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martedì 26 ottobre 2021
 
Brutte storie
 

«Che choc la rete di ragazzini che si scambiava materiali pedopornografici»

19/08/2020 

Sono rimasto sotto choc per la notizia che ho letto nei giorni scorsi su vari quotidiani: la Polizia postale toscana ha scoperto una rete di minorenni, ragazzi e ragazze, che si scambiavano immagini di pornografia pedofila, ma anche di atti di violenza efferata contro persone, anche bambini. Cose da far accapponare la pelle e che mi danno fastidio anche solo a parlarne qui. Cose al di là di ogni fantasia perversa, inimmaginabili. Perdipiù trafficate da ragazzi giovanissimi: sette di 13 anni, il maggiore di 17! La mamma di un ragazzo di 15 anni aveva trovato sul cellulare del figlio video hard, si è rivolta alla Polizia postale e ha scoperto che il proprio figlio era il “capo” di questa banda. Chissà che dolore per questa mamma! Che cosa passa per la testa di questi ragazzi?

ARMANDO

Cara Armando, è davvero una notizia che va al di là delle peggiori fantasie. Ma che ci può portare qualche riflessione. Innanzi tutto, non si può generalizzare. Le azioni di questi pochissimi ragazzi non sono quelle ordinarie degli adolescenti. E non si può pensare che ogni adolescente covi in sé queste fantasie. Certo, non sappiamo che cosa passa nelle loro teste. Forse la scoperta più importante di questa fase della vita è che nella mente nessuno può leggere, e ciascuno può ospitare i pensieri più strani. Questo non signi ca che dobbiamo dubitare che nelle menti di tutti i ragazzi siano annidati desideri così perversi. In ogni caso, dobbiamo porre grande attenzione a quello che dicono e fanno: per capire se si stanno radicando in un sistema di valori che comprendano il rispetto degli altri, l’attenzione per i più piccoli e deboli, ma anche un certo controllo delle proprie emozioni e pulsioni, affinché imparino ad autoregolarsi. Sono queste infatti le migliori difese contro l’insorgere di pensieri e fantasie così terribili. La seconda cosa, collegata alla prima, è che i ragazzi sono subissati da tanti stimoli diversi, anche a causa del facile accesso a Internet. Il controllo è necessario, soprattutto  no ai 13 anni: occorre poter accedere liberamente ai loro cellulari  no a quell’età. Non serve un controllo continuo e sistematico, che diventerebbe opprimente e controproducente. Tuttavia i ragazzi più piccoli devono sapere che i genitori, se lo desiderano, possono vedere che cosa accade on line ai  gli. Soprattutto però occorre tenere aperta una comunicazione schietta e una vicinanza emotiva. Poter parlare di tutto, compresi temi non facili come la sessualità e la violenza, da affrontare con tatto e naturalezza, ma senza remore. Non per fare monologhi, ma lasciando spazio ai ragazzi per esprimere i propri pensieri. Per non lasciarli soli di fronte alle sollecitazioni che vengono dall’esterno.

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