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«Che sia unita». Il Papa prega per l'Europa

10/05/2020  Nella messa mattutina il Pontefice ricorda gli anniversari dell'Europa e poi sottolinea l'importanza della preghiera senza la quale la Chiesa non può andare avanti

Papa Francesco torna a parlare dell’Europa ricordando le due commemorazioni: «il 70.mo della Dichiarazione di Robert Schuman, che ha dato inizio all’Unione Europea, e anche la commemorazione della fine della guerra» e chiede, di nuovo, unità. Che l’Europa, dice il Pontefice, «cresca unita, in questa unità di fratellanza che fa crescere tutti i popoli nell’unità nella diversità».

Nel'omelia, poi, spiega il Vangelo di Giovanni. In particolare il passo dove Gesù afferma: «Qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio».

Una dichiarazione, spiega Bergoglio, «che possiamo dire dell’accesso al Padre. Il Padre sempre è stato presente nella vita di Gesù, e Gesù diceva che il Padre ha cura di noi e delle sue creature. E quando i discepoli gli chiesero di imparare a pregare, Gesù ha insegnato il “Padre nostro”». Il Signore ci insegna «questa fiducia nel Padre, fiducia nel Padre che è capace di fare tutto. Questo coraggio di pregare, perché per pregare ci vuole coraggio, ci vuole lo stesso coraggio, la stessa franchezza che per predicare: la stessa». Francesco ricorda il coraggio di Abramo, quando «mercanteggiava»: aveva «il coraggio della lotta nella preghiera, perché pregare è lottare: lottare con Dio». E il coraggio di Mosè che osava dire «no» a Dio. Pregare con poco coraggio, dice il Papa «è una mancanza di rispetto. Pregare è andare con Gesù al Padre che ti darà tutto. Coraggio nella preghiera, franchezza nella preghiera. La stessa che ci vuole per la predica».

E, spiegando la prima lettura, parla dei conflitti che c’erano anche «nei primi tempi della Chiesa, perché i cristiani di origine greca mormoravano – mormoravano, già a quel tempo si faceva questo: si vede che è un’abitudine della Chiesa … - mormoravano perché le loro vedove, i loro orfani non erano ben custoditi; gli apostoli non avevano tempo». E Pietro, insieme agli altri apostoli, «illuminato dallo Spirito Santo, “inventò” i diaconi: sette persone di fede che si prendessero cura del servizio, in modo che quelle persone che avevano ragione di lamentarsi, fossero assistite nei loro bisogni». Una decisione presa dagli apostoli perché potessero dedicarsi alla preghiera e all’annuncio della Parola. Questo ci spiega qual è il compito vero del vescovo: «Pregare e predicare. Con questa forza che abbiamo sentito nel Vangelo: il vescovo è il primo che va dal Padre, con la fiducia che ha dato Gesù, con il coraggio, con la parresìa, a lottare per il suo popolo. Il primo compito di un vescovo è pregare». E ricorda un sacerdote, «un santo parroco, buono» che, ogni volta che incontrava un vescovo domandava: «”Ma eccellenza, quante ore al giorno lei prega?”, e sempre diceva: “Perché il primo compito è pregare”. Perché è la preghiera del capo della comunità per la comunità, l’intercessione al Padre perché custodisca il popolo».

E «il popolo, vedendo il vescovo pregare, impara a pregare. Perché lo Spirito Santo ci insegna che è Dio che “fa la cosa”. Noi facciamo un pochettino, ma è Lui che “fa le cose” della Chiesa, e la preghiera è quella che porta avanti la Chiesa».

I diaconi, invece, devono fare il resto «così la gente è ben custodita e ha risolto i problemi e anche i suoi bisogni. Ma a noi, vescovi, la preghiera e l’annuncio della Parola».

«È triste», conclude il Papa, «vedere bravi vescovi, bravi, gente buona, ma indaffarati in tante cose, l’economia, e questo e quell’altro e quell’altro … La preghiera al primo posto. Poi, le altre cose. Ma quando le altre cose tolgono spazio alla preghiera, qualcosa non funziona».

La preghiera al primo posto «perché la Chiesa sa che senza questo accesso al Padre non può sopravvivere».

Infine le parole per la Comunione eucaristica:

«Ai tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro e ti offro il pentimento del mio cuore contrito che si abissa nel suo nulla e nella tua santa presenza. Ti adoro nel sacramento del tuo amore, l’ineffabile Eucaristia. Desidero riceverti nella povera dimora che ti offre il mio cuore; in attesa della felicità della comunione sacramentale voglio possederti in spirito. Vieni a me, o mio Gesù, che io vengo da Te. Possa il tuo amore infiammare tutto il mio essere per la vita e per la morte. Credo in Te, spero in Te, ti amo».

 

 

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