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Il digiuno? È più di una dieta

18/02/2021  Il digiuno cristiano ci deve portare a due pratiche: amore verso Dio e amore verso il prossimo. La riflessione del teologo Robert Cheaib

Leggo ultimamente, con una certa soddisfazione, della diffusione dei benefici fisici del digiuno. Mi riferisco alla pratica in aumento del «digiuno intermittente» o del digiunare un giorno a settimana. Lo dico perché, venendo dal Libano, ci sono pratiche belle che ho custodito pur vivendo in Italia da oltre vent’anni. Un esempio, durante il tempo di Quaresima, è il digiuno da mezzanotte €fino a mezzogiorno come anche il digiuno dalla mezzanotte del Giovedì santo €fino al mezzogiorno del Sabato santo… e ogni anno era la solita storia; dovevo sentire i predicozzi di chi mi diceva che non era salutare: «La colazione è fondamentale… la colazione non si salta… ecc. ecc.». Non sto qui a fare un’apologia del digiuno, ma voglio sottolineare un volto preciso che deve accompagnare questa pratica ascetica: la carità. In un canto del vespro del martedì di Quaresima, la liturgia della Chiesa maronita – imbevuta della teologia dei Padri orientali, specie quelli siriaci – collega strettamente il digiuno e la Quaresima con la carità. Il canto recita così: «Quanto è splendido il digiuno / Che si adorna dell’amore / Spezza generoso il tuo pane con chi ha fame / Altrimenti il tuo non è digiuno, ma risparmio». Forse ai nostri giorni non si digiuna per risparmiare, ma più per dimagrire. La Chiesa, che insegna attraverso il tempo liturgico della Quaresima, ricorda che il digiuno cristiano è molto più dell’astinenza dai cibi. I sacrifici prendono valore se diventano amore. Il digiuno, in altre parole, ci deve portare a due pratiche complementari d’amore: amore verso il Signore, cosicché la fame fisica sia memoria della nostra fame di lui, della nostra «povertà in spirito» (cfr. Matteo 5,3); amore verso il prossimo, perché il sentire volontariamente la fame ci apre il cuore (e le mani) verso chi non per sua volontà ha fame. Soltanto così – con l’amore concreto – il digiuno smette di essere una pratica autoreferenziale o, peggio, disprezzo verso il corpo e la materia, quale retaggio di ideologie dualistiche estranee al cristianesimo. Viviamo allora il digiuno come una forma d’amore ascoltando una raccomandazione sul digiuno da un’altra strofa dall’ufficio maronita: «A chi ha bisogno dona ciò che ti è avanzato / E sperimenterai la fecondità della Quaresima / Canta il digiuno con due bocche: Una bocca che digiuna! / E un’altra che gioisce grazie al tuo dono!».

 
 
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