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Caterina: una santa fuori dagli schemi

27/04/2017  Donna radicale e profondamente innamorata di Gesù: ecco chi era la mistica di Siena. Oggi la sua vita è raccontata in un fumetto

«Nessuno è all’altezza di scrivere un racconto così». Si apre con questa serena constatazione dei propri limiti il bel volume a fumetti Caterina da Siena (pag. 62, € 13,00), ricco di numerose e felici eccezioni.

Ma facciamo un passo indietro. L’iniziativa nasce dall’incontro fra l’Opera per Santa Maria Novella, che gestisce l’omonima basilica, e le edizioni Kleiner Flug, il cui catalogo si concentra su guide a monumenti artistici, adattamenti di opere liriche, monografie di personalità celebri, riduzioni di grandi classici della letteratura… tutti a fumetti. «Pubblico le storie di eroi che non indossano maschere o mantelli, ma che arrivano dalla storia e dalla letteratura mondiale», racconta il proprietario ed editore, Alessio D’Uva. «Una volta queste opere le facevano le Paoline, chiamando grandi autori come Sergio Toppi o Dino Battaglia. È una formula che funziona ancora oggi e attira lettori molto diversi».

Figlio di Giovanni D’Uva, l’inventore della prima audioguida, Alessio ha sempre coltivato la passione per l’illustrazione, fino a diventare docente alla Scuola internazionale di comics di Firenze. L’Opera per Santa Maria Novella lo aveva contattato per realizzare una guida alla basilica fiorentina, ma – complice l’occasione del Giubileo domenicano – nacque l’idea di raccontare le vite dei santi dell’Ordine con un mezzo poco convenzionale come il fumetto.

La prima scelta è caduta su santa Caterina. Il risultato è un’opera intensa e adulta, al tempo stesso delicata ed estrema, non commerciale fin dalla copertina, dominata da due enormi occhi spauriti e una testa rasata che non fanno certo pensare a una santa. «Alcune immagini possono colpire, ma sono le stesse che hanno usato i mistici», spiega il domenicano Daniele Cara, presidente dell’Opera per Santa Maria Novella. «D’altra parte, nella vita dei santi sono avvenute cose che non corrispondono alle convenzioni del nostro modo di pensare e di vedere». E quindi una certa dose di sconcerto ha diritto di cittadinanza. Viene quasi da pensare che, se la vita di un santo non ci scuote, significa che è stata in qualche modo ammansita. E a una personalità come Caterina non si sarebbe potuto fare dispetto maggiore che rinchiuderla in un santino.

NÉ BELLA NÉ AFFASCINANTE

La prima scelta anticonvenzionale di questo fumetto è il disegno: una Caterina non bella, con i capelli cortissimi, il volto scavato dalle privazioni del cibo e del sonno. Eppure felice. Il giovane disegnatore Giorgio Carta dice di aver realizzato un ritratto quasi clinico della santa, studiandone la testa, ora conservata nella chiesa di San Domenico, e quanto si deduce dalle testimonianze storiche. Pur dichiarandosi ateo, Carta riconosce la forza di Caterina. «È una figura che mi colpisce tantissimo: difficile, drammatica, complicata, intensa… penso che abbiamo persino ammorbidito alcuni tratti decisi, quasi dispotici, che emergono nelle sue lettere ai genitori, ai sovrani e ai Papi».

Sovrani e Papi, già. Ed ecco la seconda scelta anticonvenzionale: quella della narrazione. Sarebbe stato facile raccontare Caterina come un’eroina moderna che soggioga i potenti dell’epoca. Tutto questo, invece, resta relegato in secondo piano. Quasi una conseguenza. Di cosa? Della sua esperienza mistica. O, in altre parole: della sua storia d’amore con Gesù, vero motore di ogni decisione di Caterina.

UNA VITA DI SCELTE RADICALI

  

Andrea Meucci, sceneggiatore dell’opera e studioso di Storia medievale, spiega di aver voluto rendere Caterina innanzitutto una persona in carne e ossa. E ha voluto dedicare l’opera «a tutti i ragazzi e le ragazze innamorati, perché spero ci si possa ancora innamorare in questa maniera totale ed essere capaci di provare un amore così grande».

Una storia d’amore che, però, è anche storia di grandi sofferenze: digiuni, penitenze durissime, sacrifici continui. Di cui il fumetto parla senza censure. «Lo stile di vita che Caterina s’impose era un grido in faccia a una società che voleva imporle cosa essere e cosa dire», spiega Meucci. «Queste forme erano un’emancipazione, un modo radicale per dire ciò  che lei era e ciò che lei voleva. Al punto di dire a Gesù stesso: “Io dono quello che voglio, a chi voglio”. Questa è la libertà di Caterina».

Nel corso del loro lavoro, i due autori si sono confrontati più volte con i Domenicani, accogliendo suggerimenti e correzioni. «Non sono un esperto di fumetti, ma devo dire che leggere questo fumetto mi ha attratto e sono giunto con piacere alla fine», spiega padre Cara. «Dobbiamo accettare che una figura complessa come quella di santa Caterina possa essere letta da angolature differenti. Non dimentichiamo che nel 1374 ella fu convocata al capitolo generale dei Domenicani perché ritenuta figura controversa. L’unico provvedimento che l’Ordine prese fu di affidarle fra’ Raimondo da Capua come confessore... il quale divenne poi discepolo di Caterina. Come pure i teologi di altri ordini. Teologi al seguito di una donna che imparò a leggere solo alla fine della sua vita... non è anche questo poco convenzionale?». 

PER GLI 800 ANNI DEI DOMENICANI

L’Opera per Santa Maria Novella ha commissionato due volumi a fumetti su Caterina da Siena e Domenico di Guzmán all’editore Kleiner Flug. Il primo, pubblicato in quattro lingue, è uscito da alcune settimane, mentre san Domenico sta per approdare nelle librerie. «Per raccontare san Domenico abbiamo scelto un approccio diverso poiché non possediamo una sua biografia ufficiale», spiega il suo autore, Marco Rocchi. La storia dell’Ordine viene così narrata a un giovane frate dallo stesso san Domenico, ormai anziano, ripercorrendo il viaggio con il suo mentore Diego in nord Europa, attraversando anche capitoli cupi come l’eresia catara e le crociate, fino alla fondazione dei Domenicani e al loro riconoscimento da parte del Papa.

IL PROFILO. PATRONA D’EUROPA

  

Patrona di Roma, poi d’Italia, infine d’Europa, Caterina da Siena è stata la prima donna a essere proclamata Dottore della Chiesa. «Una donna assolutamente moderna, che ha vissuto un rapporto intimo con il Signore e al tempo stesso è stata presente nella realtà civile del suo tempo», dice padre Daniele Cara. «Ha ricomposto la pace, è entrata nella vita della Chiesa con autorevolezza, è riuscita laddove altri hanno fallito... ci mostra cosa può fare una persona quando è veramente radicata nell’amore di Dio».

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