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martedì 24 maggio 2022
 
 

Chiesa senza frontiere, madre per tutti

23/09/2014  Il messaggio di Papa Francesco per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato. "Dobbiamo combattere la tentazione di stare lontani dalle piaghe di Cristo".

Non ci sono sconti per chi segue il Vangelo.  «Il Signore dice: "Ho avuto fame e miavete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto,nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi"». Papa Francesco parte dalle opere di misericordia per il suo messaggio per la Giornata del migrante e del rifugiato che si celebrerà il 18 gennaio del 2015. Un invito all'accoglienza e a farsi carico dei fratellivincendo la propria diffidenza. Nel messaggio, dal titolo Chiesa senza frontiere, Madre di tutti, il Papa sottolinea che «non di rado questi movimenti migratori suscitano diffidenze e ostilità, anche nelle comunità ecclesiali, prima ancora che si conoscano le storie di vita, di persecuzione o di miseria delle persone coinvolte. In tal caso, sospetti e pregiudizi si pongono in conflitto con il comandamento biblico di accogliere con rispetto e solidarietà lo straniero bisognoso».
«Non dobbiamo nasconderci che spesso queste persone non sono ben volute», dice il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti, presentando il messagio. «Datato 3 settembre, data in cui ricorreva il centenario dell'elezione di papa benedetto XVI. Sotto il suo pontificato, il 6 dicembre 1914, ci fu il primo messaggio sui migranti dal titolo "Il dolore e le preoccupazioni"», ricorda il cardinale.
«Il Papa», spiega il cardinale Vegliò, «sottolinea che ci troviamo davanti a un bivio». E citando il messaggio dice: «Da una parte, nota il Santo Padre, "si avverte nel sacrario della coscienza la chiamata a toccare la miseria umana e a mettere in pratica il comandamento dell’amore che Gesù ci ha lasciato quando si è identificato con lo straniero, con chi soffre, con tutte le vittime innocenti di violenze e sfruttamento. Dall’altra, però, a causa della debolezza della nostra natura, "sentiamo la tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore"».
Una tentazione che molti cristiani combattono. Ne è prova l'impegno, spiega monsihnor Giancarlo Perego, «delle comunità e chiese in Italia che, dopo l'appello del Papa durante la sua visita al centro Astalli, hanno accolto oltre 4mila persone e stanno ristrutturando alcuni immobili a destinare ai migranti».
La «Chiesa allarga le sue braccia per accogliere tutti i popoli, senza distinzioni e senza confini e per annunciare a tutti che "Dio è amore"», insiste il Papa nel suo messaggio. La Chiesa senza frontiere, madre di tutti, diffonde nel mondo la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, secondo la quale nessuno va considerato inutile, fuori posto o da scartare».
Soprattutto sono da valorizzare quanti sono costretti a lasciare la propria patria. «In un’epoca di così vaste migrazioni, un gran numero di persone lascia i luoghi d’origine e intraprende il rischioso viaggio della speranza con un bagaglio pieno di desideri e di paure, alla ricerca di condizioni di vita più umane».
«Molti di loro sono bambini», ha sottolineato monsignor Joseph Kalathiparambil, segretario del Pontificio consiglio, «e hanno bisogno di una tutela particolare».
Persone da non lasciare sole, da accompagnare, anche nel percorso di ricongiungimento familiare che sarà uno dei temi che si discuterà nel Sinodo. Persone per le quali lasciare qualcosa del proprio. «Il coraggio della fede, della speranza e della carità permette di ridurre le distanze che separano dai drammi umani. Gesù Cristo è sempre in attesa di essere riconosciuto nei migranti e nei rifugiati, nei profughi e negli esuli, e anche in questo modo ci chiama a condividere le risorse, talvolta a rinunciare a qualcosa del nostro acquisito benessere», scrive papa Francesco. Che ricorda anche le parole di Paolo VI: «I più favoriti devono rinunciare ad alcuni dei loro diritti per mettere conmaggiore liberalità i loro beni al servizio degli altri».
L'immigrazione è una sfida che «incoraggia la Chiesa ad assumersi nuovi impegni di solidarietà, di comunione e di evangelizzazione. I movimenti migratori, infatti, sollecitano ad approfondire e a rafforzare i valori necessari a garantire la convivenza armonica tra persone e culture. A tal fine non può bastare la semplice tolleranza, che apre la strada al rispetto delle diversità e avvia percorsi di condivisione tra persone di origini e culture differenti. Qui si innesta la vocazione della Chiesa a superare le frontiere e a favorire "il passaggio da un atteggiamento di difesa e di paura, di disinteresse o di emarginazione... a un atteggiamento che abbia alla base la ‘cultura dell’incontro’, l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno"».

 
 
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