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mercoledì 10 agosto 2022
 
 

Cellulare alla guida, dove la patente a punti ha fallito

02/07/2013  Troppi automobilisti, giovani e non, sfrecciano in autostrada a 130 km orari e più digitando un Sms. La violazione è contemplata, ma è difficile sanzionarli. E tra smartphone e navigatori si rischiano delle stragi.

La patente a punti taglia il traguardo dei dieci anni di vita e sembra che il sistema di dare e togliere punti si sia rivelato efficace nel combattere le infrazioni al Codice della strada e quindi nel rendere più sicura la circolazione. Tutto bene, dunque? Non proprio. Rispondete in coscienza a questa domanda: vi sembra che il numero di coloro che guidano l’auto tenendo in mano il telefonino sia diminuito, in questo arco di tempo? La domanda potrebbe essere ancora più insidiosa: voi stessi avete smesso, o almeno cercato di diminuire l’uso del cellulare mentre guidate?

Basta anche una superficiale osservazione empirica per dimostrare che, almeno su questo fronte, l’introduzione della patente a punti ha fallito: gente che sfreccia in autostrada a 130 km orari e più digitando un Sms, uomini e donne che attraversano una rotatoria con l’apparecchio incollato all’orecchio (e pazienza se la curva viene un po’ sbilenca e ci si sofferma troppo in una zona rischiosa), persone che non rinunciano a parlare con la mamma o la fidanzata nemmeno mentre impostano un tornante in montagna…

Le tecnologie per continuare a conversare senza infrangere il Codice e senza mettere a repentaglio se stessi e gli altri ci sarebbero, dall’auricolare al “vivavoce”, ma trovare chi ne fa uso è come trovare il famoso ago nel pagliaio… Il problema, infatti, è culturale antropologico: se ci rendiamo conto che nessuno ci sanziona, non modificheremo mai il nostro comportamento, nemmeno con la patente a punti. Fatta la legge, in questo caso non c’è stato nemmeno bisogno di escogitare l’inganno, perché quella legge non viene mai applicata e i controlli sono insufficienti.

 
 
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