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Chaouki: "Facciamolo, ma poniamo delle condizioni"

21/05/2013 

Uno dei volti nuovi e giovani del Parlamento italiano è quello di Khalid Chaouki , 30 anni, italiano di origine marocchina, deputato del Partito democratico.
“Sono nato a Casablanca”, racconta, “e cresciuto in Emilia, fra Parma e Reggio. Sono arrivato in Italia nel 1992 con mia madre e i miei fratelli, mentre mio padre era arrivato qui due anni prima.

Sono sposato con Khalida e ho due figli, Adam e Ilyas. Faccio il giornalista e sono responsabile dei Nuovi Italiani del Pd. Dal 2004 sono cittadino italiano”. Khalid, come sta vivendo questa esperienza di parlamentare? “La vivo con un senso di enorme responsabilità. Sento di essere la voce degli immigrati di seconda generazione e vorrei davvero che non fallisse l'ennesimo tentativo di cambiare la legge sulla cittadinanza”.
Le dichiarazioni in questo senso da parte del ministro dell'integrazione Kyenge hanno scatenato polemiche, secondo lei ci sono oggi in Italia le condizioni per una nuova legge sulla cittadinanza? “Al di là delle polemiche, oggi c'è comunque un'attenzione nuova rispetto a prima, che coinvolge in modo trasversale tante persone e riflette un po' la situazione della società. Sento un'attenzione nuova e questo lo vivo sia negli incontri quotidiani con i cittadini sia dentro il parlamento, anche con i colleghi di altri partiti”.

A questo proposito, come valuta la firma da parte di tre senatori del Movimento Cinque Stelle del disegno di legge sullo ius soli? “Abbiamo parecchi segnali interessanti dai deputati e senatori del M5S. C'è una condivisione del principio, manca ancora però una presa di coraggio per uscire pubblicamente. Noi ci aspettiamo, al di là della buona volontà individuale, una presa di posizione pubblica di questi nostri colleghi”. Ma in concreto come vorrebbe veder applicato lo ius soli? “Premetto che non abbiamo mai chiesto il riconoscimento automatico della cittadinanza alla nascita per tutti i bambini stranieri.

Poniamo alcune condizioni. Per noi il radicamento della famiglia degli immigrati è fondamentale, quindi la cittadinanza va garantita alla nascita per chi è figlio di genitori che sono residenti in Italia da almeno cinque anni. Invece, per chi arriva in Italia da piccolo, la cittadinanza può arrivare al completamento del ciclo scolastico. Ci interessa garantire ai bambini di fare un percorso scolastico e di crescere da italiani, questa è la priorità”.
Che vantaggi porterebbe il riconoscimento dello ius soli? “Il vantaggio principale sarebbe quello di far crescere in casa degli italiani a tutti gli effetti, altrimenti si corre il rischio di avere una generazione di giovani rancorosi e in qualche modo rinnegati dalla propria madre patria, che è l'Italia. Alla base di una nuova legge sulla cittadinanza c'è quindi un'idea di coesione sociale, di costruzione di un'identità italiana più forte, inclusiva dei nuovi italiani, che è fondamentale per il futuro dell'Italia”.

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