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lunedì 14 giugno 2021
 
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Chi è Tecla Insolia, che ha dato il volto a Nada nella fiction su Rai 1

11/03/2021  Intervista alla giovanissima attrice e cantante che ha interpretato Nada da adolescente in La bambina che non voleva cantare

Sono tante le similitudini tra la vita di Nada Malanima, nota semplicemente come Nada, e Tecla Insolia che la interpreta in La bambina che non voleva cantare, andato in onda su Rai 1 il 10 marzo, per la regia di Costanza Quatriglio (produzione Picomedia). Entrambe livornesi, di Gabbro Nada e di Piombino Tecla, entrambe bambine prodigio del canto, entrambe hanno debuttato giovanissime, a 15 anni Nada e a 16 anni Tecla, a Sanremo.«Quando ho letto l’autobiografia di Nada, Il mio cuore umano, per preparami alla parte», dice Tecla Insolia «mi sono riconosciuta tantissimo nella sua vita, abbiamo in comune anche la timidezza. Anche se mi esibisco da tanti anni, ho sempre ansia quando mi trovo di fronte al pubblico, e soprattutto mi feriscono i giudizi a volte spietati della gente, soprattutto sui social». La fiction racconta come Nada da piccola sia stata scoperta da una suora, che ha visto nella sua voce un dono del cielo. La mamma di Nada, Viviana (un’intensa Carolina Crescentini), malata di depressione, aveva investito tante aspettative nella figlia, nel cui successo vedeva la sua possibile felicità. E la porta, facendo tanti sacri.ci perché la sua è una famiglia di umili contadini, dal maestro Leonildo (Paolo Calabresi). Nada però inizialmente si rifiuta di prendere lezioni, si sente in un certo senso oppressa dalle aspettative della madre, ma poi la sua passione per la musica prevale e comincia a fare concorsi canori in Toscana, fino a quando viene scoperta e portata a cantare a Sanremo Ma che freddo fa, incantando all’Ariston. «Io canto da sempre», ricorda Tecla, «si può dire che abbia imparato prima a cantare che a parlare e i miei genitori, quando avevo cinque anni, mi hanno portato a prendere lezioni all’Accademia Woodstock di Piombino. Da allora il mio maestro è Gianni Nepi che, quando ero piccola, mi portava letteralmente per mano sui vari palchi». Tecla ha poi affinato la sua tecnica canora in alcune master class e all’età di dieci anni ha anche cominciato a prendere lezioni di recitazione all’Accademia le Muse. Quando si è iscritta online alle selezioni per Sanremo Young non pensava di finire tra i 40 selezionati tra 2 mila candidati. Poi è arrivata la vittoria al talent che le ha aperto la finale di Sanremo Giovani, dove ha cantato 8 marzo, che ha vinto il Premio Lucio Dalla e il Premio Enzo Jannacci. «Per me l’8 marzo si dovrebbe celebrare tutto l’anno, anche a me capita che qualcuno mi tratti con sufficienza perché sono una giovane donna, ma io vado avanti per la mia strada». Una strada già ben avviata, anche come attrice: dopo una piccola parte nell’Allieva, ha recitato a fianco di Anna Valle e Claudio Gioè in Vite in fuga. «Ho girato per sei mesi, la miglior scuola di recitazione è stare sul set», spiega, «e il bello di questo mestiere è proprio vivere delle situazioni che non accadrebbero mai nella realtà. Per questo io ora non saprei cosa scegliere tra cantare e recitare e mi piacerebbe portare avanti entrambe le strade». Da poco è uscito il suo secondo singolo L’Urlo di Munch, scritto durante il lockdown, per descrivere la sensazione di angoscia e claustrofobia. «Finora i miei testi li hanno scritti altri, ma vorrei diventare una cantautrice. Ancora però non mi sento pronta. Quando firmerò le mie canzoni, voglio che sia qualcosa di cui sono del tutto convinta». Intanto continua a studiare grafica in un tecnico professionale a Piombino. «Mi sarebbe piaciuto andare   al liceo artistico, ma nella mia città non c’era e allora con i miei genitori abbiamo scelto un compromesso, perché oltre alla scuola sono molto impegnata nel versante dello spettacolo». Le chiediamo se sapesse chi era Nada prima di interpretarla. «Certo, io amo molto la musica italiana,ascolto cantautori come Lucio Dalla, Mannarino, Luigi Tenco, Franco Battiato. E poi jazz, musica classica. Non disdegno nulla, tutto è arte, tutto è musica, anche il rap, pur non essendo quel genere il mio preferito». La fiction, anche se ambientata in Toscana, è stata girata nei dintorni di Roma. Un mondo lontano, quello degli anni Sessanta, da un’adolescente di oggi. «Ma è stato divertente immergermi in quell’epoca, soprattutto mi è piaciuto indossare gli abiti del tempo, anche se mi mancherebbero tante cose che fanno parte della mia vita, come il grande accesso alle informazioni». 
 

 
 
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