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«Ho invocato la Vergine del Rosario perché metta fine alla pandemia»

08/05/2020  All’inizio della quarantena don Franco Pala, parroco di San Giovanni Battista di Orotelli, Nuoro, ha composto un atto di affidamento alla Vergine di Pompei con la «promessa», racconta, «che presto andremo tutti a Lei per renderle grazie dell’aiuto e del conforto che non ci fa mancare»

Don Franco Pala, 47 anni, parroco delle comunità San Giovanni Battista e Spirito Santo di Orotelli
Don Franco Pala, 47 anni, parroco delle comunità San Giovanni Battista e Spirito Santo di Orotelli

“O Regina del Santo Rosario di Pompei, Tu che da più di un secolo troneggi solenne in questo altare, che la devozione dei nostri padri ti hanno edificato, ascolta la nostra umile e accorata preghiera”.

Nel silenzio spoglio di fedeli della parrocchia di San Giovanni Battista di Orotelli, nel Nuorese, è risuonata più volte, durante l’emergenza Coronavirus, la voce del parroco, don Franco Pala, 47 anni, e il suo atto di affidamento alla Vergine del Santo Rosario di Pompei. «Ho sentito dentro la forte urgenza di invocare la Madonna. Quando è iniziata la quarantena, davanti all’immagine di Maria mi sono domandato cosa potevo fare io per la mia comunità, in un momento in cui siamo obbligati a stare a casa, in cui le celebrazioni pubbliche non sono consentite. Allora ho pensato di scrivere una preghiera di affidamento, di rivolgerle una supplica a nome di tutta la comunità perché protegga le nostre vite da questo virus con la promessa fiduciosa che presto andremo tutti a Lei per renderle grazie dell’aiuto e del conforto che non ci fa mancare».

Come la gente ha potuto seguire e unirsi alla sua preghiera?

«Con la radio parrocchiale e con le trombe che si trovano all’esterno della chiesa. La supplica è risuonata per tutte le vie del paese, insieme ad alcuni inni sardi, i “gosos”, dedicati alla Madonna di Pompei. È stato un momento di fortissima spiritualità, ero solo ma sentivo di avere alle mie spalle tutto il popolo di Dio e di Maria che pregava con me. La commozione è stata tanta, non solo mia, ma di tutti i parrocchiani che nelle ore successive hanno chiesto di avere la registrazione della preghiera in modo da recitarla anche in altri momenti di questa quarantena. La gente, in queste settimane, vive lo sconforto della solitudine, la paura della morte e la paura di non riuscire economicamente a fronteggiare questa emergenza, soffre, piange al telefono quando ci sentiamo, si rattrista per aver vissuto una Pasqua insolita, ma allo stesso tempo spera, ascolta la radio parrocchiale per fare comunità, si rivolge alla Vergine di Pompei. Nel cuore degli orotellesi, l’effigie della Madonna del Rosario è scolpita nel cuore. Lo sento moltissimo, anche in questi giorni».

Da dove nasce questo legame spirituale tra la comunità di Orotelli e l’icona tanto cara al Beato Bartolo Longo?

«Abbiamo il quadro della Madonna di Pompei dal 1908. Fu lo stesso Beato a inviare l’effigie all’allora parroco Mons. Antonio Meloni. Un parroco storico per la comunità di Orotelli, in carica dal 1907 al 1956. Una figura bella e carismatica che in Sardegna era conosciuta come “Nonnu Melone”, perché i sacerdoti che battezzavano all’epoca venivano considerati padrini dei neofiti. Il Beato Bartolo Longo spedì l’immagine e le cronache raccontano che una grande festa accompagnò l’arrivo della Vergine del Rosario, un vero tripudio».

Perché Bartolo Longo scelse proprio Orotelli?

«Non ci sono documenti in merito. Quello che si tramanda è che la comunità di Orotelli richiese l’icona al Santuario nascente di Pompei e il Beato, l’Apostolo del Rosario, si prodigò ad accontentare la richiesta. Da quel momento si scelse di omaggiare la Madonna l’8 maggio, giorno della Supplica alla Vergine di Pompei.Un momento sempre tanto sentito che parte da lontano. A Orotelli, infatti, a fine gennaio iniziamo la pratica dei Quindici Sabati, la preghiera di Bartolo Longo che ci consente di vivere per quindici sabati consecutivi i quindici misteri del Rosario, che sono, in sintesi, la storia della nostra salvezza, il Vangelo che si prega con la Madre di Dio».

Come festeggiate quest’anno la Madonna del Santo Rosario?

«Non ci sarà naturalmente la processione del quadro per le vie del paese, ma reciteremo la novena via radio e così faremo anche con il Santo Rosario e la Messa solenne nel giorno della festa. Chiederemo ancora una volta a Maria di allontanare questa epidemia dalle nostre case e dal mondo intero e ci uniremo spiritualmente a tutto il popolo cristiano nella recita della Supplica a Pompei per ottenere l’indulgenza plenaria. Io credo che la Madonna gradirà il sacrificio di tutti noi che faremo tutto questo a distanza, pur essendo uniti con il cuore».

Don Franco, come duemila anni fa e come gli apostoli viviamo chiusi in casa, spaventati, in attesa di vedere il Signore risorto e con Maria al nostro fianco...

«Maria è la credente, Colei che non ha mai dubitato della Resurrezione del Figlio, nemmeno nel lungo silenzio del Sabato Santo. È lei che nel Cenacolo conforta i discepoli, è lei la consolatrice, la Vergine del buon Consiglio, la Madre che infonde coraggio e attende con loro il ritorno di Gesù e la discesa dello Spirito Santo. In queste settimane Maria sta facendo anche con noi lo stesso percorso. Ci incoraggia, ci consola e attende con noi lo Spirito Santo che farà nuove tutte le cose, a partire dai nostri cuori, e ci indicherà la strada del dopo-pandemia».

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