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venerdì 22 ottobre 2021
 
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«Che emozione riconoscere la reliquia, ho rivisto Wojtyla»

31/01/2014  Mons. Giovanni D'Ercole, vescovo ausiliario de L'Aquila, ha effettuato il riconoscimento ufficiale, in Questura, dei filamenti del tessuto intriso di sangue di Giovanni Paolo II. «In una città terremotata come L’Aquila, che fa fatica a rialzarsi», afferma, «questa reliquia smembrata è quasi un messaggio della Provvidenza a ritrovare l’unità e la coesione». E sui ragazzi che hanno compiuto il furto: «Credo che Giovanni Paolo II li abbia già perdonati, dobbiamo farlo anche noi. Il loro gesto gesto è frutto di disagio non di criminalità»

«Ho provato un’emozione grandissima, in un certo senso ho rivissuto il mio rapporto con Giovanni Paolo II». È stato mons. Giovanni D’Ercole, vescovo ausiliare de L’Aquila, a effettuare il riconoscimento ufficiale, venerdì mattina in Questura, della reliquia di papa Wojtyla trafugata una settimana fa dal santuario di San Pietro della Ienca, alle pendici aquilane del Gran Sasso, da tre giovani ragazzi.

«Sono stato chiamato dal questore dell’Aquila e quando sono arrivato ho visto una serie di piccoli filamenti di stoffa. Non ho avuto dubbi, ho capito subito che era la reliquia del Papa, anche se non più integra come era prima che venisse rubata», racconta mons. D’Ercole. «I frammenti», continua il presule, «sono stati ritrovati giovedì pomeriggio nel quartiere del Progetto Case della frazione aquilana di Tempera, dove abitava uno dei tre ragazzi che hanno confessato il furto».

Ora sarà molto difficile ricomporla nella sua integrità. «Credo proprio di sì», spiega il vescovo, «i frammenti sono sottilissimi, quelli che mancano sarà difficile trovarli e per questo la polizia Scientifica ha impiegato anche un cane molecolare. Gli inquirenti hanno svolto un ottimo lavoro, senza dubbio, per risolvere questo caso in pochissimi giorni».

Quella reliquia smembrata per mons. D’Ercole riveste adesso un valore simbolico ancora più grande di prima: «In una città terremotata come L’Aquila, che fa fatica a rialzarsi, dove la costruzione procede a rilento», afferma, «questa reliquia è quasi un messaggio della Provvidenza a ritrovare l’unità, la coesione, a ripartire di nuovo. È un messaggio forte per tutti noi, quasi un invito a restare uniti. Non sappiamo se riusciremo a ricomporla di nuovo come prima ma anche così, divisa, ha un valore simbolico importante».

Ma tornerà ad essere custodita nel piccolo santuario della Ienca? «Credo proprio di sì, lo spero. Ovviamente la decisione spetta al nostro arcivescovo ma è giusto che torni lì, in quel luogo molto caro a papa Wojtyla dove si fermava a pregare durante le sue passeggiate in montagna».

Mons. D’Ercole ha parole di comprensione anche per i 3 ragazzi, hanno tutti tra i 18 e i 20 anni, che hanno compiuto il furto. «Quello che è successo è frutto di disagio sociale non di criminalità», afferma, «conoscendo il grande amore che Giovanni Paolo II aveva per i giovani credo che li abbia già perdonati per questo gesto. E dobbiamo farlo anche noi».  

 
 
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