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giovedì 19 maggio 2022
 
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Caso Stamina, ora chi deve faccia autocritica

29/01/2015  La vicenda penale di Davide Vannoni, ideatore del "metodo Stamina" si avvia a concludersi con il patteggiamento. Ma ora gli altri "attori" di questa storia, stampa, politica, amministrazione, medici, magistratura devono fare autocritica.

Sul piano giudiziario (penale) il "caso Stamina" si avvia a una conclusione, con la richiesta di Davide Vannoni di patteggiare una pena di 1 anno e dieci mesi (i profili di altri imputati sono da definire). Se tecnicamente non è una formale ammissione di colpevolezza è, nella sostanza, la sottoscrizione di un patto giuridico che implica la rinuncia alla pretesa di riaccreditare come “scientifico” un metodo che lo Stato italiano ha riconosciuto come truffa.

Sull’altro fronte, quello politico, il caso si conclude con la presentazione da parte del ministro della salute Beatrice Lorenzin di un decreto che dovrebbe prevenire il pericolo che, di qui in avanti, qualcuno strumentalizzi il dolore e la malattia alimentando illusioni e promuovendo pozioni truffaldine e pericolose.

Un passo avanti certo, che però non può bastare a liquidare senza una seria riflessione l’intera vicenda, lunga e dolorosa, consumata soprattutto sulla pelle di malati, bambini e intere famiglie, che sono stati illusi
di aver trovato un rimedio alle loro sofferenze e che ora hanno diritto a una risposta che non può essere soltanto processuale.

Perché se il caso Stamina è diventato "il caso Stamina" e non si è sgonfiato  in pochi giorni come sempre dovrebbe accadere nei Paesi scientificamente avanzati, è perché troppe porte gli si sono aperte davanti. E sono porte per le quali molte categorie dovranno fare, ciascuna al proprio interno, una seria riflessione anche autocritica.

Amministrazione regionale e ospedaliera in primis
, per capire come sia stato possibile che un metodo, ideato da una persona non laureata in medicina, privo di ogni evidenza scientifica sia entrato, e somministrato, in un ospedale pubblico come gli Spedali civili di Brescia, con il risultato di dare al metodo una impropria patente di implicita credibilità.

L'ordine dei medici, per capire come - soprattutto nelle fasi iniziali della vicenda - sia stato possibile che medici, formati nelle università italiane e dallo Stato italiano abilitati, abbiano somministrato una presunta cura senza conoscerne neppure il contenuto.

La stampa e in particolare la Tv
per i casi in cui, venendo meno al proprio dovere di verifica, hanno concorso a diffondere un metodo giudicato pericoloso e infondato dalla comunità scientifica, facendo leva sulle emozioni e istituendo una fuorviante par condicio tra l’intera comunità scientifica contraria e i pochissimi interessati favorevoli, con il rischio (non solo corso ma anche compiuto) di dare al metodo un’impropria pubblicità e di allargare la platea delle illusioni.

La classe politica
, che sull’onda del consenso emotivo della pubblica opinione, alimentato dalle Tv, ha accettato di stanziare fondi per la sperimentazione di un metodo che, per la sua segretezza protetta da presunti brevetti, non aveva, ad avviso della comunità scientifica, neanche  i requisiti minimi per accedere a un protocollo sperimentale.

La magistratura
che, nei Tribunali del lavoro, ha messo in evidenza, ora accogliendo ora respingendo ricorsi di pazienti che chiedevano di essere ammessi al protocollo in nome del diritto alla salute, le criticità di una cronica incertezza del diritto - con sconcertanti conseguenze d'aleatoria ingerenza nella sfera di compertenza del medico -  sulle cui ragioni, nel rispetto dell’indipendenza dei magistrati, occorrerà interrogarsi.

Tutto questo non tanto perché tra cause civili, processo penale, ricorsi amministrativi, commissioni, protocolli, sperimentazioni l’Italia si è giocata una fortuna economica e la credibilità agli occhi della comunità scientifica internazionale, quanto perché questa grande illusione, che si poteva se non evitare minimizzare, è costata e continuerà a costare un’immensa sofferenza alle persone che a questo metodo che non lo meritava hanno affidato il loro dolore e le loro speranze. E soprattutto per attivare gli anticorpi necessari a che non riaccada.

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