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Chi vuole che il Papa dica sì alla guerra

16/03/2015  A ogni dramma che riguarda i cristiani parte il coro di chi vuole un Papa guerriero. Ma le parole di Francesco...

Papa Francesco (Reuters).
Papa Francesco (Reuters).

Le occasioni purtroppo non mancano. Ma ogni volta che facciamo i conti con la persecuzione dei cristiani (quasi sempre in Paesi islamici) e con l’addolorato sdegno di papa Francesco, parte la corsa a far dire al Pontefice o ai suoi collaboratori che è lecito, forse auspicabile fare la guerra. Come minimo speculando sulla famosa frase pronunciata nel 2003 dal cardinale Martino, allora nunzio, all’Onu: «I cattolici sono pacifici, non pacifisti». La commedia si è ripetuta dopo la strage di Lahore, anche se in realtà non è cambiato nulla. La dottrina sulla guerra è sempre quella del Catechismo della Chiesa cattolica, paragrafi 2302-2330. Prima di tutto, «adoperarsi per evitare le guerre» (2308). Poi, se si arriva a «una legittima difesa con la forza militare», rispettare «rigorose condizioni di legittimità morale», queste: «Che il danno causato dall’aggressore alla Nazione o alla comunità delle Nazioni sia durevole, grave e certo»; «Che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci»; «Che ci siano fondate condizioni di successo»; «Che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare» (2309). Chiunque può giudicare se tali condizioni siano applicabili al Pakistan o se siano state applicate all’Iraq nel 2003. Riflettiamo, piuttosto, sulla persecuzione dei cristiani che «il mondo cerca di nascondere». A chi pensava papa Francesco? Forse a quelli che definiscono “moderati” i Paesi che hanno finanziato l’Isis, o a chi ha permesso che la Costituzione dell’Iraq si desse come fondamento (art. 2) la shari’a islamica. Ma forse è solo un cattivo pensiero...

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