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mercoledì 20 ottobre 2021
 
 

C’è chi dà credito ai giovani

03/09/2013  Banca Etica e Fondazione “Interesse Uomo” hanno costituito un fondo di garanzia per le imprese costituite da under 36. Si finanzierà anche con i soldi dei politici (che vogliono)

Considerata la drammaticità dei dati sulla disoccupazione giovanile in Italia, Banca Etica ha deciso di creare uno strumento per finanziare le imprese che impiegano giovani al di sotto dei 36 anni, siano esse già avviate o in fase di start up, con priorità alle imprese cooperative e mutualistiche. A questo scopo la banca ha approvato una convenzione con la Fondazione Antiusura “Interesse Uomo” per la costituzione e la gestione di un fondo di garanzia che consentirà, appunto, di dare credito alle imprese sociali giovanili.

Lo spunto – spiegano a Banca Etica – è venuto dale numerose e recenti dichiarazioni di parlamentari e altri rappresentanti eletti nelle istituzioni, che si sono detti disposti a rinunciare a parte dei loro emolumenti per finanziare interventi solidaristici. Il Fondo di Garanzia sarà alimentato dalle donazioni di rappresentanti eletti delle istituzioni e dai contributi di tutti coloro – organizzazioni e privati cittadini – che vorranno aderire all'iniziativa.

Il plafond di finanziamenti a imprese giovanili che Banca Etica potrà erogare sarà pari al doppio della cifra raccolta con le donazioni (2 euro di finanziamenti erogati per ogni euro di donazioni raccolto). Il Fondo di Garanzia consentirà a Banca Etica – con la collaborazione della Fondazione antiusura Interesse Uomo – di valutare anche le necessità di accesso al credito di imprese giovanili in fase di costituzione. In questi casi il canale bancario normale è sempre molto restìo, per non dire chiuso, alle loro esigenze. Spiega il presidente Ugo Biggeri: «Banca Etica ribadisce la sua natura apartitica e trasversale ai diversi orientamenti della società civile. Da sempre propone modelli innovativi di redistribuzione delle risorse, dimostrando come la finanza etica contribuisca ad alleviare gli effetti drammatici di uno squilibrio economico che non si attenua. Per questo insistiamo nel chiedere ai politici non solo iniziative personali verso una maggior equità e solidarietà, ma l'impegno ad adottare nuove regole per la finanza, che premino le istituzioni che lavorano al servizio dell'economia reale e del bene comune e impediscano quelle attività puramente speculative che hanno innescato la crisi».

«È la politica che ci piace: quella che senza proclami costruisce percorsi di rinascita e di sviluppo; quella che si mette le mani in tasca e si muove dal principio che se vogliamo davvero che cambi qualcosa occorre partire da ciascuno di noi; quella - in sostanza - che continua a concepirsi al servizio della gente e del bene commune», aggiunge Don Marcello Cozzi, esponente di Libera e presidente della Fondazione Antiusura “Interesse Uomo”.

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