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Ecco chi sono i 14 impresentabili

01/06/2016  La Commissione antimafia spiega chi sono coloro che hanno violato la legge Severino o il codice di autoregolamentazione. Dalle estorsioni allo spaccio di droga, tutti i "peccati" di cui si sono macchiati gli aspiranti alla guida delle amministrazioni comunali.

Dei 14 “impresentabili” - tutti di liste civiche - otto non sono candidabili in base alla legge Severino (incandidabili perché a loro carico risulta una condanna in via definitiva), 3 sono ineleggibili (condanna non definitiva) e 3 contravvengono al codice di autoregolamentazione delle candidature. Nel dettaglio si tratta di sei incandidabili a Battipaglia: Carmine Fasano (lista "Azione Civica-Tozza sindaco") condannato in via definitiva a un anno e a tremila euro di multa per cessione illecita di stupefacenti; Daniela Minniti (lista "Battipaglia popolare") condannata a 2 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta; Lucio Carrara (lista "Battipaglia con cuore-Motta sindaco") condannato a due anni per bancarotta fraudolenta continuata e aggravata; Francesco Procida (lista "Speranza per Battipaglia-Motta sindaco") condannato a 2 anni e 9 mesi di reclusione e a 1.450 euro di multa per riciclaggio (in questo caso c’è anche la condizione ostativa prevista dal codice di autoregolamentazione della Commissione Antimafia); Bartolomeo D`Apuzzo (lista "Battipaglia a testa alta") che, dopo un precedente patteggiamento per rapina, è stato condannato a 1 anno e 2 mesi di reclusione e 3 mila euro di multa per cessione illecita di stupefacenti; Demetrio Landi (lista "Moderati per Battipaglia") condannato a 1 anno e 6 mesi di reclusione e 4000 euro di multa per cessione illecita di stupefacenti e a 2 anni e 2 mesi di reclusione per violazione di domicilio, lesioni dolose e violenza privata tentata. A Scalea è incandidabile Carmelo Bagnato (lista "Per la Tua Città"), dal cui certificato del casellario giudiziale risulta una sentenza di condanna a due anni di reclusione emessa dalla Corte di appello di Perugia il 3 dicembre 2010, irrevocabile il 19 aprile 2011 per il reato di bancarotta fraudolenta). Tra gli incandidabili nel VI Municipio di Roma c'è Antonio Carone (lista "Viva l`Italia con Tiziana Meloni"): tra le 8 condanne definitive, ne ha riportato una per ricettazione (pena di due anni e 6 mesi di reclusione e 900 euro di multa). I tre candidati ineleggibili (potenziale sospensione, legati a condanne non definitive, ai sensi della legge Severino) sono, a Battipaglia, Giuseppe Del Percio (lista "Battipaglia-la città che verrà"), condannato in primo grado per violazione delle norme sugli stupefacenti a 10 mesi di reclusione e 3 mila euro di multa; sulla condanna pende appello. Se eletto, andrebbe sospeso di diritto ai sensi della legge Severino. Al comune di San Sostene (Catanzaro) Alessandro Codispoti, candidato nella lista civica "Legalità e libertà" attualmente sottoposto a procedimento penale. A Roma invece ineleggibile è Domenico Schioppa (lista "Iorio sindaco"), prima arrestato in flagranza e poi condannato, in primo grado, con il rito abbreviato, a 2 anni e 4 mesi di reclusione e 400 euro di multa per detenzione di armi. Per quanto riguarda le tre le violazioni del Codice di autoregolamentazione si tratta di  due candidati nel VI Municipio di Roma: Antonio Giugliano (lista "Storace-Marchini sindaco"), condannato in primo grado a 2 anni e 6 mesi di reclusione e 1000 euro di multa per diversi reati tra cui tentata estorsione; e Fernando Vendetti (lista "Storace-Marchini sindaco"), condannato in primo grado per tentata estorsione a una anno e 6 mesi di reclusione e 600 euro di multa. Per il consiglio comunale di Roma, Mattia Marchetti (lista "Lega Centro con Giovanni Salvini"), contro il quale è stato emesso un decreto che dispone il giudizio immediato per tentata estorsione in concorso, oltre che per porto e detenzione di armi.

Infine, pur non avendo violato la legge Severino, né il codice di autoregolamentazione ha fatto scalpore  Simone di Stefano, candidato sindaco a Roma per Casapound, condannato a tre mesi di reclusione e al pagamento di una multa di cento euro per il furto di una bandiera dell’Europa nel corso di un blitz, avvenuto il 14 dicembre 2013, nella sede dell’Unione europea a Roma. 

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