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Il caso
 

«Ce lo compriamo noi l'America»

04/09/2014  Personaggi del cinema e gli abitanti di Trastevere alleati per mantenere aperta una vecchia sala cinematografica diventata polo culturale del popolare quartiere romano.

Il mondo del cinema di allea con gli abitanti di Trastevere per mantenere in vita il Cinema America, una vecchia sala cinematografica di Roma che, dopo anni di abbandono, era stata riaperta per una iniziativa dei giovani del quartiere. Dopo quasi due anni di occupazione il cinema è stato sgomberato dalle forze dell'ordine la mattina di mercoledì 3 settembre. Arrivati in forze come se si trattasse di un'operazione antiterrorismo, poliziotti, carabinieri e finanzieri hanno trovato solo un ragazzo che dormiva all'interno del cinema.

Ovviamente non c'è stata nessuna resistenza. Il Cinema America non era un centro sociale politicizzato e neppure un covo di rissosi antagonisti. Invece era diventato un polo culturale vivo nel cuore di Roma e un punto di incontro per i cittadini del popolare quartiere capitolino. Una forma di occupazione definita “virtuosa” dall'assessore alla cultura del I municipio di Roma, Andrea Valeri.

Il Cinema America, inaugurato nel 1956, fu chiuso nel 1999 e da allora era rimasto un luogo abbandonato. Nel novembre del 2012 i locali furono occupati da un gruppo di liceali del quartiere. I ragazzi lo hanno ristrutturato e riaperto creando anche una biblioteca con i libri donati dai cittadini (a Trastevere non ci sono biblioteche pubbliche) e una silenziosa sala studio frequentata dagli studenti del quartiere. La sala del vecchio cinema è così tornata a vivere con proiezioni di film, dibattiti e, la domenica, con la diretta delle partite di calcio della Roma. Le proiezioni dei film, di solito vecchi classici del cinema, sono state seguite da dibattiti ai quali hanno partecipato personaggi del calibro di Carlo Verdone, Nanni Moretti, Paolo Sorrentino, Elio Germano. Nella programmazione di settembre era atteso anche Toni Servillo.

La proprietà dell'immobile chiedeva da tempo lo sgombero per procedere a una ristrutturazione che avrebbe portato alla realizzazione di un garage e di miniappartamenti di lusso. Poche settimane fa il Cinema America era stato visitato da Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali, il quale, via twitter, ha scritto dopo lo sgombero “la prima battaglia i ragazzi del #cinemamerica l'hanno vinta. Gli atti per il vincolo di destinazione sono già avviati e quindi già operativi”. Sembra quindi scongiurata la demolizione, anche perché all'interno del cinema ci sono i mosaici realizzati negli anni Cinquanta dall'artista Pietro Cascella. A questo punto non sono chiari i progetti della proprietà, che aveva già chiesto lo sgombero un anno fa.

Intanto il quartiere si mobilità insieme a nome del cinema come Paolo Virzì. Elio Germano (accorso al Cinema America direttamente dal Festival di Venezia), Daniele Vicari. In una assemblea pubblica è stata lanciata l'idea di una gestione partecipata del cinema, magari attraverso una forma di azionariato popolare che consenta l'acquisto della struttura. Fra i più entusiasti all'idea di un cinema gestito da attori, registi e cittadini c'è Virzì: “Ci sto, sono già pronto a staccare i biglietti”.

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