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lunedì 30 gennaio 2023
 
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Catozzella: vi racconto il sogno di Samia

10/08/2014  Lo scrittore racconta la vicenda di Samia Yusuf Omar, la giovane somala veloce come una gazzella che ha perso la vita il 2 marzo 2012 a pochi chilometri dalle sponde italiane.

Giuseppe Catozzella. In alto: Samia Yusuf Omar.
Giuseppe Catozzella. In alto: Samia Yusuf Omar.

Quando una storia è vera e antiretorica, arriva sempre al cuore del lettore e travalica ogni confine, geografico e religioso. E così è stato per Non dirmi che hai paura (Feltrinelli) il libro tradotto in diciannove Paesi con cui Giuseppe Catozzella ha vinto il Premio Strega Giovani, quest’anno alla sua prima edizione.

La vicenda di Samia Yusuf Omar, la giovane somala veloce come una gazzella che ha perso la vita il 2 marzo 2012 a pochi chilometri dalle sponde italiane,
ruota intorno a un sogno: partecipare alle Olimpiadi di Londra. Una storia, quella di Samia, che ha toccato la coscienza di molti, per prima quella dello scrittore che ha sentito forte la responsabilità di raccontarla: “E’ stata questa storia a scegliere me. Capita a volte nella vita di star cercando qualcosa e di trovarne una più bella”, dice Giuseppe Catozzella. “Mi trovavo in Africa, al confine con la Somalia. Stavo cercando di entrare in un campo di fondamentalisti per raccontare la storia di un ragazzo che decide di arruolarsi. Era agosto 2012 ed erano da poco finite le Olimpiadi. Un giorno Al Jazeera ha trasmesso la drammatica notizia di Samia, una ragazza diciassettenne che si era classificata alle Olimpiadi di Pechino e aveva intrapreso il viaggio della speranza per gareggiare a Londra”.

Una notizia defilata, raccontata brevemente dal comitato olimpico somalo e trasmessa dalle emittenti solo per pochi istanti, di cui Giuseppe Catozzella però si innamora all’istante. Appena rientra in Italia Giuseppe entra in contatto con Igiaba Scego, la scrittrice italo-somala che conosceva la storia di Samia e gli fornisce le prime, preziose informazioni. Il passo successivo è stato prendere contatto con la sorella di Samia, Odan, che vive a Helsinki. “Ho capito che le barriere culturali possono essere molto difficili da superare se sei uomo e non sei musulmano. Non ce l’avrei mai fatta senza l’aiuto di una mediatrice culturale. Al nostro arrivo Odan ci ha fatto trovare una tavola imbandita di cibo, ma appena ho cominciato a farle qualche domanda è scoppiata a piangere. Non riusciva a parlare. Abbiamo trascorso circa un’ora così. E in quell’ora ho pensato di essere l’uomo più idiota della terra. E’ stato prima di andar via, mentre mi riallacciavo le scarpe, che le ho detto il vero motivo per cui volevo raccontare la storia di sua sorella: che mi sentivo responsabile per la morte di questa giovane ragazza e avevo deciso di raccontarla nel mio paese quasi come un risarcimento”.

A questo punto inizia il vero lavoro di ricerca. Come un raffinato archeologo, Giuseppe Catozzella legge la fittissima corrispondenza su facebook tra Odan e Samia e scopre la sua vera voce. In questo consiste l’atto letterario alla base del lavoro di creazione e del successo di questo romanzo, l’aver identificato e trascritto con fedeltà i pensieri e i desideri della giovane ragazza somala, che contrastano con gli edifici distrutti e con gli spari dei soldati che seminano terrore per le strade di Mogadiscio.

“Samia sono io, Samia è ognuno di noi”, conclude Catozzella. “L’unica differenza che ci separa da lei è l’esser nati in un altro posto, ma la letteratura ci concede la possibilità di entrare dentro una persona. E se questa operazione funziona, allora non ci sono più separazioni. La storia di Samia mi ha cambiato non solo come autore ma anche come essere umano, perché mi ha fatto comprendere il senso profondo della parola pietas, nel senso di patire insieme”.

Giuseppe Catozzella ha parlato della sua esperienza lo scorso ottobre davanti all’entusiasta platea degli allievi della U.M. University di Miami. Ma questa non è l’unica energia che Non dirmi che hai paura ha smosso. Il libro ha sensibilizzato l’opinione delle Nazioni Unite e verrà tradotto in Somalia a loro spese. L’Onu ha anche deciso di organizzare una gara di corsa in onore di Samia che, a partire da quest’anno, si svolgerà il 19 agosto all’interno del recinto dell’aeroporto di Mogadiscio. Insieme ai rappresentanti delle Nazioni Unite ci saranno anche Giuseppe Catozzella, Odan e la piccola Manhar, a salutare Samia che torna a casa da vincitrice.

 
 
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