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sabato 27 novembre 2021
 
ATTACCO AL PAPA
 

Charlie Hebdo torna in edicola e fa la morale al Papa

25/02/2015  Disegnato come un cane rabbioso che insegue un cagnolino con il settimanale tra le mandibole e accostato alla jihad. I vignettisti si trasformano in moralisti e lo correggono sul Vangelo, a proposito dell'esempio del pugno.

"Je suis Charlie", io sono Charlie. Ma anche "Je suis prétentieux", ovvero "io sono presuntuoso" o se volete "Je suis moraliste", sono un moralista.  Il settimanale satirico Charlie Hebdo torna in edicola con un secondo numero dalla strage del 7 gennaio e attacca papa Francesco, ritraendolo come un cane, sbattendolo in copertina e infilandolo nella stessa muta di cani rabbiosi che insegue un cagnolino in fuga mentre tiene tra le mandibole il periodico. Nella muta si distingue uno jiadista infuriato, la leader del Fron National Marine Le Pen e l'ex presidente Sarkozy.  Fin qui rien de nouveau, niente di nuovo, verrebbe da dire,  perché la rivista ha sempre pubblicato vignette dissacranti e di cattivo gusto nei confronti di qualunque religione. Solo un po' di confusione in più rispetto al passato, perché non si capisce l'accostamento tra la Le Pen, Sarkozy, la jihad e papa Bergoglio, l'arcivescovo delle Villas Miserias di Buenos Aires chiamato al soglio di Pietro che sogna una Chiesa povera per i poveri. Questo non ci ha impedito di affermare - e lo ribadiamo -  che il massacro di Parigi era un'atrocità inaccettabile e che nessuna vignetta od offesa, nessuna impudenza, nessun accostamento strampalato potrà mai violare la sacralità della vita umana.

Stavolta però le vignette non c'entrano, perché i vignettisti - caso curioso -  hanno cambiato mestiere  e si sono messi a fare la morale al Pontefice. «Grazie anche al Papa, che ci ha consigliato di leggere la Bibbia, ma che dovrebbe rileggere i Vangeli, perchè un buon cristiano non darebbe mai un pugno a chi insulta sua madre, ma porge l'altra guancia»: è quanto si legge in una lunga lista di ringraziamenti nella nuova edizione. Dunque gli emuli degli illuministi si trasformano in farisei - chissà che ne avrebbe pensato Voltaire - , citano il Vangelo e correggono il Pontefice a proposito della famosa battuta pronunciata sul volo tra Sri Lanka e Filippine. Senza peraltro capire il significato di quella frase, che era - sotto forma di esempio -  un invito all'etica della responsabilità anche quando si fa della satira, al rispetto della libertà altrui e di quel nucleo di verità e dignità che ogni religione porta con sé. E invece i nostri bravi vignettisti si sono dati alla predica. E non c'è nulla di più triste e patetico di un vignettista che si erge a moralista e predicatore.

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