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martedì 26 ottobre 2021
 
 

Grecia, la crisi non va in onda

13/06/2013  Con una decisione improvvisa, forse ispirata dalla troika Bce, Ue e Fmi, il Governo greco ha chiuso la Tv pubblica. 2.500 persone restano senza lavoro.

Tecnici della Tv di Stato greca presidiano gli studi. Il cartello dice: "La rivoluzione non sarà trasmessa" (Reuters).
Tecnici della Tv di Stato greca presidiano gli studi. Il cartello dice: "La rivoluzione non sarà trasmessa" (Reuters).

Quando ha ricevuto la notizia nel suo ufficio a Parigi, Christophe Deloire é rimasto pietrificato. Da mesi la situazione della libertà di stampa in Grecia dà grattacapi a Reporters Sans Frontieres di cui Deloire é presidente. Nel giro di tre anni, la Grecia é precipitata in picchiata nella classifica dei Paesi che hanno qualche problemino con la libertà di stampa, perdendo, cosa inaudita, 50 punti in questo arco temporale brevissimo.
 
Come tutti sanno, la ERT, la televisione pubblica greca ha cessato di esistere, stessa sorte é toccata alle frequenze della radio nazionale. La decisione brutale fa parte di un nuovo giro di vite effettuato grazie ai poteri d' emergenza accordati al ministero delle Finanze per mettere nuove toppe alla situazione economica della nazione ellenica, situazione che ormai ricorda uno di quei plaid patchwork che andavano di moda qualche decennio fa. Il tuffo nel passato é stato fatto da tutti i greci l'altra sera, senza nessuna nostalgia da amarcord il black out improvviso delll'emittente pubblica ha riportato i cittadini all'epoca della giunta militare e della dittatura dei colonnelli. Le parole lapidarie del portavoce del governo, Simos Kedikoglou hanno annunciato lo stop senza dispendio di eloquenza, dopo che nei giorni precedenti ERT era stata definita "un esempio di corruzione dilagante e il paradiso degli sprechi".

"Tutte le funzioni pubbliche sono malate di corruzione in Grecia, non é questo un buon motivo per zittire i giornalisti della tv nazionale e licenziare tutte quelle persone", ha commentato Thomais Papaioannou, corrispondente di ERT a Parigi. Le persone che hanno saputo, molti via twitter, di aver perso il lavoro sono ufficialmente 2500. "La cifra va almeno raddoppiata" dice la Papaioannou, "bisogna tenere conto di tutto l'indotto della tv, le decine di case di produzione che lavoravano per ERT, i collaboratori esterni, i tecnici, si arriva facilmente a seimila persone".

Oggi ad Atene é stato indetto uno sciopero generale, sono in moltissimi a protestare ad Aghia Paraskevi, il quartiere dove sorge la sede principale della tv. C'é chi piange, c'é chi inveisce. Christophe Deloire é lí da stamattina, ha organizzato una conferenza stampa con i giornalisti rimasti asserragliati negli uffici per fare il punto della situazione. Sono in molti a dire che il governo Samaras ha voluto fare un colpo di scena per tornare a mettere la Grecia sotto i riflettori (degli altri) e puntare il dito sulle esigenze assurde della Troika. I rappresentanti del temuto trio (Unione Europea, FMI e BCE) guarda caso si trovavano ad Atene lunedí, non certo in gita di piacere all'ombra del Partenone. Fra le richieste della Troika vi é stata quella di tagliare duemila ulteriori posti di lavoro nella funzione pubblica. Detto, fatto: la polizia ha staccato la spinanientemeno che alla televisione pubblica.

I giornalisti sono ancora negli uffici, cercano di informare il pubblico come possono, attraverso frequenze radio clandestine e internet. Si teme l'intervento delle forze dell'ordine, qualcuno evoca l'inizio di una Taksim ellenica. In questo quadro drammatico, dove i giornalisti presenti dell'AFP francese testimoniano di presentatori con ancora su il trucco della vigilia, disfatto dalle lacrime, si parla di Elefterothypia, il diffusissimo giornale che, dopo mesi di stipendio non accreditato ai giornalisti, é finito su internet con il nome di esfyn.gr. I cronisti continuano a lavorare, ma non sono pagati e si pratica l'autogestione.
É un po' come se il telegiornale RAI pensasse di trasformarsi in pubblicazione da liceali autogestiti.

Reporters Sans Frontieres teme che lo scontento generale dia ancora più ossigeno a movimenti deleteri come quello filonazista di Alba Dorata. Non pare un caso il fatto che il silenzio ai giornalisti sia stato imposto in un momento in cui sono proprio i giornalisti sotto il mirino dei politici e degli estremisti. Ne sa qualcosa Gil Shefler, corrispondente ad Atene per il Jerusalem Post, la cui testimonianza é stata raccolta l'anno scorso proprio da RSF. Shefler fu pestato a sangue da neonazisti mentre si trovava a due passi dal Museo Archeologico di Atene, nel pieno centro turistico della capitale fra quei monumenti che celebrano l'intelligenza e l'apertura di spirito. Vere e proprie spedizioni punitive, raid violenti e minacce di morte sono messi in atto da gruppi violenti, simpatizzanti di Alba Dorata ma anche anarchici radicali, ai danni dei giornalisti.

E'in un clima del genere che la tv pubblica é stata fatta tacere, denunciano i rappresentanti di RSF. Chi sarà il prossimo? Si potranno verificare altri episodi simili in Europa? La RTVE spagnola é in una condizione che definire precaria é un eufemismo, il quotidiano El Mundo ha da poco annunciato una cifra di deficit corrispondente a più di cento milioni di euro per il solo 2012.

In Portogallo, si parla da mesi della possibilità di privatizzare le reti tv nazionali, proposta vivamente ostacolata dai cittadini visto che l'emittente RTP era stata resa pubblica proprio dopo la rivoluzione dei garofani, e questa condizione é quindi altamente simbolica per tutti. Toccare il suo statuto pubblico significherebbe portare milioni di persone in piazza. Ma a quanto vediamo, ormai tutto pare possibile.

Intanto, nella conferenza stampa di Atene, Christophe Deloire si é rivolto alle autorità, spiegando la necessità di una legge che tuteli la libertà di stampa e che faccia cessare il clima di impunità in cui si svolgono gli attacchi ai giornalisti e le azioni intimidatorie.
Il riferimento va certamente ad Alba Dorata, che di dorato ha poco, e di alba ancora meno. Cosa sta accadendo in Grecia ricorda piuttosto il tramonto della democrazia.

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