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venerdì 10 aprile 2020
 
Restrizioni Coronavirus
 

Che cosa vuol dire state a casa? Ecco che cosa è cambiato dal 22 marzo

24/03/2020  Cambiato il modulo di autocertificazione, cambiate le regole riguardo al rientro nella residenza. Proviamo con l'aiuto della circolare del capo della Polizia a fare un po' di chiarezza.

L’autocertificazione che abbiamo avuto in tasca fino all’uscita per la spesa di pochi giorni fa non vale più sono cambiati, dal 23 marzo, i criteri e il modulo (in allegato). Le restrizioni aumentano, le regole cambiano velocemente, la loro interpretazione non sempre è immediata, anche perché non c’è il tempo di stabilizzarla che le cose già mutano in corsa. Appena ieri dalle Procure della Repubblica trapelavano indiscrezioni secondo le quali ci si stava spaccando la testa su una virgola del nuovo Decreto della Presidenza del consiglio (22 marzo) che restringe ancora le possibilità di spostamento degli italiani in questi giorni confinati dall’epidemia.

E intanto fioccano le denunce, alle persone pescate a uscire senza una giustificazione secondo le regole e talvolta, come in Lombardia, può accadere che sulle stesse regole si sovrappongano provvedimenti diversi, come nel caso dell’ordinanza regionale del 22 marzo che inasprisce alcune delle restrizioni previste nel Dpcm del 22 marzo, in particolare riguardo all’attività degli studi professionali, cui il governo consente di restare aperti e la Regione vorrebbe chiusi, pur ammettendo,  nelle parole dell’assessore Gallera, «Problemi interpretativi».

Intanto una circolare del capo della Polizia Franco Gabrielli alle Questure un po’ orienta e pure il nuovo modulo, che pare meno oscuro del precedente. Vediamo come e perché.

Chi compila il modulo intanto ora deve precisare non solo la propria residenza ma anche il domicilio, rendendo più semplice giustificare la condizione di chi dimora, per esempio per lavoro, in un comune diverso da quello della propria residenza anagrafica e che si trova scritto sulla carta d’identità (si pensi a chi si è spostato in un’altra città per studio o lavoro dove ha una casa, ma ha mantenuto la propria abitazione principale nel comune di residenza).

Con il decreto del 22 marzo infatti non è più consentito, come fino al precedente decreto che il nuovo va a integrare, rientrare sempre e comunque nel proprio comune di residenza, ma si deve il più possibile rimanere fermi nel comune in cui ci si trova, salvo alcuni specifici casi in cui lo spostamento (di cui si deve specificare da dove a dove) è consentito. E in particolare, come si evince dal modulo e dalle indicazioni del capo della Polizia, si può uscire dalla casa privata nella quale si abita anche temporaneamente nella fase attuale dell’emergenza

1) Per comprovate esigenze lavorative.

2) Assoluta urgenza (per trasferimenti a Comune diverso)

3) Situazione di necessità (spostamenti all’interno del Comune)

4) Motivi di salute.

Solo per questi motivi è consentito lo spostamento da e verso il Comune di residenza. A tale proposito la circolare fa degli esempi: lo spostamento del pendolare che va e viene da casa al lavoro anche in Comune diverso rientra nelle comprovate esigenze lavorative. Altrettanto è da ritenere assoluta urgenza il caso di chi vada in stazione o in aeroporto a prendere e portare a casa un proprio congiunto che rientra. Come rientra nella necessità, lo spiega direttamente il Viminale nelll'altra circolare inviata ai Prefetti, il caso di chi abiti in un piccolo comune che non abbia farmacia o supermercati e vada a provvedere nel Comune vicino.

Restano, intanto, in vigore le misure fissate con ordinanza dal ministero della salute il 20 marzo che vietano l’accesso a parchi e giardini pubblici, che restringono l’attività motoria all’aperto alla prossimità della propria casa e a distanza di un metro dagli altri; che chiudono i bar nelle stazioni, nelle aree di servizio, ad eccezione delle autostrade, dove invece si può continuare a vendere cibo da consumarsi fuori e di quelli che si trovano in aeroporti e ospedali, aperti rispettando le distanze. Vietato nei giorni festivi e prefestivi, di fatto par di capire dal giovedì al lunedì, ogni spostamento verso le case diverse da quella principale, comprese le seconde case di vacanza.

 

 

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