizia a intravvedersi la fisionomia.

«Desideriamo che ogni singolo euro arrivi direttamente ai beneficiari e che i costi di gestione si riducano al minimo – ha spiegato durante una conferenza stampa monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino – Non andiamo a inventarci qualcosa di nuovo, ma partiamo dai servizi in atto nei programmi di Caritas, Migrantes e Fondazione “Operti”, pastorale del lavoro e della salute. Questo anche per poter essere subito operativi, senza dover cercare nuovi percorsi burocratici anche nei rapporti con le istituzioni».

In concreto il “regalo del Papa” servirà a finanziare una rete di mini-alloggi per famiglie in difficoltà e una serie di borse lavoro per giovani disoccupati. Sul sostegno all'emergenza abitativa, divenuta particolarmente drammatica negli ultimi anni, Torino non parte da zero. Anzi, alcune esperienze maturate in terra piemontese oggi servono da bussola per altre zone d'Italia. «Di fatto – ha spiegato Pierluigi Dovis, direttore della Caritas diocesana – questo nuovo progetto ricalca quelli già partiti negli ultimi due anni, grazie a una fruttuosa collaborazione fra Chiesa, istituzioni cittadine ed esponenti del privato sociale».

Al centro del sistema ci sono le “residenze temporanee”: singoli alloggi o strutture comunitarie che vengono messe per un certo numero di mesi a disposizione di famiglie sotto sfratto o comunque in difficoltà per la casa. Questa soluzione offre una risposta immediata alle emergenze, ma contemporaneamente garantisce una rotazione. Durante il periodo di residenza gli inquilini possono contare su percorsi di accompagnamento che li aiutano, ad esempio, a trovare soluzioni abitative più stabili (come le case popolari del Comune), o, se necessario, a fronteggiare situazioni di disoccupazione, malattia e disabilità. Ecco allora il coinvolgimento degli uffici di pastorale del lavoro e della salute. Quanto alle borse lavoro, anch'esse seguiranno percorsi già consolidati e avranno tra i principali destinatari i cosiddetti “neet”, cioè i giovani che non sono inseriti in percorsi formativi e non hanno trovato un'occupazione.

Ma in questo periodo Torino si sta impegnando anche su un altro fronte: quello dell'accoglienza ai rifugiati. Poche settimane fa (era il 29 agosto) monsignor Nosiglia aveva scritto una lettera alla Chiesa locale e alla città, chiedendo a parrocchie, istituti religiosi e singoli fedeli una mobilitazione straordinaria per far fronte all'emergenza. All'appello Torino sta rispondendo con una generosità che ha stupito tutti. I numeri si aggiornano di ora in ora, ma al momento si parla di circa 100 famiglie (il 40% nell'area della provincia) e una settantina di parrocchie disponibili ad accogliere i profughi. Si stima che ci siano risorse per un'accoglienza potenziale di oltre 400 persone. Intanto all'ufficio migranti si lavora a pieno regime per abbinare le proposte alle necessità. «Stiamo mettendo in piedi una rete di sostegno – ha sottolineato l'Arcivescovo – perché questa è una situazione di cui la comunità intera deve farsi carico. Chi accoglie i migranti in casa propria non sarà lasciato solo».

Nel corso dell’incontro l’arcivescovo ha anche presentato la Lettera pastorale La casa sulla roccia, che vuol essere «il programma della diocesi per l’anno, ma anche un ricordo che vorremmo offrire a tutti, perché contiene tutti i discorsi di Francesco a Torino e dunque un modo per conservare nelle nostre case le parole del Papa rivolte specificamente a noi». La Lettera ripercorre le due giornate, con il testo di tutti i discorsi e le testimonianze offerte dal Papa. «È una lettura - ha aggiunto monsignor Cesare Nosiglia -  che ci permette di rivedere in modo unitario il messaggio di proposta e orientamento che Papa Francesco ci ha offerto. I testi della Lettera sono accompagnati dalla documentazione fotografica originale dell’Osservatore romano». 

Uno schema semplice, che si rifà alla Evangelii gaudium e alla Traccia del prossimo Convegno ecclesiale di Firenze, lungo il percorso delle “cinque vie”: uscire, abitare, annunciare, educare e trasfigurare. Nell’ultima parte si propone per l’Arcidiocesi e la società civile una serie di impegni che riguardano gli ultimi, vittime della cultura dello scarto (famiglie sfrattate, senza lavoro, i senza dimora, immigrati e rifugiati, rom…); e apre uno spiraglio sul prossimo Giubileo della misericordia. Si indicano scelte e impegni molto concreti e fattibili sia per le singole persone, sia per le famiglie e comunità, sia per le istituzioni. 

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