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mercoledì 14 aprile 2021
 
 

Che bel piacere il Barbiere firmato Pizzi

16/08/2018  Trionfa al Rossini Opera Festival di Pesaro il più celebre titolo rossiniano. In programma anche "Ricciardo e Zoraide", "Adina" e "Il Viaggio a Reims". Chiusura il 23 agosto con la Petite Messe Solennelle.

Gioachino Rossini morì nella sua villa di Passy, non lontano da Parigi, il 13 novembre 1868. Sono passati 150 anni e l’anniversario dà un tocco speciale al Rossini Opera Festival che si è aperto a Pesaro l’11 agosto. Il titolo inaugurale del ROF, che da quest’anno ha come sovrintendente il tenore peruviano Ernesto Palacio, era “Ricciardo e Zoraide”, opera di Rossini rappresentata per la prima volta al San Carlo di Napoli nel 1818  e in seguito divenuta di rara esecuzione. Ambientata in Nubia all’epoca delle Crociate, l’opera è un “dramma serio” che Rossini riempie di tanta bella musica, soprattutto nei pezzi d’insieme. La parte musicale è una meraviglia, grazie alla direzione di Giacomo Sagripanti (abruzzese, vincitore degli Opera Awards di Londra 2016 come miglior giovane direttore d’orchestra), qui alla guida dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI,  e a un cast in cui hanno brillato il sempre elegante Juan Diego Florez (ormai pesarese di adozione), Pretty Yende (soprano sudafricano di grande voce e bella presenza scenica), Sergey Romanovsky, Nicola Ulivieri e il giovane tenore spagnolo Xabier Anduaga, dotato di una voce squillante premiata con applausi convinti dal pubblico. Vari “buuu” invece,  alla prima, per la regia di Marshall Pynkoski, che riempie l’opera di balletti incongrui (con movimenti, tra l'altro,  dell’epoca giurassica del balletto) e che spesso costringe gli interpreti a gesti insulsi.

“Adina”, farsa in un atto di Gherardo Bevilacqua Aldobrandini, è una delle opere di Rossini più misteriose. Richiesta da un committente (forse tale Gaetano Pezzana), la prima rappresentazione  era prevista a Lisbona nel 1818, ma si dovette aspettare fino al 12 giugno 1826 per vederla in scena al Teatro de São Carlos della città portoghese. Ambientata a Bagdad, la farsa racconta la storia di un Califfo invaghito di Adina, sua prigioniera e innamorata del giovane arabo Selimo. i due giovani tentano una beffa e la fuga, vengono scoperti ma ecco il colpo di scena: Adina è la figlia del Califfo. Quindi, lieto fine. Sono 75 minuti di musica frizzante, ben diretta dal  venezuelano Diego Matheuz, alla guida dell’Orchestra Sinfonica Rossini, e cantata splendidamente da un impeccabile Vito Priante (il Califfo) e da Lisette Oropesa (Adina), giovane soprano americano al suo debutto al ROF. Bella voce, grande sicurezza, presenza scenica notevole, la Oropesa ha incantato il pubblico (“Che bella voce, proprio cristallina” commentavano estasiate le signore in platea) e alla fine dello spettacolo, allegra e spensierata, senza tirarsela,  è andata alla cena degli artisti in bicicletta, insieme al giovane marito, facendo “ciao ciao” con la manina per le strade di Pesaro. Promettente il giovane tenore sudafricano Levy Sekgapane (Selimo). Funziona e piace molto la regia di Rosetta Cucchi, che riempie il palcoscenico del teatro Rossini con una grande torta nuziale che si trasforma in macchina scenica.

Ciliegina sula torta del ROF 2018 è “Il Barbiere di Siviglia” firmato da Pier Luigi Pizzi, splendido signore ottantottenne ancora capace  di stupire. La sua regia del titolo più rappresentato di Rossini è un grande esempio di pulizia, luminosità ed eleganza. Sula scena, dove domina un bianco accecante,  spiccano i colori sgargianti dei cantanti (compreso un magnifico viola, alla faccia della superstizione). La regia di Pizzi si mette al servizio della musica e nello spettacolo, eseguito nella versione integrale senza tagli, la comicità scaturisce con grande naturalezza dalla musica e dai dialoghi. Merito della direzione brillante del canadese Yves Abel, sul podio del’Orchestra RAI, e di un cast stellare. Travolgente il Figaro del giovane Davide Luciano, animale di palcoscenico, bravo anche a suonare la chitarra, disinvolto nel mezzo spogliarello che gli impone Pizzi durante la celeberrima cavatina. Elegantissimo nel portamento e nella voce il Conte d’Almaviva di Maxim Mironov, il quale strappa al pubblico un applauso infinito dopo l’aria “Cessa di più resistere”. Fresca e di bella presenza la Rosina del mezzosoprano giapponese Aya Wakizono, che sarebbe perfetta con un pizzico di grinta in più. Strepitosi Michele Pertusi (Don Basilio) e Pietro Spagnoli (Bartolo), due artisti navigati  da sempre esempio di eleganza e stile. Nota di merito anche per Elena Zilio, veterana dei teatri d’opera, che recita  e canta benissimo nei panni di Berta. Alla fine ovazioni, il pubblico che applaude ritmicamente battendo i piedi sul pavimento, e passerella trionfale per tutti, con un Pizzi raggiante, allegro giovanotto in giacca bianca su pantaloni e scarpe rossi.

Il ROF ha in calendario (il 15 e il 17 agosto) anche “Il Viaggio a Reims”, nell’ambito del Festival Giovane, e la Petite Messe Solennelle (il 23 agosto) con le voci di Carmela Remigio, Daniela Barcellona, Celso Abelo e Nicolas Courajal. Sul podio Giacomo Sagripanti, alla guida dell’Orchestra RAI e del Coro del Teatro della Fortuna M. Agostini. La Messe sarà eseguita al Teatro Rossini, con videoproiezione in diretta in Piazza del Popolo.

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