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venerdì 07 agosto 2020
 
Record di longevità
 

La carica dei centenari

20/11/2017  Il nostro paese, in una lista di 163 nazioni, è quello in cui si rimane sani più a lungo. E a Milano, malgrado lo smog, i centenari sono triplicati. Nel 2017 i milanesi che hanno compiuto i 100 anni sono arrivati a quota 667 contro i 249 del 1999. L’87% sono donne.Come Maria Bernacchi, 104 anni, che solo la scorsa estate ha visto per la prima volta il mare. E adesso vuole andare a conoscere la regina Elisabetta. Oltre alla sua scopriamo le storie di altri tre centenari in ogni angolo d'Italia

Cento anni sono un traguardo ambito, salutato come un evento eccezionale dalla famiglia e dalla comunità tutta. E se in passato era un evento raro (meno di un secolo fa, ovvero nel 1922, si contavano solo 50 centenari in Italia), ora siamo arrivati a quota 17 mila. Destinati ad aumentare sempre più. Tra di essi la componente femminile è più numerosa: nel 2015 le donne rappresentavano ben l’83,8% del totale dei centenari. Un fenomeno spiccatamente italiano poiché il nostro Paese in una lista di 163 nazioni risulta quello in cui si è sani più a lungo. Siamo andati a conoscere alcuni di questi centenari per farci raccontare le loro storie.

Maria Bernacchi ha quasi 105 anni e il meglio della sua vita lo ha vissuto dopo i 99, quando cioè ha incontrato la sua badante Liliana, dopo che per una caduta non riusciva più a camminare. Liliana, 68 anni, tre figli e una piccola pensione, è come una figlia per Maria, vivono insieme in un appartamento di due locali al piano terra di una zona abbastanza centrale di Milano. Maria la adora, e durante la nostra chiacchierata ogni tanto la guarda amorevolmente ed esclama: «La mia Liliana, le voglio tanto bene, tutto quello che fa è ben fatto».

E in effetti le ha stravolto la vita. Ha deciso di farle vivere tutte le esperienze che non aveva mai avuto e che desiderava. Per prima cosa l’ha portata a ballare in discoteca. Poiché non aveva mai visto il mare la scorsa estate l’ha portata per la prima volta in vacanza in Liguria. Si è accorto di lei papa Francesco, che l’ha invitata a un’udienza in Vaticano. Poi tanto ha fatto che è stata ospite del Festival di Sanremo, dove ha persino intonato Quel mazzolin di fiori.

Maria non ha avuto figli e non ha nessun parente che si occupi di lei: una vita molto semplice la sua, tanti anni a fianco al marito e poi da sola fino a 99 anni in una casa al terzo piano senza ascensore e la prima soddisfazione a 100 anni quando ha ricevuto l’Ambrogino d’oro. Le chiediamo se la sua longevità ha qualche segreto, magari qualche alimento speciale («Anche il Papa mi ha chiesto cosa le do da mangiare», ridacchia Liliana). Ma rimaniamo delusi: ha sempre mangiato di tutto, ed è golosa di lasagne e ravioli. E ora ci sarebbe un altro desiderio: poter vedere la regina Elisabetta. E chissà che non ci riesca davvero.

Anche Stella Maria Carro, 105 anni appena compiuti, è molto coccolata: vive a Santo Stefano di Magra (La Spezia) con la figlia Ivana e il genero Roberto ormai da quarant’anni. La longevità è una cosa di famiglia, visto che suo nonno, un garibaldino, era arrivato all’allora considerevole età di 80 anni. Non riesce più a muoversi tanto e trascorre la giornata sul divano guardando documentari sugli animali: ma non dimentica mai l’appuntamento delle 18 con il rosario di Lourdes su Tv2000.

«Fino a due anni fa usciva ancora a fare una passeggiata e andava a Messa anche due volte al giorno, ha sempre avuto una grande fede», ricorda la figlia. A Stella piace rievocare il suo passato da contadina, quando da bambina pascolava le pecore e faceva le formaggette, oppure quando con il fuoco otteneva il sale dall’acqua di mare e poi lo andava a vendere. La sua alimentazione è da manuale della longevità: cibi semplici, tutti i tipi di verdura e ancora oggi un bicchiere di vino rosso a pasto. «E ha anche un buon carattere», ci spiega la figlia, «si adatta a tutto. E poi noi le diamo tanto affetto e anche questo credo sia molto importante».

«Se la mia nonna Caterina Locantore è arrivata così lucida al traguardo dei 104 anni», ci racconta la nipote Marisa, «lo deve alla lettura quotidiana di Famiglia Cristiana, di cui è una fedelissima abbonata». Caterina è stata una delle poche ragazze che potevano studiare: ha frequentato l’Istituto magistrale al convitto di Potenza e tornava alla sua casa di Montescaglioso, in provincia di Matera, solamente per le feste. Era un tipo intraprendente e ricorda che per aiutare un’amica a far ingelosire il ragazzo che le piaceva indossò la tuta e il completo da motociclista e passò con l’amica sotto al balcone di quel ragazzo. La cosa buffa, ricorda Caterina, è che ai piedi portava le scarpette col tacco.

Il grande amore della sua vita è stato il cugino Francesco, che veniva dalla città di Taranto. Il padre di Caterina era contrario alla loro frequentazione perché diceva che «i ragazzi che vengono dalla città sono tutti filibustieri». Alla fine, mosso forse dal grado di parentela e dalla buona posizione della famiglia di Francesco, acconsentì al fidanzamento ma perché si potesse celebrare il matrimonio fu necessaria la dispensa papale. Caterina non ha mai lavorato e si è occupata della famiglia, della casa e del figlio Vincenzo da lei tanto amato.

Cento anni li compirà fra tre mesi Alfredo Dini di Lugo di Ravenna. La sua è stata una vita davvero avventurosa. A 17 anni andò volontario in Africa. Dove oltre a combattere costruì strade e ospedali. Tornato in Italia, si distinse negli sport, equitazione e scherma, tanto da mancare di un soffio la partecipazione alle Olimpiadi del 1936. Lavorò come assicuratore piazzando così tanti contratti da meritare gratifiche e stipendi allora favolosi.

«Nel 1942 partii come autiere per la campagna di Russia», ricorda. «Ho vissuto esperienze drammatiche, la ritirata, il carcere, la fame. Vedevo morire i miei commilitoni, ma inspiegabilmente resistevo a tutto. Anche al freddo della Siberia e alla prigionia in Kazakistan, dove zappavo i campi di cotone. Alla fine della guerra fui rispedito in Italia con il tifo petecchiale e la broncopolmonite: pesavo 42 chili!».

Dopo la guerra ha fatto mille lavori e ha raccontato la sua avventura in un libro. «La passione per la scrittura, come quella della lettura mi è rimasta e ancora oggi partecipo a numerosi premi letterari con i miei racconti. Così come non manco mai alle adunate alpine». Ha superato un infarto ed è in ottima forma, sia fisica sia mentale. E aspetta con ansia la festa per i suoi cento anni. «Ci sarà anche il sindaco!», dice con orgoglio.

Foto di Giovanni Panizza

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