Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
mercoledì 24 luglio 2024
 
 

Cellulare alla guida, dove la patente a punti ha fallito

02/07/2013  Troppi automobilisti, giovani e non, sfrecciano in autostrada a 130 km orari e più digitando un Sms. La violazione è contemplata, ma è difficile sanzionarli. E tra smartphone e navigatori si rischiano delle stragi.

La patente a punti taglia il traguardo dei dieci anni di vita e sembra che il sistema di dare e togliere punti si sia rivelato efficace nel combattere le infrazioni al Codice della strada e quindi nel rendere più sicura la circolazione. Tutto bene, dunque? Non proprio. Rispondete in coscienza a questa domanda: vi sembra che il numero di coloro che guidano l’auto tenendo in mano il telefonino sia diminuito, in questo arco di tempo? La domanda potrebbe essere ancora più insidiosa: voi stessi avete smesso, o almeno cercato di diminuire l’uso del cellulare mentre guidate?

Basta anche una superficiale osservazione empirica per dimostrare che, almeno su questo fronte, l’introduzione della patente a punti ha fallito: gente che sfreccia in autostrada a 130 km orari e più digitando un Sms, uomini e donne che attraversano una rotatoria con l’apparecchio incollato all’orecchio (e pazienza se la curva viene un po’ sbilenca e ci si sofferma troppo in una zona rischiosa), persone che non rinunciano a parlare con la mamma o la fidanzata nemmeno mentre impostano un tornante in montagna…

Le tecnologie per continuare a conversare senza infrangere il Codice e senza mettere a repentaglio se stessi e gli altri ci sarebbero, dall’auricolare al “vivavoce”, ma trovare chi ne fa uso è come trovare il famoso ago nel pagliaio… Il problema, infatti, è culturale antropologico: se ci rendiamo conto che nessuno ci sanziona, non modificheremo mai il nostro comportamento, nemmeno con la patente a punti. Fatta la legge, in questo caso non c’è stato nemmeno bisogno di escogitare l’inganno, perché quella legge non viene mai applicata e i controlli sono insufficienti.

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo