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Chi è l'Angelo invisibile? «Lo rivelerò solo a papa Francesco»

12/12/2016  Da anni aiuta famiglie in difficoltà pagando debiti, affitti, cure mediche, rette scolastiche, spese legali. Sempre mantenendo l’anonimato

Seduto nella hall dell’albergo milanese a due passi da via Montenapoleone, quello che chiamano “l’Angelo invisibile” racconta le storie delle persone che ha aiutato con decine di migliaia di euro pagando debiti, affitti, cure mediche, rette scolastiche, spese legali. Sempre mantenendo l’anonimato. E nel frattempo controlla sul suo tablet l’andamento dei mercati, a caccia di un investimento con «un rendimento a doppia cifra». Non lo fa perché ha bisogno di soldi, tutt’altro. Ma solo perché è il suo lavoro e gli piace farlo. E poi oggi è una giornata speciale. Ha appena saputo che il ragazzo colpito da una grave malattia che ha ispirato il personaggio principale del romanzo Lettera ai miei figli sull’incertezza (Centauria libri), «ha deciso davvero di rimandare il suo viaggio in Svizzera dove per dicembre aveva programmato il suo suicidio assistito».

Torniamo indietro al 2003 quando Andrea, come si fa chiamare, da funzionario di banca si trasforma in un “Angelo invisibile”. «Sono cresciuto in una famiglia dove per tutti il denaro era il valore assoluto su cui fondare l’esistenza. Io devo essere stato un’anomalia genetica, perché ho sempre pensato che quando avrei potuto gestire il patrimonio di famiglia mi sarei comportato in modo diverso». E così alla morte del padre, anziché vivere di rendita con l’eredità ha iniziato a inviare lauti bonifici a enti caritatevoli. Ma questo non gli bastava. «Conosco tante persone della Milano “bene” che fanno così. Sono encomiabili, ma io sentivo che avevo bisogno anche di conoscere le persone che aiutavo».

L’occasione si presenta quando il Corriere della Sera pubblica un articolo intitolato L’uomo senza sonno: «Era un ferroviere che si era indebitato  fino al collo per far studiare i  figli. La sera faceva il portiere in un albergo, dormiva un paio d’ore e alle otto del mattino risaliva sul treno. L’ho incontrato e gli ho detto che gli avrei dato 20 mila euro, senza condizioni. Ci ho messo un bel po’ a convincerlo che non c’era niente sotto. Dopo qualche giorno ho ricevuto un suo Sms: “Stanotte ho dormito nel mio letto. Grazie”».
Da quel giorno Andrea contatta la redazione del Corriere che gli segnala casi simili e lo ribattezza “l’Angelo invisibile”. A questi si aggiungono quelli che arrivano da parrocchie, Onlus, centri di ascolto. Andrea contatta le persone e le aiuta  fino a quando non si rimettono in carreggiata. E non si limita al sostegno economico: «Due anni fa ho conosciuto una coppia. Lei era incinta all’ottavo mese ed erano appena stati sfrattati. Ho trovato loro una sistemazione, ma la cosa che li ha colpiti di più è stata quando sono venuto a prenderli con il mio furgoncino per aiutarli a fare il trasloco. È questa la differenza con la semplice beneficenza: le persone in difficoltà hanno bisogno prima di tutto di sapere che c’è qualcuno che ti sta vicino e ti ascolta».

A un ragazzo licenziato ingiustamente, Andrea ha invece offerto assistenza legale: «Quando è stato reintegrato, mi ha raccontato divertito la faccia che ha fatto il suo datore di lavoro quando ha visto l’atto di citazione firmato da uno dei migliori avvocati di Milano». Uno degli ultimi casi che ha seguito riguarda un altro ragazzo, Ahmed, che con una matita riesce a riprodurre persone e oggetti come se fossero una fotografia. «Nella sua famiglia andavano avanti in cinque con 600 euro al mese. Così il padre gli aveva imposto di interrompere gli studi. Io li ho aiutati e ora è entrato all’Accademia delle Belle Arti».
Chiediamo ad Andrea chi, a parte i familiari, sa che lui è “l’Angelo invisibile”. «Qualche anno fa ho pensato di rivelarlo a un mio amico imprenditore di grande successo che conoscevo da una vita, con l’intenzione di coinvolgerlo. Mi ha riempito di complimenti per due ore, mi ha salutato e da allora non l’ho più visto». I poveri sono più generosi dei ricchi? «Alcuni anni fa decisi di aprire un negozio di mobili per finanziare i missionari dell’Operazione Mato Grosso attivi in America latina. Cercavo volontari per farlo partire. Si presentarono in 50. Chiesi al responsabile quanti erano benestanti come me. Mi rispose che erano tutti operai, impiegati e pensionati. I ricchi vivono in una “bolla” e non pensano a ciò che succede fuori».

Anche se basta pochissimo perché questa “bolla” esploda. Nel 2008 anche Andrea fu travolto dalla crisi finanziaria mondiale. Perse quasi tutto, ma riuscì a risollevarsi perché è un mago della finanza. Un’altra bella “botta” la vita gliel’ha riservata poco tempo fa, quando gli è stata diagnosticata una grave malattia neurologica degenerativa. «Oggi sto bene, ma per tre giorni non sono riuscito ad alzarmi dal divano».
E arriviamo così al titolo del suo libro. «Ho tre gli, ormai grandi e sistemati, a cui ho sempre dato tutto. Ma quando ho detto loro della mia malattia, ho ricevuto solo telefonate distratte. Quando a giugno mi hanno ricoverato in ospedale, il più grande si è fatto vivo dopo quattro giorni, solo per dirmi che non poteva venirmi a trovare perché aveva altri impegni. Allora ho preso una decisione drastica: non dar loro più un soldo. Il risultato è che da allora si rifiutano di parlarmi. Con questo libro vorrei far capire che il senso della vita non è nei vestiti griffati e nelle belle macchine».

Con la fede, Andrea ha un rapporto complicato: «Fino a qualche anno fa, semplicemente non ci pensavo. Ora che sono costretto a passare tanto tempo a casa guardo molti documentari di astrofisica, la mia grande passione. Osservando le stelle, mi rendo conto che l’ordine che governa l’universo non può essere frutto del caso. Mi piacerebbe tanto confrontarmi con papa Francesco. A lui rivelerei chi sono davvero. Almeno del Papa ci si potrà dare...».

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