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domenica 14 aprile 2024
 
l'assemblea cei
 

Zuppi sugli abusi del clero: «Nella Chiesa non c’è prescrizione. Difficile oggi che un vescovo insabbi»

16/11/2023  Dalla seconda rilevazione commissionata dalla Cei e presentata giovedì durante l’assemblea generale di Assisi sono emersi 32 casi di abusi segnalati, oltre la metà avvenuti in parrocchia, e 54 le vittime nel 2022. Il presidente della Cei: «Chiunque denuncia anche a distanza di anni viene ascoltato»

Il tema più scottante è quello degli abusi del clero sui minori e il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, non si sottrae durante la conferenza stampa di chiusura dell’Assemblea generale dei vescovi italiani di Assisi in cui è stata presentata la seconda Rivelazione sulle attività di tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nelle diocesi italiane.

«Nella Chiesa non c’è prescrizione», spiega Zuppi, «chiunque denuncia anche a distanza di anni viene ascoltato, e comunque noi facciamo un procedimento interno. In molti casi non c’è un rimando al penale perché prescritto, ma per noi no. Ci sono casi di persone che denunciano solo all’autorità ecclesiastica e non hanno alcuna intenzione di denunciare alle autorità civili, mentre la nostra richiesta è di rivolgersi anche alle autorità civili». Quanto a presunti episodi d’insabbiamento dei casi di abusi da parte dei vescovi, il presidente della Cei ha risposto: «È difficile che oggi un vescovo insabbi. È quasi più pericolosa una valutazione non oggettiva. Semmai il rischio è quasi il contrario: che per prudenza si avviino procedimenti giuridici anche soltanto per verificare i fatti».

Dalla seconda rilevazione sulle attività dei Servizi territoriali di tutela minori e adulti vulnerabili promossa dalla Conferenza episcopale italiana attraverso il Servizio Nazionale per la tutela dei minori, è emerso che sono stati 32 i casi di presunti abusi segnalati: la maggior parte si riferisce al passato (18, pari al 56,8%) rispetto ai casi attuali (14, pari al 43,8%). Prendendo in considerazione la modalità del presunto abuso, emerge che la maggior parte delle segnalazioni fa riferimento a casi reali (29 in valore assoluto, pari al 90,6%), molto meno a casi relativi ad episodi via web (3 casi pari al 9,4%). Dall’analisi del luogo in cui è avvenuto il presunto abuso reale, emerge che nella maggior parte dei casi si tratta della parrocchia (17 su 29, pari al 58,6%).

Analizzando i casi segnalati per tipologia di abuso, si nota la prevalenza di “comportamenti e linguaggi inappropriati (offese, ricatti affettivi e psicologici, molestie verbali, manipolazioni psicologiche, comportamenti seduttivi, dipendenze affettive, …)”, pari a 20 casi in totale su 74. Il numero di vittime di presunti abusi nel 2022 è risultato pari a 54.

La rilevazione, affidata anche quest’anno agli esperti dell’Università cattolica del Sacro Cuore, sede di Piacenza, Paolo Rizzi e Barbara Barabaschi, e riferita al 2022, ha coinvolto i Servizi regionali, diocesani e interdiocesani e i Centri di ascolto diffusi su tutto il territorio nazionale.

L’età delle presunte vittime all’epoca dei fatti si concentra nella fascia 15-18 anni (25 su 54). Il secondo gruppo rappresentato tra le vittime è quello composto da chi ha più di 18 anni (19 su 54). Il focus sul genere delle presunte vittime rivela una netta prevalenza di femmine (44) rispetto ai maschi (10). L’analisi del profilo dei presunti autori di reato porta a soggetti di età compresa tra i 40 e i 60 anni, in oltre la metà dei casi, con una media di 43 anni.

Si tratta per la quasi totalità di maschi (31 su 32), chierici per un terzo, religiosi per un terzo e laici (37%). Con riferimento ai laici, il dettaglio relativo al servizio pastorale svolto indica che i presunti autori di reato, al momento della segnalazione, svolgevano i seguenti ruoli: educatore (5 casi), catechista (1 caso), fondatore di associazione ecclesiale, insegnante di religione, seminarista. Per lo più celibi ma anche 2 sposati.

Per le opzioni offerte dai Centri di ascolto nei confronti delle presunte vittime nel 2022 prevale l’accompagnamento psicoterapeutico (10 casi) e in seconda battuta la fornitura di informazioni e aggiornamento sull’iter della pratica (9 casi).

