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sabato 16 ottobre 2021
 
"Lontana" dai bisogni?
 

«Che amara sorpresa l’università a distanza»

06/10/2020 

La mia terza figlia ha appena iniziato l’università e ha avuto una sorpresa amarissima. Alla prima lezione, durante la presentazione il rettore ha comunicato che i corsi per il momento partiranno solo a distanza, e subito dopo il docente del corso ha fatto intendere che si andrà avanti così tutto il semestre. Non le nego il dispiacere mio per questo inizio, ma soprattutto la sua depressione, sognava di poter almeno avere qualche giorno in presenza per potersi ambientare e stringere nuove conoscenze con cui condividere lo studio e non solo. Credo che la scuola superiore abbia fatto moltissimo per gli studenti, purtroppo la prima impressione che ho dell’Università Statale di Milano, dove mia figlia si è iscritta alla facoltà di Filosofia, è che sia davvero distante dai bisogni degli studenti, soprattutto delle matricole.

LETTERA FIRMATA

Cara amica, non mi stupisce quello che mi scrivi e capisco la difficoltà di iniziare, ma soprattutto la mancanza di motivazione che tutto questo provocherà in moltissimi studenti che proprio nelle aule universitarie, nelle biblioteche e nel confronto con studenti e docenti cercano una conferma alle proprie scelte. Sapevamo tutti, famiglie, studenti, noi insegnanti, della scuola primaria e secondaria in particolare, che la ripartenza non sarebbe stata facile. In questi ultimi mesi abbiamo assistito a tante discussioni sugli spazi, sui banchi, sull’importanza della didattica in presenza, sulla necessità di tornare in sicurezza alla normalità. Tante le interviste alla ministra della Pubblica istruzione, molte meno quelle al ministro dell’Università e della Ricerca, quasi che quel settore dell’istruzione avesse meno criticità da affrontare o che la didattica a distanza non presentasse un serio problema per gli studenti. Ma i nodi come sempre vengono al pettine e così in queste ultime settimane, con la ripartenza anche dell’attività accademica, ci si è accorti che non tutto tornava e sono arrivate le prime precisazioni e rassicurazioni su come si sarebbero svolte le lezioni universitarie. Anche se dal ministero viene data l’indicazione di ripartire, come per le scuole superiori, almeno con una didattica mista, metà in presenza, metà a distanza, proprio per venire incontro alle matricole, ogni ateneo si sta muovendo a suo modo. Così, per esempio, in base alla propria autonomia a Trento le lezioni in presenza sono già iniziate e distanziamento e sicurezza sono garantiti tramite app, mentre Milano preferisce, come anche tu ci scrivi, ancora una didattica a distanza, creando non solo disagi emotivi ma anche molto pratici. Molti studenti fuori sede, infatti, si sono affidati o fidati di una vera ripartenza e hanno cercato case e stanze, con costi decisamente elevati da sopportare, trovandosi poi però a non poter fare quella vita universitaria che speravano seppur con tutte le restrizioni che la pandemia impone. Mi auguro per tua figlia e per tutti gli studenti in genere che presto i docenti dei nostri atenei sentano l’obbligo di incontrare almeno ogni tanto fisicamente i loro studenti.

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