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martedì 21 settembre 2021
 
Solidarietà
 

Cattedrali e vaccini: quando la chiesa è "ospedale da campo"

09/04/2021  Sotto alte navate medievali, al suono dell'organo, o nelle sacrestie delle piccole parrocchie di periferia: la Chiesa, come fece nel 1900 il parroco della comunità di San Pelagio, nella Marca trevigiana, ha sempre risposto "presente" alla domanda d'aiuto della sua gente, mettendo a disposizione locali e volontari per le vaccinazioni. E lo ha fatto anche oggi.

Vaccinazioni negli ambienti della catedrale di Palermo (foto Ansa)
Vaccinazioni negli ambienti della catedrale di Palermo (foto Ansa)

Suonano ancora le campane a morto per l’ennesimo funerale, l’ennesima vittima del morbo che ha stravolto da oltre un anno le nostre vite, sospeso la nostra quotidianità, azzerato le nostre sicurezze. Agli inizi del 900 altre epidemie decimavano le popolazioni e, come adesso, le campane servivano per chiamare a raccolta le comunità per le cristiane esequie dei defunti. Ma accadeva pure che adunassero il popolo per ricordare che ci si doveva difendere dalla pandemia. Come? Anche allora, come oggi, col vaccino.  

   Un documento del 1900 della parrocchia di San Pelagio, nella Marca Trevigiana ci racconta che il sindaco del paesino trevigiano si rivolse  al parroco e a quelli di tutte le frazioni suburbane perché riconosceva che il suono delle “campagne, era l’unico modo di rendere avvertita la gente e farla puntuale per la somministrazione del vaccino. E la parrocchia rispose “presente”, a suon di rintocchi del campanone. Un modo semplice, ma efficace per mettersi a servizio della propria gente; una chiesa “abile e arruolata” nella quotidiana  guerra al virus; una chiesa “tra le case”, come significa la parola “parrocchia”, che non si tira indietro davanti alle richieste d’aiuto della comunità in una drammatica emergenza sanitaria e apre quella “finestra di speranza”, che è rappresentata dal vaccino, specie per i più fragili, gli anziani e i malati.

   Oggi la pandemia si ripete come, e forse peggio di ieri.  E le Chiese rispondono ancora una volta “presente”. Per le vaccinazioni hanno iniziato per prime quelle inglesi.  In Gran Bretagna, per contribuire allo sforzo di accelerare l’immunizzazione della popolazione, la Chiesa anglicana ha spalancato le porte delle proprie cattedrali: a quelle di Blackburn e Lichfield, già  operative da mesi, s’è aggiunta anche quella di Salisbury, dove si prevede di vaccinare al ritmo di tremila cittadini inglesi a settimana. E al suono dell’organo vengono accolti coloro che attendono il loro turno. Il decano della cattedrale di Lichfield, il reverendo Adrian Dorber, ricorda che la quel tempio ha una lunga storia, che risale al medioevo, “di spazio di accoglienza e guarigione per la comunità”. Parlando alla BBC, invece, il decano di Salisbury, il reverendo Papadopulos, ha descritto l’arrivo del vaccino come “un vero segno di speranza per noi alla fine di questo anno molto, molto difficile”, e ha quindi espresso l’auspicio che  “entrare in un edificio storico e maestoso allievi le persone”. Ed è bello pensare che sotto le navate erette nel XIII secolo, sia possibile, ancora oggi,  la cura del corpo, assieme all’avventura dello Spirito.

  Lo stesso servizio sta facendo da tempo la Chiesa cattolica in Cile, Paese che ha messo il “turbo” alla campagna vaccinale. Nella città di Osorno, nella regione dei laghi nel sud del Paese, tra le splendide vetrate dipinte della cattedrale di San Matteo Apostolo migliaia di anziani hanno ricevuto la prima dose del vaccino anti-covid. "Dobbiamo essere sempre pronti a servire il bene comune. E non c'è niente di meglio, in questi giorni, che unirsi a questa campagna con cui possiamo affrontare questo tremendo male che è stato ed è la pandemia", così ha spiegato il vescovo, il francescano monsignor Jorge Concha, la decisione  di mettere a disposizione il tempio, in considerazione anche della scarsità ampi spazi in grado di ospitare e riparare dall'intenso calore estivo le categorie più fragili da immunizzare. E sull’esempio della chiesa madre, si sono aggiunte alla rete dei siti di vaccinazione cinque parrocchie della diocesi. Così hanno fatto altre diocesi del Paese. "la Chiesa è sempre al servizio dei cattolici, dei cristiani, ma sempre aperta a tutti. Questa Chiesa è una madre, è accogliente e servitrice", ha commentato il vescovo di Osorno.

   Anche l’Italia si “vaccina in parrocchia” (come racconta il numero di Famiglia Cristiana in edicola). Ancor prima che la Cei ufficializzasse  la disponibilità a collaborare  alla campagna, più parrocchie avevano aperto le porte delle loro strutture.  S’è cominciato a Santa Maria della Grotticella, a Viterbo, dove il parroco ha messo subito a disposizione i locali dell’oratorio, dopo aver sentito l’appello di Papa Francesco: “ vaccinarsi è un fatto etico”. E, dopo l’accordo con la Cei, si sono mosse tante diocesi per riorganizzare gli spazi e permettere le vaccinazioni. Tra le prime a mobilitarsi sono state le chiese siciliane. Ma da nord a sud ora è una corsa ad allestire luoghi idonei ad ospitare temporanei centri di vaccinazione. Da Borgomanero, nel Novarese, a Lamezia Terme, in Calabria.  

   Tra non molto, anche da noi, il problema non sarà più l’approvvigionamento delle dosi, a patto che il governo  mantenga fede ai crono-programmi annunciati, ma sarà decisiva l’organizzazione della distribuzione del vaccino, la logistica dell’immunizzazione; ad iniziare, appunto, dalle sedi dove ci si potrà vaccinare. Non ci voleva molto per capire che invece d’inventarsi nuove costose sedi, “primule” già sfiorite al primo sole, si dovevano convertire temporaneamente quegli spazi pubblici che potevano ospitare idoneamente la campagna di vaccinazione. Senz’altro, allora, torna utilissima la rete di luoghi capillarmente diffusi in ogni angolo del nostro territorio che sono le parrocchie e le chiese disseminati in ogni dove, dalle metropoli ai paesini più sperduti di montagna o nelle campagne più profonde: ovunque sta una chiesa, un oratorio, una sala parrocchiale, e magari un gruppo di volontari in attesa.  Anche così si palesa “l’ospedale da campo” tanto invocato da Papa Francesco.

E pazienza se ancora qualche cattolico benpensante, ricomincerà a tuonare che la chiesa non dev’essere una “succursale della Croce Rossa o dell’Onu”. Ce ne faremo una ragione. D’altra parte, rispetto a tali critiche, stavolta  sì, siamo già vaccinati.

 
 
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