È stata data la possibilità di incontrare l’Ordinario o ancora un percorso di accompagnamento spirituale. Altre opzioni sono la consulenza ai genitori, l’incontro con il vicario episcopale, il supporto nell’incontro con le autorità civili e il supporto al sacerdote dell’oratorio.

L’offerta dei servizi è stata definita sulla base dei bisogni espressi dalle presunte vittime, sentito il parere degli esperti dell’équipe a supporto dei servizi diocesani per la tutela dei minori. Sono anche attivate azioni di accompagnamento agli autori dei presunti reati di abuso, a partire da percorsi di “accompagnamento psicoterapeutico” (6 casi).

La rilevazione ha visto l’ampia partecipazione delle diocesi italiane: da 166 sono passate a 186, che corrispondono a 190 diocesi su 206 (escludendo le diocesi accorpate e quelle abbaziali), portando la rappresentatività statistica del campione di indagine al 92,2%. Un dato che conferma la crescente sensibilizzazione sul tema e che si realizza in una raccolta di dati “sinodale”, in cui ogni elemento registrato è frutto del diretto coinvolgimento delle centinaia di persone coinvolte nelle strutture pastorali.

Scendendo nel dettaglio geografico, l’indagine ha visto la partecipazione di 82 diocesi (pari al 45,1% del campione) dell’Italia meridionale, di 60 diocesi (pari al 32,3% del campione) dell’Italia settentrionale e di 44 diocesi (pari al 23,6% del campione) collocate nel Centro Italia. In termini dimensionali, oltre la metà delle diocesi coinvolte sono di media scala, tra 100 e 250 mila abitanti (104) e solo 29 di piccole entità, al di sotto dei 100 mila abitanti.

I vescovi italiani in preghiera per la pace ad Assisi durante l'assemblea generale della Cei (Ansa)

"Il diritto di sciopero va difeso ma serve più dialogo tra le parti"

  

Nel corso della conferenza stampa, Zuppi ha parlato degli altri temi di attualità, a cominciare dal diritto di sciopero dopo la riduzione dello sciopero generale previsto per venerdì 17. «È difficile rispondere: c’è un diritto che va difeso, ma c’è anche una limitazione del diritto che va difesa», ha detto, «non voglio fare Pilato. Se dovessi pensare a quello che abbiamo auspicato rispetto alla Costituzione, ma anche più generale, forse ci vuole più incontro, più dialogo, anche nelle scontro politico ci vuole una dialettica, che deve riguardare le sfide presenti. Ho l’impressione che su questo siamo ancora un po’ lontani».

Sulla situazione internazionale, il cardinale ha risposto alle domande dei giornalisti sugli sviluppi della missione di pace in Ucraina portata avanti su incarico di Papa Francesco. «Per completare la missione di pace si farà tutto quello che serve. Continua tutto l’impegno per i bambini e gli altri aspetti umanitari», ha assicurato Zuppi, «su richiesta delle autorità ucraine ci siamo concentrati sull’aspetto umanitario. La Chiesa lo fa già in tanti modi, basta pensare all’attività di solidarietà straordinaria della Chiesa greco cattolica. Continueremo sicuramente i contatti con le autorità da una parte e dall’altra, in piena collaborazione con la Segreteria di Stato», ha garantito il presidente della Cei: «C’è una buona collaborazione, tenendo presenti le enormi difficoltà».

In merito al fatto che il conflitto in Ucraina sia stato oscurato dal conflitto in corso tra Israele e Hamas, Zuppi ha risposto: «Per noi no, la Chiesa i riflettori ce l’ha tutti quanti accesi, come per il Sud Sudan o il Nagorno Karabakh».

L’altro tema su cui si sono concentrate le domande dei giornalisti è stato la riforma dei seminari, uno degli argomenti discussi in quest’Assemblea: «C’è stata un’importante discussione, è stato fatto un bel lavoro sugli emendamenti presentati», ha riferito il presidente della Cei in merito al documento approvato dai presuli durante i lavori. «Tutto ci è stato richiesto dal Dicastero, e ora presenteremo il documento al Dicastero per la riconferma e l’attuazione», ha informato il cardinale. Il testo, infatti, emendato secondo le indicazioni dell’Assemblea, sarà ora sottoposto alla conferma da parte del Dicastero per il Clero.

«La gestazione è stata abbastanza lunga, il rischio era di arrivare fuori tempo massimo», ha commentato Zuppi, definendo il nuovo documento, che offre orientamenti comuni e indicazioni condivise perché ogni singola Conferenza episcopale regionale possa costruire il progetto formativo dei propri seminari, un documento «di grande importanza per i preti e la formazione del clero».

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Cei, i vescovi italiani in preghiera per la pace sulla tomba di San Francesco ad Assisi
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