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mercoledì 15 luglio 2020
 
Il nuovo Dpcm
 

Tutti in casa fino al 3 maggio, ma riaprono librerie, cartolerie e negozi per bambini

10/04/2020  Ecco che cosa cambia dal 13 aprile, secondo quando annunciato dal Presidente del Coniglio Giuseppe Conte: "Non vanifichiamo gli sforzi o torneremo indietro. Prematuro aprire, ma la fase 2 è già in corso. Non al Mes, lotteremo per gli eurobond, l'Italia non ha firmato nulla".

Era nell’aria, perché la comunità scientifica da giorni mette in guardia dai rischi di un prematuro allentamento a fronte di un rallentamento dei contagi che Giuseppe Conte definisce «incoraggiante», per ribadire però che se cedessimo adesso rischieremmo di perdere tutti i risultati positivi raggiunti fin qui, dobbiamo mantenere alta la soglia dell’attenzione anche ora prossimi alla Pasqua e per i ponti che verranno: 25 aprile, Primo maggio».

Le attuali misure di restrizione e distanziamento, in vigore fino al 13 aprile, sono confermate ed estese fino al prossimo 3 maggio. «Ripartiremo allora? Dipenderà dal nostro comportamente» Lo ha detto il Presidente del Consiglio dando notizia del nuovo Dcpm che aggiorna le norme di contenimento vigenti. «Ci stanno a cuore la salute e la tenuta del nostro sistema produttivo, vogliamo far ripartire il motore a pieno regime ma non siamo ancora in condizioni di farlo, ma se anche prima del 3 maggio si verificassero le condizioni, alla luce di quanto rilevato dagli esperti della Sanità, potremo valutare aperture anche prima di questa data».

Si conferma però, dopo la chiusura pasquale e festiva della maggior parte dei supermercati, poche controllate aperture di alcune attività in più rispetto a quelle consentite fin qui e limitate ai servizi essenziali con alcune novità. Dal 14 aprile apriremo cartolerie, librerie, negozi per bambini, abbiamo avuto molte richieste in questa direzione: apriamo rispettando le distanze. Altre aperture riguardano la silvicultura, la cura dei boschi».

Il presidente del Consiglio ha annunciato anche la fase 2: «Non possiamo aspettare che il virus scompaia del tutto, la fase 2 è già cominciata, stiamo lavorando a un programma che viaggia su due pilastri. Il primo  è un gruppo di esperti che dialogherà con il comitato tecnico scientifico in modo da poter modificare le logiche del mondo del lavoro fin qui radicate, dobbiamo inventare modelli innovativi, che tengano anche conto della qualità della vita. Il gruppo di esperti è presieduto da Vittorio Colao. Il secondo pilastro è il protocollo di sicurezza per i luoghi di lavoro, si approfitti della pausa predisponendosi già ora per le misure necessarie a garantire la sicurezza. Se tutto potrà procedere dipenderà da tutti, datori di lavoro e lavoratori. Non possiamo permetterci una ricrescita del contagio, dobbiamo ripensare gli spostamenti».

In tema di economia europea ribadisce il proposito di combattere per ottenere la soluzione degli eurobond, smentisce che ci sia stata una firma a favore del Mes: «L’Europa sta affrontando una emergenza inedita, la più significativa dal Dopoguerra per il mondo. Serve un'economia di guerra. Le proposte messe sul tavolo dai ministri delle Finanze dell’eurogruppo sono il primo passo che l’Italia giudica ancora insufficiente. Occorre lavorare per costruire qualcosa di più ambizioso. La battaglia dell’Italia è un fondo finanziato dagli Eurobond, deve essere disponibile subito. Le proposte dell’Eurogruppo contengono uno strumento nuovo, una cassa integrazione europea da 10 miliardi, strumenti significativi, ma noi riteniamo più adatto l’eurobond. Riguardo a una nuova linea di spesa non vincolata collegata al Mes, in Italia è sorto un dibattito, un segno di democrazia. È importante che questo dibattito si sviluppi con chiarezza: il Mes esiste dal 2012 non dalla scorsa notte come dicono Matteo Salvini e Giorgia Meloni: l’eurogruppo non ha firmato nulla. Su richiesta di alcuni stati membri ha lavorato a una proposta di una linea di credito completamente nuova, l’Italia non ha bisogno del Mes, perché lo ritiene inadatto rispetto l’emergenza attuale, fermo restando che se ci sono stati com’è avvenuto che vogliono questa nuova linea di credito, che la ritengono utile alle proprie esigenze, l’Italia partecipa alla discussione. Lavoreremo fino alla fine per strumenti innovativi. Ieri è successa una cosa nuova: c’è un intero paragrafo che pone affermazioni di principio per l’eurobond, e su quelle affermazioni di principio gli altri Paesi hanno dovuto convenire con noi: non è ancora uno strumento concreto, ma c’è un difficilissimo negoziato in corso. Dobbiamo lavorare parlando con gli altri popoli, le falsità danneggiano non il Governo ma l’Italia. La mia posizione in consiglio sarà chiara, la risposta europea la valuto nel suo complesso. Ma la risposta comune o è ambiziosa o non è. Io non firmerò finché non vedrò strumenti adeguati: la crisi in corso è una sfida che riguarda tutti gli stati membri. Se il Mes non condizionato è una trappola, non l’ho creato io, io non c’ero». 

Conte smentisce che sia parlato di proposte di tasse patrimoniali: «Non è all’orizzonte». Su altre date, su altre aperture sul turismo, non si pronuncia: «Prematura ogni previsione».

Immediata la replica dell'opposizione, con Salvini e Meloni che in tema economico ed europeo che vorrebbero che il Governo non si sedesse neppure al tavolo se il tema del Mes è in discussione e si dicono delusi. 

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