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martedì 18 gennaio 2022
 
TORINO
 

Case in comune contro gli sfratti

30/10/2014  La Caritas diocesana, insieme al Comune e a diverse associazioni del Terzo Settore, ha inaugurato nel quartiere di Mirafiori Nord due nuovi alloggi tra cui un'ex comunità per minori riadattata per ospitare chi perde l'abitazione.

Restare senza casa è uno tra i peggiori incubi di ogni famiglia. A Torino, come un po' in tutta Italia, purtroppo succede. La crisi si accanisce contro le storie più fragili e quando improvvisamente il lavoro viene a mancare c'è chi, dall'oggi al domani, si ritrova senza più un tetto sulla testa. Nei casi di famiglie numerose, poi, tutto diventa più complicato, perché mancano spazi adeguati. A queste emergenze la Caritas diocesana, insieme con il Comune di Torino e una fitta rete di realtà del terzo settore, cerca di rispondere mettendo a disposizione degli alloggi temporanei, pensati per la coabitazione. Nella zona Mirafiori Nord (a due passi dallo stabilimento Fiat che per decenni è stato perno economico della città e che oggi deve fare i conti con le secche della recessione) sono state appena inaugurate due nuove case: la prima è un alloggio vero e proprio, l'altra, più ampia, un'ex comunità per minori riadattata. Entrambe possono ospitare famiglie numerose o allargate.  

Un immagine della casa.comune di via Dina 47 (per gentile concessione de La Voce del tempo di Torino).
Un immagine della casa.comune di via Dina 47 (per gentile concessione de La Voce del tempo di Torino).

Due luoghi sicuri, due piccoli ma preziosi approdi nel caos urbano, pronti ad accogliere chi si trova schiacciato in una difficilissima terra di mezzo: non ha più un posto dove stare, ma non ha ancora la possibilità di accedere alle case popolari (magari perché ha perso il lavoro da poco tempo o perché è in lista d'attesa). «Abbiamo notato – spiega Pierluigi Dovis, direttore Caritas diocesana – che spesso nelle situazioni di emergenza abitativa i nuclei familiari sono costretti a dividersi: mamme e minori da una parte, uomini dall'altra. Siamo invece convinti che proprio nei momenti di maggior difficoltà le famiglie debbano restare unite: qui hanno la possibilità di farlo». Gli alloggi, entrambi di proprietà del Comune, sono accoglienti e ben arredati: non rifugi di fortuna, ma case vere, seppur temporanee. Nell'ex comunità di via Dina 47 (5 stanze da letto, tre bagni, cucina comune, lavanderia e soggiorno, per un totale di 250 metri quadri) possono abitare 12-15 persone (cioè due o tre famiglie numerose). 7 invece sono i posti disponibili nel vicino appartamento di via Debernardi.

Soluzioni di questo tipo cercano di superare ogni forma di assistenzialismo. «Chi sceglie di abitare qui accetta la logica di condivisione e reciproca solidarietà che questo luogo implica – osserva Elide Tisi, vicesindaco e assessore alle Politiche Sociali del Comune di Torino – La nostra non vuole essere solo una risposta abitativa, ma anche sociale: gli ospiti, la cui permanenza varia da poche settimane a un anno, vengono responsabilizzati, quando possibile indirizzati verso nuove possibilità lavorative e soluzioni residenziali più stabili, come le case popolari».  
Questo progetto, dedicato in particolare alle famiglie numerose, si inserisce in un più ampio piano che si chiama Sis.Te.R. (Sistemazione Temporanea Residenziale) e si rivolge alle famiglie colpite da sfratto esecutivo per morosità incolpevole. In quasi due anni di lavoro la Caritas, in collaborazione con gli Enti pubblici e con numerosi altri soggetti (centrale il ruolo della cooperativa sociale Synergica), ha offerto ospitalità a 100 persone (di cui il 42% minori), in 9 alloggi sparsi per la città. Inoltre da un anno esiste la casa Dorho, ex studentato messo a disposizione dalla Congregazione di don Luigi Orione e adibito a coabitazione sociale, dove hanno trovato accoglienza 800 persone.

Parliamo di risposte concrete e preziose, che accendono una piccola luce in un quadro dalle tinte fosche: gli ultimi dati sull'emergenza abitativa a Torino parlano di 4.000 sfratti. Ma la speranza è che esperienze come il progetto Sis.Te.R. possano diventare un modello da replicare nello spazio e nel tempo. Rispettando la vocazione universale che si rivolge a tutti, italiani e stranieri. Tra i primi inquilini degli alloggi di Mirafiori infatti c'è anche una famiglia di 5 persone originaria della Repubblica Democratica del Congo, vittima dell'odio religioso e costretta ad abbandonare il suo Paese per intraprendere un viaggio di incertezze e sofferenze.
«Qui finalmente – ci racconta la mamma – abbiamo trovato pace e un luogo sicuro per i nostri ragazzi di 16, 9 e 8 anni. Ed è questa la città dove vorrei che i miei figli diventassero grandi»

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