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mercoledì 19 gennaio 2022
 
 

Casini: «Ma ora una nuova legge sarebbe peggiore»

10/04/2014  Carlo Casini, fondatore del Movimento per la Vita e "padre" della legge 40 si dice "amareggiato": "Una nuova legge adesso sarebbe solo peggiorativa. Meglio tenersi stretto quel che resta in piedi di questa normativa, a cominciare dalla tutela dell'embrione"

Carlo Casini, eurodeputato Udc, fondatore del Movimento per la Vita e docente di Diritti umani e Bioetica presso il Pontificio Ateneo Regina Apostolorum di Roma, è in un certo senso il padre della legge 40 sulla procreazione assistita smantellata definitivamente mercoledì dal verdetto della Corte Costituzionale che ha fatto cadere il divieto di fecondazione eterologa. «C’era da aspettarselo. Soprattutto conoscendo la composizione della Corte», commenta amaro mentre sta tornando in Italia da Bruxelles. Venerdì mattina, insieme al Movimento per la Vita, sarà ricevuto in udienza da papa Francesco. «In prima fila ci saranno cento donne che grazie al nostro aiuto non hanno abortito e cento bambini aiutati a nascere», dice.

Torniamo alla sentenza della Consulta. Qual è il suo commento?
«Si continua a tenere in considerazione gli interessi e i diritti degli adulti e mai quelli del bambino il quale si ritrova con genitori diversi da quelli biologici. È vero che questo già accade con l’adozione ma l’adozione è un rimedio ad un male dell’abbandono, qui invece l’abbandono è programmato perché si fa in modo che qualcuno generi e poi si liberi da ogni responsabilità nei confronti della persona che ha messo al mondo o ha contribuito a mettere al mondo. La dichiarazione universale dei diritti dei bambini dice che gli Stati devono dare ai bambini il meglio di se stessi e che in ogni decisione a livello amministrativo, legislativo, sanitario bisogna guardare anzitutto al bene del bambino. La stessa Corte Costituzionale ha recentemente sentenziato che c’è il diritto umano fondamentale a poter conoscere le proprie origini. In questo caso è addirittura programmato a non far conoscere le origini. Come la mettiamo?».

Adesso che succede dal punto di vista giuridico? La sentenza è immediatamente applicabile o bisogna tornare in Parlamento?
«Il verdetto ha effetto immediato e non c’è bisogno di nessuna nuova legge. Peraltro, pensare a nuova norma è un rischio pericoloso perché con il clima e la maggioranza che c’è ora in Parlamento sarebbe solo peggiorativa. Sarebbe un altro pretesto ideologico per cancellare del tutto la normativa attuale e andare oltre. Almeno questa legge vieta la sperimentazione sugli embrioni umani e mantiene ancora qualche tutela per la tutela per il concepito. L’articolo 1 che afferma che l’embrione è un soggetto e ha diritti pari ad altri soggetti. È una dichiarazione di principio fondamentale».

Cosa resta quindi della legge 40?
«Il divieto di distruggere gli embrioni, ad esempio. Personalmente sono contrario ad una revisione della legge. Si dovrebbe trovare il modo di restaurarla in un altro modo ma questo è difficile. Bisogna comunque aspettare e leggere le motivazioni».

Sembra che all’interno della Corte ci fosse grande incertezza e alla fine il verdetto sia passato sul filo di lana.
«Questo conferma che la questione è ancora controversa. Purtroppo però ciò che conta è la decisione finale. Anche la legge sull’aborto si cominciò a demolirla nel 1975 con un solo voto di differenza. Purtroppo è così. Bisogna reagire. Esco adesso da un’audizione per la campagna europea “Uno di Noi” per sostenere la protezione dell'embrione umano e l'importanza della vita che ha raccolto quasi due milioni di firme. Adesso bisogna fare delle leggi concrete, e questo è difficilissimo. La prossima legislatura europea sarà una grande battaglia».  

 
 
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