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venerdì 12 agosto 2022
 
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Royal Family, caccia al razzista

10/03/2021  Harry e Meghan hanno rivelato che un membro della Corte era preoccupato per il colore della pelle di loro figlio. Elisabetta (l'unica esclusa dall'accusa insieme a Filippo) è molto preoccupata. Carlo il principale indiziato. Le accuse di razzismo stanno facendo tremare la monarchia inglese

Harry e Meghan.
Harry e Meghan.

Il giorno dopo l’intervista di Meghan e Harry che, solo nel Regno Unito, è stata guardata da undici milioni di telespettatori, il principe Carlo ha visitato un centro di vaccinazione londinese ospitato dalla Jesus House Church, una chiesa dove i fedeli sono di origine africana. Sembrava che Buckingham Palace avesse scelto l’occasione per allontanare dall’erede al trono i sospetti di razzismo, anche se la visita era stata organizzata mesi prima. A chi gli chiedeva che cosa pensava delle accuse del figlio minore e della nuora il principe ha risposto con un sorrisetto nervoso e imbarazzato. Alcuni commentatori britannici hanno individuato proprio nel principe di Galles il personaggio che si sarebbe detto preoccupato del colore della pelle del piccolo Archie. Harry e Megham non hanno rivelato l’identità di chi aveva espresso una simile preoccupazione di marca razzista. «Se riveliamo la sua identità i Windsor verrebbero danneggiati in modo grave», hanno detto all’intervistatrice Oprah Winfrey Harry e Meghan, che hanno voluto escludere solo due personaggi della Corte: la Regina e il principe Filippo.

Un’accusa grave quella di razzismo per il principe che succederà alla Regina come capo del Commonwealth, lega di cinquantaquattro nazioni, molte in Africa e in Asia. Chi è il personaggio che riteneva la pelle di Archie un problema per la famiglia reale? Forse non lo sapremo mai. Ma non c’e’ dubbio che i Windsor si sono macchiati, come tante altre istituzioni britanniche, di razzismo istituzionale, “institutional racism”, un atteggiamento difficile da dimostrare ed estirpare.

Innumerevoli inchieste – una tra le tante quella condotta sull’uccisione del ragazzo di colore Stephen Lawrence, per motivi razziali, da una gang di bianchi nel 1993  - hanno dimostrato che la polizia britannica è razzista. Arresta, picchia, uccide di più i “coloured” rispetto ai bianchi. E lo scorso anno, in occasione del movimento “Black Lives Matter”, episodi disturbanti di abusi e violenze contro chi ha la pelle nera sono stati denunciati nelle più famose scuole private britanniche, quelle “public schools” dove vengono educate le “elites” che controllano questo Paese. E l’elenco potrebbe continuare. Sull’accusa di razzismo di Meghan, come era già capitato con la morte della principessa Diana, la Gran Bretagna si è divisa. Tra chi ha difeso la corona e la tradizione, accusando l’attrice americana di mentire, e chi ha sostenuto che aveva ragione e che è ora di ripensare le istituzioni, compresa la monarchia.

I parlamentari di colore Diane Abbott e David Lammy hanno denunciato che le redazioni dei tabloid, giornalacci vendutissimi, molto xenofobi, che vivono dei pettegolezzi sulla casa reale e che non hanno mai amato Meghan, sono piene di giornalisti bianchi, inevitabilmente razzisti. E oltre centosessanta giornalisti “coloured”, tra i quali anche i direttori di Guardian, Financial Times e HuffPost, hanno protestato pubblicamente perché la “Society of Editors”, l’associazione che rappresenta chi lavora in questo settore, ha fatto un comunicato nel quale dice che non vi è mai stato razzismo negli articoli scritti sulla moglie del principe Harry. Con il suo comunicato post intervista, pur conciliante, pur affettuoso, come è nella natura di Elisabetta II, la sovrana ha voluto proteggere la famiglia reale da qualsiasi indagine pubblica. Da uno sguardo davvero indagatore che la ripulisca dalle gravi accuse.

«Verranno prese seriamente», scrive la sovrana, «ma saranno una questione privata». «I ricordi possono tradire la memoria”, aggiunge Elisabetta, facendo balenare la possibilità che Harry e Meghan abbiano frainteso e confuso, che si siano sbagliati. La corona è un’istituzione ancora molto influente, in grado di sottrarsi a un’inchiesta. Il giornale progressista Guardian qualche settimana fa ha denunciato che la Regina e il principe Carlo hanno fatto cambiare dal governo una parte della legislazione per proteggere la loro ricchezza privata. E dell’abilità dell’erede al trono nell’aggirare il sistema fiscale si è scritto molto. Oltre che della sua capacità di manipolare i media per far accettare agli inglesi l’ex amante Camilla.

Il problema è quanto durerà un’istituzione costruita sul privilegio, lenta al cambiamento, capace di raggiungere soltanto una parte dei sudditi. Un’inchiesta condotta dalla nota casa di sondaggi “YouGov”, dopo l’intervista di Meghan e Harry, ha messo in luce che la metà degli ultrasessantacinquenni sudditi britannici pensavano che la coppia era stata trattata bene dagli Windsor mentre a non essere d’accordo erano l’87% di chi aveva tra i 18 e i 24 anni. La monarchia vive del consenso pubblico in un Paese dove esiste un forte movimento repubblicano e soltanto il 42% dei più giovani crede ancora nella monarchia. E si tratta di interviste condotte mentre sul trono c’è ancora la popolarissima Elisabetta II, che non ha mai sbagliato una mossa. La corona traballerà in modo pericoloso, sono d’accordo tutti gli esperti di monarchia, una volta collocata sulla testa del principe Carlo.

Meghan Markle è stata una possibilità perduta, l’occasione di raggiungere quei sudditi “coloured” ancora disprezzati da una parte del Palazzo. I Windsor, assediati dai tabloid dell’approvazione dei quali hanno costantemente bisogno, si sono chiusi sulla linea di successione. Su quei William e Kate che stringono mani tutti i giorni e sostengono charities senza dire una parola fuori dal seminato. Eppure su quello che si raccontano tra le quattro mura del palazzo, una volta terminate le funzioni ufficiali, è stato sollevato un punto di domanda che è destinato a rimanere.

 

 
 
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