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lunedì 06 dicembre 2021
 
A Bormio
 

«C’è la crisi, con i migranti riempio l’albergo»

19/05/2015  Viaggio in Valtellina dove Carlo Montini ha deciso di ospitare nella sua struttura in pieno centro un gruppo di profughi inviati dalla Prefettura. «Guadagno qualcosa e riesco a pagare l’affitto», dice. Ma è polemica con gli altri negozianti. E il sindaco dice: «Razzismo? No, ma una certa chiusura mentale c’è»

Carlo Montini, 70 anni. Nel suo albergo ospita undici immigrati.
Carlo Montini, 70 anni. Nel suo albergo ospita undici immigrati.

All’hotel Stella di Bormio è l’ora del pranzo e gli undici ospiti (due arrivano dal Gambia, due dal Senegal, cinque dall’Eritrea e altri due dal Bangladesh) arrivano alla spicciolata. Qualcuno si è messo ad apparecchiare la tavola: «Non sono turisti, meglio che facciano qualcosa per passare la giornata», taglia corto Carlo Montini, 70 anni, l’albergatore originario di Sesto San Giovanni che ha deciso di ospitarne alcuni su richiesta della Prefettura di Sondrio suscitando un vespaio di polemiche. Due di loro avranno poco più di 17 anni, non parlano mezza parola di italiano e hanno il volto spaurito, quasi smarrito.  Sul tavolo della reception, i giornali locali raccontano le polemiche sui “migranti di Bormio”. «Ormai non ci faccio più caso», dice Montini con l’aria un po’ sorniona. Qualcuno dei profughi esce in via Roma, il salotto buono della cittadina, e incrocia i passanti. C’è chi li offre la colazione, chi tira dritto, chi si ferma incuriosito. «Una signora», racconta un negoziante, «l’altro giorno gli ha comprato un paio di scarpe perché uno di loro aveva le ciabattine tutte consumate. Non siamo mica razzisti, come ci dipingono!». Montini, spazientito, chiude l’ennesima telefonata che lo vuole invitare in una trasmissione televisiva. «Non ce la faccio più», sibila. Ahmed (nome di fantasia), treccine rasta e aria contrariata, mangia da solo e dimostra di non gradire la presenza del cronista.                                                                                     

Gli immigrati a pranzo nel ristorante dell'albergo.
Gli immigrati a pranzo nel ristorante dell'albergo.

Da metà aprile, a Bormio non c’è più pace. Da quando in paese sono arrivati i primi migranti all’albergo Stella. «C’è la crisi, ormai si lavora poco e ho detto di sì per pagare l’affitto», spiega Montini. Per ogni immigrato la Prefettura dà 35 euro al giorno. Sono soldi stanziati dal Governo con fondi europei. «Ospitandone una trentina il guadagno medio mensile s’aggira sui 2-3 mila euro», fa i conti l’albergatore. «Anche se non avevo calcolato le spese extra», si rabbuia. Il meccanismo funziona così: dei 35 euro di retta giornalieri, Montini deve dare a ogni immigrato 2,50 euro al giorno per le piccole spese personali. Gli extra (medicine, parrucchiere, vestiario, esami in ospedale, le foto tessera per i documenti) sono a carico di chi li ospita. «Così, però, non ci sto più dentro», racconta mentre dà un’occhiata agli altri ospiti che non arrivano a tavola. «Vede? Pretendono di fare quel che vogliono», si lamenta, «un cuoco del Gambia l’altro giorno voleva cucinare lui. E c’è qualcuno che si lamenta pure del cibo. Roba da matti».  Turisticamente parlando, la Bormio felix del passato non esiste quasi più. Pare che le terme e la bellezza mozzafiato delle piste da sci, sul Passo dello Stelvio, non basti. La colpa? La concorrenza spietata della vicina Livigno, la crisi, il cambio d’abitudine di molti italiani che alla settimana bianca hanno sostituito al massimo il weekend, il calo dei turisti stranieri. Montini si difende: «Mi hanno accusato di fare affari con gli immigrati ma non è vero. Ospitarli qui mi permette di pagare l’affitto, certo. Per 3-4 mesi all’anno si batte la fiacca, almeno ci sto dentro con le spese. Certo, se ne potessi ospitare 30-40 o anche di più farei solo quello: starei dentro con le spese e guadagnerei pure qualcosina».

Dirimpetto all’albergo Stella, nella boutique “Sole Moda”, il proprietario Marco Majocchi, insieme ad altri esercenti di Bormio, è sul piede di guerra: «Quel Montini lì non ha rispetto per la comunità, arriva da fuori, è un mercenario», spiega, «qui non è questione di razzismo ma se dobbiamo fare affari con questi poveri disgraziati allora apriamo un campo rom, affittiamogli le case. Altro che filantropo, quel Montini è solo un gran furbastro».  La tesi, più o meno, è questa: già col turismo non si naviga nell’oro, se adesso arrivano centinaia di migranti l’immagine di Bormio è definitivamente spacciata. «Lo scriva, non siamo razzisti», s’infervora Angelo Meroni che ha varie attività ricettive, «gli immigrati non disturbano ma come passano le giornate qui senza far niente?». Dal Comune, il sindaco Giuseppe Occhi conferma che ci si sta muovendo in questa direzione: impiegarli come volontari per lavori socialmente utili, tipo la pulizia delle strade o la cura del verde. «Ma loro devono essere d’accordo», dice Occhi, «e poi devono avere una copertura assicurativa per eventuali infortuni e danni a terzi. Il problema immigrazione esiste e va affrontato, non dico che c’è razzismo ma una forma di chiusura egoistica sì. Della serie: va bene ospitarli ma non a casa mia».  Alcuni migranti si godono il sole su una panchina della piazza. Le minacce? «Nulla di serio», liquida Montini con l’aria di chi ha messo in conto che le polemiche continueranno.

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