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martedì 16 luglio 2024
 
IL RITRATTO
 

Chi è Giorgio Parisi, l'italiano nobel per la fisica 2021

05/10/2021  Il premio era nell'aria, ma all'inizio ha temuto che fosse uno scherzo. Ritratto di Giorgio Parisi, il fisico teorico ma pragmatico, che abbiamo imparato a conoscere per i numeri della pandemia

Giorgio Parisi, 73 anni, è uno dei pochi entrati “papi” nel “conclave” per il premio Nobel senza esserne uscito cardinale. Si sa che tanti sono i candidati al Nobel pochi gli eletti. Ma il suo nome quest’anno era uscito più volte, senza riguardo per le scaramanzie, soprattutto dopo che inizio 2021 aveva vinto il Premio Wolf, ultimo di un lungo elenco di riconoscimenti ricevuti, tra i più prestigiosi per la fisica internazionale. Mentre già si sapeva che i suoi studi scientifici l’avevano fatto finire, primo italiano, non troppe settimane fa nella classifica dei tre fisici più citati al mondo. Insomma c’erano le credenziali perché il professore ordinario di Fisica Teorica alla Sapienza di Roma, ricercatore associato all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, dal 2018 al 2021 Presidente dell’Accademia dei Lincei, oggi Vicepresidente e Presidente della Classe di scienze Fisiche, Matematiche e Naturali ricevesse anche il Premio Nobel per la Fisica, materia in cui si era laureato nel 1970 alla Sapienza di Roma sotto la guida di Nicola Cabibbo. Accademico dei Lincei, passato per anche per il CNR, Parisi ha trascorso anche lunghi soggiorni all’estero dalla Columbia University di New York (1973-1974), all’Institut des Hautes Etudes Scientifiques a Bures-sur-Yvettes (1976-1977), all’Ecole Normale Superieure di Parigi (1977-1978). Nella sua carriera scientifica, Parisi, studioso eclettico e curioso, ha dato molti contributi determinanti e ampiamente riconosciuti in diverse aree della fisica: fisica delle particelle, meccanica statistica, fluidodinamica, materia condensata, supercomputer. Ha, inoltre, scritto articoli su reti neurali, sistema immunitario e movimento di gruppi di animali. È stato vincitore di due advanced grant dell’ERC European Reasearch Council, nel 2010 e nel 2016, ed è autore di oltre seicento articoli e contributi a conferenze scientifiche e di quattro libri.

I suoi studi, spesso capaci di intuire la direzione di ricerche destinate a trovare riconoscimento molti anni dopo, si pensi a ricerche sul Bosone di Higgs, iniziate negli anni Settanta, che hanno portato solo nel 2012 alla scoperta di quella che con un po’ di fantasia è passata alle cronache come “La particella di Dio”. Il grande pubblico ha imparato a conoscerlo nel corso della tragica pandemia in cui siamo immersi e in cui ha messo le sue conoscenze al servizio della divulgazione aiutandoci a leggere e a interpretare i numeri della pandemia appunto con chiarezza accessibile ai più. Proprio di recente, nella difficoltà di spiegare alcune discrepanze nelle cifre, osservava che uno dei problemi italiani sono le banche dati che «non si parlano» e che impediscono di mettere per esempio a sistema incrociandoli i dati sulla malattia e quelli sui vaccini. Il suo pragmatismo, raro in accademia, è stato sottolineato da Antonio Zoccoli presidente dell’Infn che così ha salutato la notizia del Nobel: «Sicuramente caratteristiche salienti della genialità di Giorgio sono il suo ecclettismo e la sua capacità di visione, di anticipare, di capire prima degli altri qual era la direzione da prendere, che cosa sarebbe diventato rilevante per la ricerca. E anche il suo pragmatismo: Parisi è un fisico teorico che è spesso stato in grado di trasferire sul piano concreto i suoi lavori, come nel caso dello studio dei sistemi complessi che ha applicato a molte dinamiche della società».

Il professor Parisi ha accolto la notizia temendo uno scherzo: «Sono stato colto di sorpresa», ha commentato a caldo, «ma quando ho visto che era un numero che cominciava con 4, quindi dell'Europa settentrionale, mi sono detto: “può darsi che sia la volta buona”. È vero - ha aggiunto - che sulle prime ho avuto paura che fosse uno scherzo, ma poi è stato subito chiaro che non lo era». Le sue prime parole sono un messaggio, una lancia spezzata: «La ricerca è estremamente importante per creare il futuro ed è importante che la ricerca in Italia sia finanziata sul serio. Spero che questo sia un buon momento per investirci perché questo significa investire sui giovani». Non ha mai smesso, in questi tempi di pandemia, in cui la conoscenza basilare del metodo scientifico e la capacità di fidarsene possono determinare scelte che salvano o mettono in pericolo la vita, di incoraggiare a trasmetterne le basi già ai bambini, perché non diventino adulti sfiduciati nella scienza esposti alle sirene dei moderni Dulcamara.

Pochi minuti dopo l'annuncio del Nobel per la Fisica a Giorgio Parisi, sul balcone del "suo" istituto di Fisica all'università La Sapienza di Roma è apparso lo striscione "It's coming Rome" (sta arrivando a Roma), il tormentone che accompagna i successi italiani sportivi e non solo a cominciare dall'Europeo di calcio vinto sugli inglesi che giocando a Wembley avevano imprudentemente coniato, riferito alla Coppa, lo slogan "Is's coming home" (sta arrivando a casa). Qualcuno ha fatto notare il richiamo ironico a uno dei vincitori del Nobel per la Fisica dell'anno scorso, l'inglese Roger Penrose. Sotto la scritta, un grande "congratulazioni Giorgio!".

 
 
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