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STATI UNITI
 

L'America armata piange i morti di Charleston

19/06/2015  La strage nella chiesa afroamericana nel South Carolina riporta sotto i riflettori nazionali, oltre al problema dell'odio razziale, anche quello dell'enorme diffusione di armi da fuoco nelle case degli americani.

Un odio cieco, viscerale contro i neri. Per quest'odio Dylann Roof, ragazzo bianco di 21 anni, ha deciso di colpire al cuore una delle chiese simboliche e più antiche della comunità afroamericana del Sud degli Stati Uniti, la Emanuel African Methodist Episcopal Church, a Charleston, in South Carolina, uno dei principali porti d'America al quale approdavano le navi cariche di schiavi dall'Africa.

Roof è entrato nella chiesa, ha aperto il fuoco sui fedeli riuniti per l'incontro di preghiera. Ha ucciso nove persone, tra cui il reverendo Clementa Pinckney, pastore metodista oltre che senatore democratico, grande supporter di Barack Obama. Un crimine d'odio razziale, premeditato, preparato con lucidità, ha dichiarato il capo della polizia di Charleston.

L'America è sconvolta da un nuovo episodio di odio razziale. Ma anche da un crimine che riporta per l'ennesima volta a galla il problema della diffusione di armi fra i cittadini, in un Paese che considera il possesso di un'arma da fuoco come un diritto civile fondamentale, sulla base del secondo emendamento della Costituzione americana. Agli investigatori lo zio di Roof ha raccontato che Dylann - un ragazzo tranquillo, a suo dire, ma che in realtà ha precedenti per droga e violazione di domicilio - aveva ricevuto da suo padre come regalo di compleanno una pistola, calibro 45. L'arma con la quale il ragazzo è andato a compiere la strage.  

Il problema è che negli Stati Uniti acquistare un'arma da fuoco resta facile. Nel corso dei decenni lo Stato federale ha emanato varie leggi. Tuttavia, alle federali che pongono restrizioni e regole precise, si aggiungono quelle varate da ogni singolo Stato, che possono fissare varie eccezioni a quelle federali. Secondo il censimento del 2010, gli americani possedevano 300 milioni di armi, il 40-45% delle case statunitensi aveva una pistola, oppure un facile o una carabina. Gli Stati americani si dividono tra quelli che non richiedono nessun permesso per detenere armi (la maggior parte), quelli per i quali bisogna richiederlo, alcuni dove in pratica vige la totale proibizione.
 
A complicare i tentativi di imporre maggiore rigidità al possesso e all'acquisto di armi è la potentissima lobby della National Rifle Association (che difende i diritti dei detentori di arma da fuoco negli Usa), in passato presieduta dall'attore premio Oscar Charlton Heston, scomparso nel 2008, che gioca un ruolo importante nelle campagne elettorali come finanziatrice e, di conseguenza, influisce fortemente sulle decisioni del Congresso.   

Ma, al di là delle leggi e dei regolamenti statali, il problema di fondo è culturale e chiama in causa una mentalità diffusa che non vede nelle armi uno strumento diseducativo per i bambini. In molte zone del Paese, è normale consuetudine per i genitori mettere in mano ai loro bambini, fin da piccoli, un fucile giocattolo, portarli a caccia e al poligono di tiro come passatempo.  

A riportare l'attenzione nazionale sul problema delle armi ai minori ha contribuito la tragedia accaduta nel Kentucky due anni fa: un bambino di 5 anni ha ucciso la sorellina di 2 sparandole con un fucile che gli era stato regalato dai genitori. L'arma, un fucile Crickett calibro 22, era stata progettata per bambini e l'azienda produttrice, Keystone Sporting Arms, la pubblicizzava come "La mia prima arma". Un business, quello delle armi per i più piccoli, che va fortissimo, soprattutto in certe aree del Paese dove pistole e fucili si tramandano da genitori a figli. Molto diffusi in America sono i corsi di addestramento rivolti ai ragazzini per insegnare loro come usare una pistola o un fucile. 

Negli ultimi due anni Barack Obama ha lavorato per cercare di affrontare il problema con una stretta sul possesso e sulla diffusione di armi fra i civili. Ma il Congresso ha bloccato i suoi tentativi. Così,  dopo la strage in South Carolina, Obama ha espresso la sua rabbia per i provvedimenti mancati: «Il presidente ha fatto tutto quello che poteva fare», ha dichiarato il suo portavoce Eric Schultz. «Il Congresso invece non è stato all'altezza, non è stato capace di affrontare la questione»E intanto l'America piange le vittime di Charleston.

(foto Reuters)

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