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Cei, in corsa i vescovi più amati

23/05/2014  Per entrare nella terna, da cui il Papa sceglierà il presidente, i vescovi dovranno avere almeno il 50 più uno per cento dei voti.

Papa Francesco alla Conferenza episcopale italiana (Ansa).
Papa Francesco alla Conferenza episcopale italiana (Ansa).

La maggioranza qualificata dei due terzi per l’elezione diretta non è mai stata raggiunta nelle votazioni che hanno portato alla scelta della terna su cui votare il presidente della Cei, che rimane comunque di nomina pontificia. Lo ha spiegato alla fine dei lavori venerdì mattina ai giornalisti il cardinale di Genova Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana.

Ma Bagnasco ha ammesso che durante una delle votazioni l’elezione diretta ha riscosso la maggioranza semplice dei consensi con 104 voti, non  sufficienti tuttavia per procedere in tal senso alla modifica dello Statuto. All’assemblea hanno partecipato 234 vescovi, compresi 27 vescovi emeriti che non hanno diritto di voto. Sono state fatte diverse votazioni per arrivare alla definizione. Quando è stata messa ai voti l’elezione diretta a favore hanno votato 104 vescovi e contro 102. Un vescovo dunque non ha votato, essendo 207 gli aventi diritto. Poi è stata messa ai voti la soluzione che prevedeva la terna.

Per questa ipotesi hanno si sono espressi 156 vescovi. Essendo la maggioranza richiesta dei due terzi, pari a 142, la proposta della terna è stata approvata. Dunque per il prossimo presidente si procederà in questo modo: prima verrà fatta una serie di votazioni per stabilire la terna, di cui possono far parte i vescovi che hanno preso il 50 per cento più dei voti. Quindi i tre nomi più votati saranno posti in votazione singolarmente. La maggioranza richiesta è ancora il 50 per cento più uno. I risultati verranno portati al Papa che nominerà al vertice della Cei uno dei tre vescovi della terna.

Sarà il Regolamento che verrà approvato nell’assemblea straordinaria di novembre, già convocata ad Assisi, a stabilire se i nomi e il numero dei voti verranno comunicati all’assemblea dei vescovi o se rimarranno riservati al Papa. Finora per la nomina del presidente si era parlato di una terna affidata al Papa, ma mai la sua costituzione era stata regolata nello Statuto. Per arrivare alla nuova procedura occorre comunque attendere l’approvazione della Santa Sede. A questo punto l’attuale presidente potrebbe dimettersi. Ma il Papa potrebbe anche stabilire che le nuove regole entrino in vigore alla fine naturale del mandato di Bagnasco, previsto per il 2017.

L’assemblea della Cei ha anche stabilito la ripartizione dei fondi dell’otto per mille. L’anno scorso in totale la Cei ha ricevuto un miliardo e 55 milioni di euro, con un incremento di 23 milioni di euro. Il conteggio riguarda i redditi del 2010 in base alle dichiarazioni fatte nel 2011. Per misurare il cosiddetto “effetto Francesco”, che secondo alcuni farebbe aumentare le firme a favore della Chiesa cattolica, bisogna dunque aspettare il 2017, quando verranno rese note le scelte dei contribuenti relative al 2013, anno dell’elezione di Bergoglio.

Nella distribuzione dell’otto per mille i vescovi hanno deciso di aumentare di cinque milioni euro la quota che va alle diocesi per interventi caritativi e di diminuire di una cifra equivalente l’ammontare del denaro destinato allo stipendio dei preti.

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Il Papa apre i lavori dell'assemblea della Cei
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