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Centrafrica, orrore senza fine

18/02/2014  Nella Repubblica centrafricana i civili inermi sono bersaglio quotidiano dei gruppi armati. Nonostante tutto, prosegue l'impegno umanitario di Medici Senza Frontiere e della Cooperazione italiana.

©Raphael Piret/MSF
©Raphael Piret/MSF

Per rendersi conto della situazione, basterebbe sapere che ormai quasi un quarto della popolazione centrafricana, pari a circa un milione di persone, ha abbandonato le proprie abitazioni per sfuggire alle violenze che insanguinano le strade di Bangui, la capitale, e le città del Nordovest: Bouca, Bossangoa, Carnot, Berberati e Baoro.

Stremati da mesi di violenze continue, il 70 per cento dei centrafricani è afflitto inoltre dall'endemica carenza di cibo, dall'impossibilità di accedere ad acqua potabile e servizi sanitari. Come se non bastasse, l'approssimarsi della stagione delle piogge aumenterà a dismisura il rischio di epidemie.

Gli stessi operatori umanitari presenti sul campo raccontano ormai di violenze indiscriminate e senza precedenti che si verificano a ritmo quotidiano, colpendo tanto le comunità cristiane quanto quelle musulmane: i civili sono diventati di fatto il bersaglio mobile dei due principali gruppi armati, Seleka e anti-Balaka, che si contendono il controllo del territorio seminando terrore. Due milioni e mezzo di persone, quindi, sono le vittime di una crisi umanitaria devastante.

L'immensa tendopoli sorta attorno l'aeroporto di Bangui. Oltre 100 mila persone vivono qui in condizione disperate
L'immensa tendopoli sorta attorno l'aeroporto di Bangui. Oltre 100 mila persone vivono qui in condizione disperate

Il ponte aereo italiano

La costante insicurezza dovuta agli scontri armati nel Nordovest del Paese ha reso impossibile da percorrere la strada che da Bangui giungeva al porto di Duala, in Camerun, principale punto di approvvigionamento via terra. Perciò ora tutti gli aiuti umanitari, compresi i medicinali dei quali c'è un bisogno estremo, devono forzatamente essere trasportati per via aerea.

Per rispondere a questo ennesimo, drastico peggioramento delle condizioni di vita della popolazione, completamente dipendente dagli aiuti umanitari internazionali, l'Ufficio emergenza della Direzione generale della Cooperazione italiana allo sviluppo ha messo a disposizione un aereo cargo di aiuti di emergenza, che è atterrato a Bangui l'11 febbraio scorso. A bordo teli di plastica, taniche e serbatoi, kit per la potabilizzazione dell'acqua, zanzariere, forniture sanitarie e medicinali destinati al personale di Intersos presente sul campo.

"Il cargo umanitario fornito dal ministero degli Esteri", ha spiegato da Bangui il segretario generale Intersos Marco Rotelli, "permetterà al nostro personale d'emergenza, che sta allestendo due cliniche mobili, di assistere circa 85 mila persone, in 26 campi dell'area di Bangui, che necessitano di immediata assistenza. La stagione delle piogge in arrivo rappresenta poi una nuova emergenza per la popolazione sovraffollata: i malati di malaria aumenteranno, così come il rischio di diarrea acuta per via dell'insufficiente numero di latrine e del bassissimo quantitativo di acqua potabile, meno di 1 litro al giorno per abitante. Una combinazione che potrebbe causare, nelle prossime settimane, molte vittime tra bambini e soggetti più vulnerabili".

Medici Senza Frontiere al lavoro nel Community Hospital di Bangui ©Juan Carlos Tomasi/MSF
Medici Senza Frontiere al lavoro nel Community Hospital di Bangui ©Juan Carlos Tomasi/MSF

Comunità musulmane costrette all'esilio, denuncia MSF

  

L'intera popolazione civile è vittima di una violenza estrema e radicalizzata. Tutte le comunità ne pagano il prezzo, eppure negli ultimi giorni sono aumentate le rappresaglie collettive contro la minoranza musulmana.

In molte aree del Nordovest, interi villaggi sono di fatto ostaggio dei gruppi armati anti-Balaka, impossibilitati a fuggire dagli scontri e ad accedere a cure mediche. Chi riesce a fuggire, non è atteso però da un destino migliore: l'esilio forzato. Secondo Medici Senza Frontiere, già 30 mila musulmani sono stati costretti a rifugiarsi in Ciad e 10 mila in Camerun. A Bangui le famiglie musulmane si stanno radunando all'aeroporto in un campo separato, nella grande Moschea o in siti di sfollati isolati come quello a PK12, sperando così di potersi sottrarre ai saccheggi e alle rappresaglie.

In realtà anche la comunità cristiana, pur rappresentando la maggioranza nel Paese, è stata colpita altrettanto duramente dalle violenze: sfollamenti in massa e decine di migliaia di persone in cerca di rifugio presso i centri religiosi della città, oppure andando a ingrossare le fila dei 100 mila derelitti accampati nei pressi dell'aeroporto, tutti troppo spaventati per fare ritorno nelle proprie case.

"L'effetto della violenza sull'intera popolazione civile ha raggiunto livelli scioccanti", ha affermato Martine Flokstra, coordinatore di emergenza di Medici Senza Frontiere. "Le azioni intraprese e gli sforzi attuali sono insufficienti di fronte a questa crisi continua". Nello scorso mese di gennaio, MSF ha curato a Bangui più di 1650 feriti cristiani e musulmani; solo nell'ultima settimana, 91 pazienti con ferite da machete o arma da fuoco sono stati ricoverati al Castor Health Center. Al campo dell'aeroporto invece, sono stati curati 265 feriti, 100 dei quali arrivati nell'ultima settimana, a riprova di una violenza che ha rotto qualsiasi argine e sta assumendo i contorni di un vero e proprio genocidio.

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