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mercoledì 17 aprile 2024
 
vaticano
 

«Se vogliamo che il mondo cambi, cambiamo il cuore: lasciamoci prendere per mano da Maria»

25/03/2022  Prima di consacrare al Sacro Cuore di Maria l'Ucraina e la Russia papa Francesco s'è confessato e ha confessato. «Solo l'amore di Dio salva, mettendoci al riparo dalla paura, come disse l'Angelo alla Vergine», ha affermato Bergoglio.

È un Papa dolorante quello che avanza verso la statua della Madonna di Fatima proveniente dal santuario di San Vittorino, a Tivoli, e che incensa il crocifisso prima di cominciare la cerimonia penitenziale con l’atto di consacrazione dell’Ucraina e della Russia al Cuore immacolato di Maria.

Come lui stesso aveva detto invitando tutti i vescovi del mondo a unirsi in preghiera per la Consacrazione, sbisogna accostarsi a quest'atto con cuore penitente. Per questo, prima di recitare l'atto con cui affida l'umanità intera, ma soprattutto l'Ucraina e la Russia, alla Madonna, il Papa celebra la liturgia della Parola e si confessa. Subito dopo lui stesso confessa alcuni fedeli. Prima, però, nell'omelia aveva spiegato che il cristiano ha sempre un motivo di gioia perché  «il Signore è con noi».Lo dice l'angelo Gabriele, per tre volte, a Maria. E questo dobbiamo ricordarlo anche noi. Quando andiamo a confessarci al centro non ci sono i nostri peccati, ma il SIgnore. C'è un primato da restituire alla Grazia. «Confessarsi è dare al Padre la gioia di rialzarci. Al centro di quanto vivremo non ci sono i nostri peccati, ma il suo perdono», ripete il Pontefice. La Confessione è il sacramento della gioia, è il «Signore che, come a Nazaret da Maria, entra in casa nostra e porta uno stupore e una gioia prima sconosciuti». Per questo chi amministra il sacramento della riconciliazione deve dare l'annuncio del «Rallegrati, il Signore è con te». Non deve esserci «nessuna rigidità, nessun ostacolo, nessun disagio; porte aperte alla misericordia!»

E poi non dobbiamo avere paura. L'Angelo dice a Maria: «Non temere». Le stesse parole dette ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe, a Giuseppe, a Maria. Non dobbiamo avere paura. «Ogni volta che la vita si apre a Dio, la paura non puo più tenerci in ostaggio. Sorella, fratello, se i tuoi peccati ti spaventano, se il tuo passato ti inquieta, se le tue ferite non si rimarginano, se le continue cadute ti demoralizzano e ti sembra di aver smarrito la speranza, non temere», ripete il Papa. «Dio conosce le tue debolezze ed e più grande dei tuoi sbagli». Chiede solo di non tenere per noi le nostre fragilità, ma di deporle davanti a lui.

L’annuncio dell’Angelo dava a Maria ragioni serie per temere, «le proponeva qualcosa di impensabile, che andava al di la delle sue forze e che da sola non avrebbe potuto gestire: ci sarebbero state troppe difficoltà, problemi con la legge mosaica, con Giuseppe, con le persone del suo paese e del suo popolo». Ma Maria, sottolinea il Papa «non solleva obiezioni. Le basta quel non temere, le basta la rassicurazione di Dio. Si stringe a Lui, come vogliamo fare noi stasera». Maria ci insegna a partire sempre da Dio.

E in «questi giorni in cui notizie e immagini di morte continuano a entrare nelle nostre case, mentre le bombe distruggono le case di tanti nostri fratelli e sorelle ucraini inermi» avvertiamo un «senso di impotenza e inadeguatezza. «Abbiamo bisogno di sentirci dire “non temere”. Ma non bastano le rassicurazioni umane, occorre la presenza di Dio, la certezza del perdono divino, il solo che cancella il male, disinnesca il rancore, restituisce la pace al cuore. Ritorniamo a Dio, al suo perdono».

Infine l'Angelo dice a Maria: «Lo Spirito Santo scenderà su di te». QUesto è il modo in cui Dio interviene nella storia. «In ciò che conta non bastano le nostre forze. Noi da soli non riusciamo a risolvere le contraddizioni della storia e nemmeno quelle del nostro cuore. Abbiamo bisogno della forza sapiente e mite di Dio, che è lo Spirito Santo. Abbiamo bisogno dello Spirito d’amore, che dissolve l’odio, spegne il rancore, estingue l’avidità, ci ridesta dall’indifferenza».

Chiediamo molte cose a Dio, ma la cosa più importante è chiedergli lo Spirito Santo, la forza per amare. Senza amore un cristiano «è come un ago che non cuce: punge, ferisce, ma se non cuce, se non tesse, se non unisce, non serve».

 

In comunione con il Santo Padre, a Roma, ed inviato in Portogallo da papa Francesco, il cardinale Konrad Krajewski, 58 anni, ha consacrato a Fatima Russia e Ucraina alla Madonna. Foto tratta dal web.
In comunione con il Santo Padre, a Roma, ed inviato in Portogallo da papa Francesco, il cardinale Konrad Krajewski, 58 anni, ha consacrato a Fatima Russia e Ucraina alla Madonna. Foto tratta dal web.

Per tutto quello che stiamo vivendo c'è bisogno di attingere al perdono di Dio e alla forza dell'amore, dello Spirito Santo disceso di Maria. «In unione con i Vescovi e i fedeli del mondo, desidero solennemente portare al Cuore immacolato di Maria tutto ciò che stiamo vivendo: rinnovare a lei la consacrazione della Chiesa e dell'umanità intera e consacrare a lei, in modo particolare, il popolo ucraino e il popolo russo, che con affetto filiale la venerano come Madre», sottolinea il Pontefice. Non si tratta di una formula magica, ma «di un atto spirituale. è il gesto del pieno affidamento dei figli che, nella tribolazione di questa guerra crudele e insensata che minaccia il mondo, ricorrono alla Madre, come fanno i figli, gettando nel suo Cuore paura e dolore, consegnando se stessi a lei. E riporre in quel Cuore limpido, incontaminato, dove Dio si rispecchia, i beni preziosi della fraternità e della pace, tutto quanto abbiamo e siamo, perché sia lei, la Madre che il Signore ci ha donato, a proteggerci e custodirci».

E infine il Pontefice ricorda la frase di Maria «Avvenga per me secondo la tua parola» e il suo correre in fretta dalla cugina Elisabetta. La sua «è la partecipazione più stretta al suo piano di pace per il mondo. Ci consacriamo a Maria per entrare in questo piano, per metterci a piena disposizione dei progetti di Dio». Maria che va in fretta dalla cugina, «prenda oggi per mano il nostro cammino», confida il Papa, e «lo guidi attraverso i sentieri ripidi e faticosi della fraternita e del dialogo, sulla via della pace».

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Il Papa a San Pietro si confessa, poi la consacrazione alla Vergine
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